Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

17 settembre 2017

Cucine di guerra

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    gavetta militare mod. 1930 – alluminio – Corpo degli Alpini

Parecchie sono state, negli anni, le mie peregrinazioni su luoghi di guerra più o meno famosi, sia in Italia – soprattutto nella mia regione – sia a zonzo per l’Europa.

Non sono sicuramente un’appassionata del genere e, men che meno, un’esperta, ma sicuramente non rimango indifferente alle suggestioni, che tali luoghi evocano.

Di sicuro, poi, credo fermamente all’importanza di conservare il ricordo e di tramandare la memoria di vicende dolorose, che hanno segnato il territorio e, tutto sommato, non posso non nascondere un certo patriottismo, quando i luoghi sono quelli della nostra bella Italia.

Ciò che più mi affascina, nelle mie visite a musei, forti, ossari e installazioni militari in genere, sono le testimonianze della vita di tutti i giorni, perché credo che solo questo aspetto ci permetta di (ri)portare alla luce un’umanità, che in certi contesti pare andata perduta.

Mi è capitato, un paio di settimane fa, di visitare la Mostra permanente della Grande Guerra al Passo Pordoi, una mostra molto interessante, che su una superficie di oltre 350 mq mostra al visitatore più di 3.000 fra oggetti, fotografie e testimonianze, con particolare riferimento ai fatti accaduti sul Col di Lana e nelle zone limitrofe.

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Moltissimi, naturalmente, gli oggetti relativi alla vita militare in senso stretto: divise, equipaggiamenti, armi.

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E altrettanto numerosi gli oggetti di tutti i giorni, legati agli aspetti più diversi della vita al fronte.

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Quello che, invece, mi ha sorpreso è stata la presenza di moltissimi reperti relativi al rancio dei soldati. Non so dire, se il tema settembrino di Ispirazioni & Co. – #incucina appunto – mi abbia fatto porre più attenzione a questi oggetti, sta di fatto che questa cosa mi ha fatto riflettere.

Ho cominciato così a pensare a tutte le cucine di guerra, che ho visto nei miei giri, e a quelle che, di sicuro, si possono facilmente vedere ancora oggi. Grandi o piccole, vecchie o più recenti, in buone condizioni o totalmente distrutte, tutte ci raccontano storie, che certamente meritano di essere ascoltate.

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Siersthal – Le Simserhof – Alsazia

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Forte Belvedere – Lavarone

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Fort de Schoenenbourg – Alsazia

08Monte Corno Battisti – Vallarsa

Ma cosa e come mangiavano i soldati?

L’alimentazione non costituì un grosso problema solo per i civili, lo fu anche per i militari. L’alimentazione era importante tanto quanto l’addestramento, perché il cibo era una delle poche consolazioni dei soldati, arrivando ad avere quindi una grande importanza psicologica.

Pare che lo stesso Napoleone, condottiero attento anche agli aspetti più quotidiani della vita militare, avesse detto C’est la soupe, qui fait le soldat. Di certo fece indire personalmente un concorso per premiare i migliori cibi conservati e destinati ai soldati. Il premio di 12.000 franchi andò allo chef Nicolas Appert, il quale propose la bollitura dei cibi nella conservazione in barattoli di vetro al fine di bloccarne la fermentazione.

La cattiva alimentazione, dovuta alle difficoltà di approvvigionamento, era maggiormente evidente nelle truppe operanti nelle postazioni più esposte e più difficilmente raggiungibili. Pensiamo ad esempio alle postazioni montane della Guerra Bianca durante la Prima Guerra Mondiale.

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Nella Prima Guerra Mondiale un grosso problema fu costituito dall’alto numero dei soldati coinvolti e, soprattutto, dalla scarsa considerazione per questo aspetto della vita militare.

All’inizio della guerra, la razione giornaliera dei soldati consisteva in 750 g di pane, 375 di carne e 200 di pasta, più altri viveri come cioccolato, caffè e formaggio. In alta montagna si distribuivano anche lardo, pancetta e latte condensato. Nel 1916 la razione diminuì: si passò da 4085 calorie a 3000 calorie, con il pesce al posto della carne. Per tenere alto il morale dopo Caporetto, la porzione aumentò, ma mai fino ad arrivare alle 4400 calorie degli inglesi; gli Austriaci, invece, patirono la fame. (da Focus).

Durante la Seconda Guerra Mondiale i rifornimenti furono generalmente più abbondanti e molto avanzata fu l’organizzazione logistica. I rifornimenti degli opposti eserciti dell’Asse erano basati soprattutto su alimenti conservati in scatola. In questo senso è facilmente comprensibile lo studio approfondito, che fu svolto dalle industrie alimentari americane, per poter supportare i propri soldati lontanissimi da casa.

