Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

23 settembre 2013

Rock garden e dintorni (parte prima)

23c. copyrightUna delle cose più brutte, ma veramente brutte, che abbiamo trovato nella casetta di campagna è stata il grande albero.

Albero … beh, diciamo che tecnicamente lo era anche, essendo dotato di radici e di tronco, di rami e di foglie, ma definirlo così era proprio fargli un complimento.

Era un cipresso, ma mica di quelli che a Bólgheri alti e schietti  van da San Guido in duplice filar, perché io i cipressi del Carducci li ho visti (anzi mi son quasi fatta venire un infarto in quel lungo giro in bici sulle colline toscane ) e vi garantisco che non ci si avvicinava neanche volendo e che di alto e schietto c'era poco. Ma non assomigliava neppure ai cipressi panciuti del cimitero, che voglio dire, non ti fanno di certo impazzire, ma almeno svolgono un ruolo preciso e sono decorosi.

Il mio cipresso faceva semplicemente schifo. Aveva la forma di una coppa di champagne larga in fondo, sempre più larga man mano che ci si allontana dallo stelo, tagliata di netto in alto, una riga via dritta. Sì, perché questo surrogato di pianta manco la punta aveva. La copiosa nevicata dell’inverno precedente aveva portato ad un’amputazione drastica e il freddo aveva pure rovinato i meravigliosi rami che uscivano fuor dritti dal tronco e che lo rendevano molto più simile ad un istrice che a un albero di quella specie.

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Nonostante io abbia anche cercato informazioni sul recupero di cipressi rovinati e abbia tentato di convincermi che sarebbe stato possibile risanarlo, ero arrivata alla conclusione che, se non altro per una questione di rispetto verso i suoi simili, poteva tranquillamente diventare legna da ardere. Ma tagliare un albero, come certo saprete, non è una cosa da poco, e per il lavoro che comporta e per la spesa elevata, perché non lo puoi certo impacchettare e buttare nel bidone. Con tutto quello che avevamo da fare, non era di certo il nostro primo pensiero.

Arrivò, dunque, come un dono dal Cielo la domanda del vicino ... ma che pensate di fare con quell'albero?.... e ancora più soave fu la notizia che si era già accordato con i precedenti proprietari per toglierlo. L'albero non era suo, ma sua era l'ombra che gli oscurava metà terrazza e suoi erano gli scarichi minacciati dalle radici (ché l'albero, visto che non era già largo abbastanza, aveva idea di allargarsi ancora).

La timida domanda del vicino lo rese automaticamente il mio migliore amico, soprattutto quando, resosi conto che il lavoro non era fra i primi previsti, si offrì di occuparsi di tutto. Ma capite? Di tutto proprio: lui l'avrebbe tagliato, lui avrebbe portato via rami e tronco, lui avrebbe rischiato la vita per arrampicarsi in cima con la motosega. Forse il Padre Eterno mi aveva mandato un Angelo dal Cielo una volta resosi conto di quanto l’albero deturpasse il Creato?

Fatto sta che l'anno scorso, pochi giorni dopo il trasferimento in valle, di buon mattino, trovai fuori dalla porta il mio eroe, tuta da lavoro, trattore schierato, piattaforma pronta, motosega spianata. Tanta solerzia e tanta gentilezza fu persino imbarazzante, tanto più che mio marito era al lavoro, cosa peraltro ovvia dato l’orario, e io non avevo quasi il coraggio di dirgli che il doveroso aiuto promesso di fatto non ci sarebbe stato. Che potevo fare io? Non avrei saputo proprio dove piazzare il Pripi, visto che poi la motosega in funzione l’aveva a tal punto spaventato che si era rintanato dentro casa.

Nel giro di poche ore l'albero era stato eliminato, il panorama era quasi raddoppiato, lo spazio per nuove piante praticamente triplicato. Il vicino era soddisfatto, io anche di più.

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E vissero felici e contenti? Certamente, almeno fino a quando non decisi di mettere mano a quello spazio libero per farne un aiuola. Sì, perché non si trattava semplicemente di mettere un po’ di terra buona e di piantare qualche fiorellino allegro. No, lì bisognava intervenire pesantemente. Fiduciosa ho guardato in su … non è che, magari, avanza una ruspetta? Silenzio. Ok, capito al volo… mi arrangio.

Ma poi, va beh, non era mica un campo di granoturco, era solo un fazzolettino di terra. Ce la potevo fare. E quale miglior momento per mettersi all’opera? Ma naturalmente le prime ore pomeridiane di una calda giornata di luglio! No, perché il Pripi a quel tempo faceva ancora il riposino e quelle ore erano le uniche sfruttabili.

