IO HO VISTO - PIER VITTORIO BUFFA

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Ci sono libri che andrebbero letti da tutti e fatti leggere ai ragazzi come parte integrante del programma scolastico, perché la memoria non dovrebbe essere un’opzione, ma un dovere preciso di ognuno di noi.

Non è importante schierarsi da una parte o dall’altra, stabilire responsabilità o far prevalere l’una o l’altra verità. È essenziale invece avere ben chiaro, che certi avvenimenti, che hanno straziato il nostro paese, hanno cambiato in maniera radicale e definitiva la vita di persone inermi, persone come noi, che hanno avuto spesso la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il loro essere al centro di avvenimenti così tragici ne ha fatto, loro malgrado, i protagonisti di storie, che nessuno vorrebbe mai dover raccontare (e che molti, ahimè, non vorrebbero neppure sentire) e i testimoni diretti di orrori, che senza il loro racconto cadrebbero nell’oblio.


Io ho visto racconta le vicende dolorosissime di persone comuni, che sono sopravvissute per puro caso alle stragi nazifasciste degli anni compresi fra il 1943 e il 1945.

Molti di essi, all’epoca bambini, ragazzini o al massimo giovani adulti, che nulla avevano a che fare con le dinamiche della guerra in corso, hanno visto sterminare le loro famiglie, distruggere i loro paesi, modificare irrimediabilmente il corso della loro esistenza.

Trentatré superstiti di crimini efferati, che portano i nomi di Sant’Anna di Stazzema, di Monte Sole-Marzabotto, di Padule di Fucecchio, di Civitella Val di Chiana solo per citarne qualcuno, ma la lista è tragicamente lunga.


In questo libro, che si legge tutto di un fiato e che il fiato toglie letteralmente, le parole dei testimoni escono fuori dolorosamente e altrettanto dolorosamente colpiscono il lettore, che viene accompagnato in un viaggio di non ritorno attraverso sensazioni, che non possono essere che il pallido riflesso di quelle provate dai diretti interessati, ma sono già troppo.

Gli eccidi nazifascisti di quegli anni sono tristemente noti, un conto però è sapere a grandi linee, collocando in maniera spesso approssimativa nomi, date, località, un conto è leggere le testimonianze dirette.

Sconcerto, incredulità, rabbia avvolgono pagina dopo pagina e risucchiano il lettore nel nero più nero.

Ogni luce è offuscata, ogni uscita sprangata, ogni speranza cancellata.

Rimane il nulla.


Si calcola, che circa dieci-quindicimila civili siano stati trucidati, in quella che gli storici di entrambe le parti concordano nel definire la guerra contro la popolazione civile – espressione usata per la prima volta nel 1995 dal tedesco Friedrich Andrae e poi successivamente diventata un punto fermo della ricerca scientifica in Italia, come sottolineato poi da un altro storico tedesco, Lutz Klinkhammer.

Una terza guerra accanto a quella contro gli Alleati e a quella contro i partigiani. Non solo iniziativa di singoli, ma atto premeditato e pianificato nei più minimi dettagli.

Due le unità naziste maggiormente coinvolte in queste stragi: la Hermann Göring e la Sedicesima divisione delle SS e con esse altri reparti della Wehrmacht.

Con loro anche soldati italiani della Repubblica Sociale.


Come specifica chiaramente l’autore, Io ho visto si limita a raccontare i fatti, come i diretti protagonisti li hanno vissuti. Questo il punto di vista, questa la prospettiva. Non ci sono se e non ci sono ma.

Non c’è giudizio alcuno.

Vengono però messe in evidenza, e giustamente, le responsabilità di chi per lungo tempo ha taciuto su queste stragi, di chi ha sacrificato la verità alla ragion di stato, di chi ha occultato prove e fascicoli.

I pochi processi degli anni Quaranta e Cinquanta contro alcuni alti ufficiali tedeschi non avevano certo reso completamente giustizia alle vittime degli eccidi.

Nel 1994 il cosidetto armadio della vergogna, nascosto fino a quel momento dentro ad un mobile della Procura generale militare a Roma, ha rivelato seicentonovantacinque fascicoli, che una volta letti ed esaminati hanno dato avvio ad azioni legali estremamente complesse, che hanno avuto lo scopo di consegnare alla giustizia i veri responsabili di queste stragi.

Non sempre ciò è stato possibile e per la difficoltà oggettiva di individuare i colpevoli e perché nel frattempo molti di essi erano deceduti, ma quarantuno ex militari tedeschi sono stati alla fine condannati all’ergastolo.

Tutti in età avanzata, di fatto non hanno mai pagato per i crimini commessi.


Cosa resta dunque ai superstiti, se la giustizia è giustizia per modo di dire e assomiglia tanto ad una presa in giro?

Perché il punto è proprio questo.


Io ho visto, con la forza dirompente di queste tragiche testimonianze, non risarcisce minimamente le perdite e le vite distrutte, ma rende queste persone parte di un passato, che è di tutti noi e non va dimenticato.


Io ho visto è un progetto aperto, al quale tutti possono contribuire.


Questo post partecipa a Libri a tutto gas – Estate 2018

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Commenti

  1. Andrebbe letto sì da tutti! Ma tutti eh... non solo quelli che amano leggere o i ragazzi che vanno a scuola. Anhe gli altri, quelli che negano, scordano, non ricordano..
    Bella lettura, Fede!

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    1. Sì, assolutamente Patri! Una lettura bellissima, anche se non facile.

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  2. Ma che bel progetto! Lo leggerò sicuramente, andrà ad arricchire la mia già folta bibliografia in merito che ho scelto con cura all'epoca della mia tesi di laurea ^_^
    Grande Fede, un abbracio!! <3

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    1. Ma davvero? Hai fatto la tesi su questi temi?

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  3. La proposta è molto interessante, come la stessa trama da te raccontata ... mi sono appuntata il titolo, vorrei proprio dargli uno sguardo da vicino! buona serata! :)

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