Sono famose, in assoluto, le varie dotazioni dell'esercito americano di ogni tipo di confezione, cioccolata, caramelle, sigarette ed ogni genere di conforto possibile, che furono di fondamentale supporto non solo per i combattenti ma anche per le popolazioni liberate nel corso del conflitto e nell'immediato dopo guerra. (L’alimentazione dei soldati nelle due guerre mondiali, G. Gandolfi)

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L’argomento, vi assicuro, è vastissimo e si potrebbe scrivere per ore.

Quello che invece voglio oggi mostrarvi sono gli oggetti, semplici ma comunque affascinanti, che ho visto al Passo Pordoi.

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E anche questa è cucina.


Questo post partecipa naturalmente a


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P.S.

Ho scoperto, leggendo qui e là, che sul sito Centenario Prima Guerra Mondiale 2014-2018 esiste un’intera sezione dedicata alla Ricette in trincea.

Dateci un’occhiata, è piuttosto interessante.

14 commenti:

  1. Cara Federica, vedere queste foto mi ricorda un po il mio servizio militare erano pochi anni passati della seconda guerra mondiale, le caserme non erano tutte messe in ordine, noi reclute per 6 mesi abbiamo mangiato in gavetta.
    Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ciao, Tomaso, buongiorno!
      Non so in giro, ma certamente qui da me in Trentino, forti e strutture militari hanno subito una sistemazione ed un restauro in tempi relativamente recenti. Per fortuna si sta tentando di recuperare questo importante patrimonio, anche in vista delle celebrazioni del 2018.
      Buon inizio di settimana anche a te.

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  2. I miei nonni mi raccontavano molto delle guerra e spesso si moriva di fame e non solo in trincea.
    Saluti a presto.

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    1. Ciao Cavaliere, ah lo immagino, i militari non erano i soli a patire la fame. Storie di fame, in tempo di guerra, le abbiamo sentite tutti. Mio nonno è andato in prigione per aver rubato del sale, figurati come erano messi.

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  3. Bellissimo post Federicae anche molto commovente.

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    1. Grazie Barbi, devo dire che mi ha appassionato scriverlo.
      E, comunque, Ispirazioni riesce sempre ad ispirare.

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  4. Bellissimo post che ho letto ed osservato con molto interesse perchè mio nonno e miei zii sono stati in guerra...tante storie toccanti, come questo post.
    Vado a vedere le ricette di guerra...
    Maris

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    1. Sono contenta, Maris, che tu lo abbia apprezzato.
      Sono luoghi che vale la pena vedere.
      Buone ricette.

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  5. Ma che post magnifico!!! Lo sai che adoro tutto ciò che parla di antico e di quello che siamo stati. Mica le sapevo poi tante cose, sinceramente pensavo che i soldati mangiassero molto meno anche di 3000 calorie. Comunque, "é la zuppa che fa il soldato" credo sia una ferma verità: è come dire "sei quello che mangi": e qui potrei aprire una lunga disquisizione sulle varie e odierne mode alimentari e non, ma preferisco godermi ancora per qualche istante questo alone di passato non troppo gettonato e magari andare a dare una sbirciatina alle ricette di guerra (ma sul serio in guerra avevano pure il tempo di inventarsi le ricette?????... eehhhh...questa sì che potrebbe essere una grande ispirazione per una storia avventurosa, dolce, succulenta e con quel filo di drammatico che mi piglia sempre... Se magari smetto di poltrire ripiegata sulle aride incombenze quotidiane... -__- :P)

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    1. Ciao, Regina, ho dato un'occhiata alle ricette ... effettivamente qualcosa riuscivano a mettere insieme, considerando le poche possibilità e gli scarsi ingredienti a disposizione.
      Attendo, con curiosità, il tuo racconto.

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  6. Oddio, mi ricordavo di aver lasciato un commento! :o
    Mostra fantastica, specie per quanto riguarda gli oggettini di antiqua/moderna-riato.
    Da me c'è una cucina da campo mobile, con carrucola e tutto... in bella mostra, per strada **

    Moz-

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    1. Beh, lo hai lasciato ora!
      Sì, bella mostra, davvero. Molto ricca e, sinceramente, non me lo aspettavo.
      Una cucina da campo per strada? Cioè?

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  7. Anch'io apprezzo moltissimo queste testimonianze e mi è capitato di visitare analoghi allestimenti (le vacanze in montagna sono state una costante per molti anni!). Si respira un'aria particolarissima, e si ripensa ai ricordi di famiglia...

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    1. Ciao, Glò.
      In montagna questo tipo di luoghi abbonda. Da noi ce ne sono davvero tanti. E rimane sempre un piacere scoprirli.

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