Armata di piccone, di vanga e di tutto quello che ero riuscita a trovare ero decisa a cominciare il lavoro e di terminarlo in un paio d’ore, nella peggiore delle ipotesi ero disposta ad arrivare al giorno seguente. Ah, ah, ah … divertente!

Un colpo e nulla, neppure un centimetro di terra smossa; due colpi, uguale; tre colpi, ancora niente. Le radici dell’albero ramificate ben bene tenevano stretta la terra, non la volevano mollare, non c'era verso di scavare, di smuovere, di spostare. La  terra era talmente dura, talmente compatta che pareva incollata. Io non è che sia proprio proprio una pappa molla, i lavori pesanti non mi hanno mai spaventato, ho una certa energia e riesco ad arrangiarmi anche in lavori non prettamente femminili, ma quel giorno non sapevo neppure da che parte cominciare.

Il Vicino-Angelo, nel suo solito andirivieni fra campagna e casa, lanciava sguardi pietosi, ma io mica gli potevo chiedere ancora aiuto e poi, dai, era una questione di orgoglio. All'ennesimo passaggio, arrivò con un vero piccone (il mio pareva al confronto quello dei sette nani). Qualche colpo ben assestato e ... la terra era praticamente ancora li. Questa cosa da un lato mi fece piacere, perché non mi sentivo più impedita come in effetti cominciavo a credere di essere, dall’altro mi preoccupò non poco, perché se pure lui, uomo di campagna, abituato a questo tipo di lavori, si trovava in difficoltà, come avremmo potuto fare?

E’ solo questione di pazienza … ok, questione di pazienza, entro sera non avrei avuto nessuna aiuola pronta; basta spaccare il primo pezzetto, così e così … ok, lo spacco, mi faccio venire un colpo, ma lo faccio, lo posso fare; e poi incuneare bene il piccone sotto le zolle … ok, incuneo; e poi sollevare in questo modo … ok, sollevo. Procedendo con quella velocità, considerato il caldo, il fatto che non sono Hulk, il fatto che non potevo dedicarci più di due orette al giorno, stimai che l’aiuola forse sarebbe stata finita per la fine dell’estate.

Per fortuna non fu così, ci volle solo una settimana per riuscire ad arrivare al fondo della buca. Ero arrivata a scavare con una piccola zappetta e una palettina minuscola, modello archeologo, per riuscire a far emergere le radici dell’albero, seguendone lentamente i contorni, liberandole dalle schifezze che racchiudevano (vetri, pezzi di ferro, le tracce di un altro alberello precedente, e poi sassi di ogni tipo, forma e dimensione, sicuramente residui di cemento – che ci facevano lì?). Ma a differenza dell’archeologo l’operazione non era volta al recupero, quanto all’eliminazione radicale. 

Grazie all’aiuto del Vicino-Angelo, i tentacoli furono quasi del tutto amputati. Uscirono dalla terra pezzi talmente grandi che pareva impossibile potessero stare in quello spazio angusto. L’unica che proprio non manifestò alcuna intenzione di traslocare fu la parte più bassa del tronco e non ci fu neppure la possibilità di abbassarla sotto il livello dei muretti dell’aiuola in modo da farla scomparire, ricoprendola di terra. Non solo la motosega rimase incastrata dentro il legno, ma si ruppe pure.

Eliminare ogni traccia del cipresso avrebbe significato scavare con una ruspa, demolendo il muretto e metà del lastricato del giardino (magari anche di più visto che non era possibile stabilire la lunghezza delle radici). L’intera operazione faceva venire i capelli dritti al solo pensiero. E si decise di lasciar perdere.

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(continua qui)


Aggiornamento del 6 agosto 2017

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6 commenti:

  1. Ammetto che inizialmente ero infinitamente triste per il povero albero ma oggettivamente il risultato finale è stato spettacolare! Bellissimi i tulipani !!! 😍😍😍

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    1. Sì, pure a me è dispiaciuto, ma faceva proprio schifo e non era recuperabile!
      Quell'anno i tulipani erano davvero uno spettacolo!

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  2. Che lavorone...vado a leggere il seguito...
    Maris

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    1. Lavorone, sì! A rivedere il post mi sono stancata!!!!
      Ahahhahaaha

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  3. Sicuramente migliore il risultato finale😊

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    1. Rispetto all'albero? Ahahahaha, direi proprio di sì!

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