Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

24 settembre 2013

Rock garden e dintorni (parte seconda)

(continua da qui)

23d. copyrightLasciar perdere va bene, ma fino ad un certo punto, perché si poteva anche rinunciare a togliere il tronco, ma di sicuro non si poteva lasciarlo così: o lo si valorizzava, mettendolo in evidenza (ma come?) oppure lo si nascondeva del tutto. Il giardino era ancora un ammasso non ben definito di materiale accantonato in modo disordinato e cominciai a guardarmi in giro alla ricerca di qualche ispirazione. Trovai così alcune pietre dai contorni poco definiti, dall’aspetto rustico e cominciai a fare alcune prove.

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Perché non movimentare l’aiuola con un rock garden? Tutto sommato si poteva anche fare, no? Non era certo previsto, ma il giardino era appena cominciato, non c’era un’idea precisa, ci si affidava un po’ all’improvvisazione.

Una volta collocate le pietre, cominciai a riempire l’aiuola con terra nuova mischiata a terra vecchia opportunamente setacciata e ripulita. Fu un’operazione rilassante in confronto al lavoro già svolto e, man mano che procedevo, il divertimento cresceva. Anche perché poi arrivò il momento di mettere le piante.09b. copyright

Il primo ad essere interrato fu un gruppo di tre piantine verdi, di cui due riciclatissime, vecchissime, ormai prossime alla morte che pensavo di recuperare (le due posteriori). Ma non superarono l’ennesimo trasloco e morirono rapidamente.

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Furono sostituite rispettivamente da allegrissime margherite gialle e da una gruppo di bulbi misteriosi che avevo recuperato qualche mese prima, mezzi schiacciati e rovinati, in mezzo alle schifezze di questa stessa aiuola. Non avevo la minima idea di cosa fossero, ma le indicazioni della vicina (c’erano dei fiori arancioni …) mi fecero sperare  che potessero essere questi.

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Al gruppo aggiunsi anche i resti di una pianta che, sempre a detta della vicina, faceva dei fiorellini rosa, e che avevo tolto da una grande coppa di graniglia. La pianta, abbandonata da anni, non pareva morta, solo trascurata.

Ed ecco come, a metà settembre dell’anno scorso, si presentava quell’angolo dell’aiuola: le margherite erano fiorite, i bulbi misteriosi avevano dato vita ad una piantina sana con foglie allungate che, però, ancora non aveva mostrato i suoi fiori, la piantina dai fiori rosa si era rinforzata ed era cresciuta, la superstite delle tre verdi era in gran forma.

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Nello stesso momento, sull’altro lato dell’aiuola, il rock garden aveva un aspetto florido e mi stava dando grande soddisfazione, soprattutto perché vista la mia assoluta ignoranza in materia, era frutto di esperimenti anche abbastanza azzardati (le piantine croate, 1), di iniziative che partivano direttamente da Madre Natura (la vite che continuava a rispuntare fuori dai sassi e che certo io non avevo invitato, 2) e di elementi recuperati in giro per il giardino (3)  o regalati dalla vicina (4).

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Nella parte finale dell’aiuola avevo piantato alcuni stralci d’edera, tagliati da una pianta molto vecchia e molto grande sul retro della casa. Erano abbastanza statici, non parevano crescere, ma erano comunque vivi (si intravvedono nell’angolino a destra nella foto qui sotto).

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Insomma a settembre dell’anno scorso, non c’era che da essere soddisfatti. Piantai anche i bulbi per la primavera successiva.

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L’inverno lasciò tracce pesanti sull’aiuola, perché le piantine della Croazia non tollerarono i climi freddi delle nostre zone, come era ovvio, e passarono a miglior vita. Ma che importava? L’esplosione dei tulipani fece dimenticare praticamente subito la tragica perdita.

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L’estate ci portò i fiorellini rosa e il fiore arancione nato dai bulbi misteriosi. La mia vicina aveva davvero ragione. Purtroppo ho completamente scordato di fotografare il bellissimo giglio (lo è davvero?) arancione, ma ho trovato in Internet questa foto che ne ritrae uno molto simile (anche se questo, in particolare, è un giglio selvatico protetto, le cui foglie sono in verità completamente diverse).

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Le piantine croate furono naturalmente sostituite. Gli spazi vuoti del rock garden furono riempiti di nuovo, con piantine tappezzanti comprate in serra (5) e da talee rubate dal giardino condominiale di città (6). Rimasero abbastanza piccole per tutto il caldo periodo estivo, perché a causa della primavera fredda e piovosa erano state messe a dimora tardissimo. Vicino a loro, intanto, vite ed edera crescevano. E dalla piccola piantina della vicina, ormai cresciuta oltre ogni aspettativa, si svilupparono bellissimi e duraturi fiori fucsia.

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Ma la sorpresa più incredibile fu lo sbucare da una fessura del muro dell’aiuola di un bellissimo fiore viola arrivato da chissà dove e che, inizialmente, si era così ben mischiato ai rami della pianta verde superstite da farmi credere che fossero un tutt’uno (e questo la dice lunga sulle mie conoscenze botaniche).

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Alla fine della seconda estate, cioè un paio di mesi fa, l’aiuola si presentava così, con una vite cresciuta a dismisura e ormai arrampicata sopra un graticcio, con l’edera finalmente avvinghiata alla colonna del cancello e con il rock garden nel pieno della sua bellezza.

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Come non esserne orgogliosi?


Aggiornamento del 6 agosto 2017

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4 commenti:

  1. Che brava! La tenacia ha dato i suoi...fiori!
    Complimenti ^_^
    Maris

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    1. Ahahahaha, tenacia e schiena rotta!!!

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  2. La schiena rotta fa parte del pacchetto!

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    1. Se penso oggi a quel lavoro, mi viene ancora il mal di pancia. E' stato davvero massacrante.
      Però, dai, ne è valsa la pena.
      Certo non lo rifarei, non con quella velocità, non lavorando sotto il sole, come ho fatto allora!

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