Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

2 ottobre 2016

ISPIRAZIONI & CO. - Monet - Giverny

Come ben sapete, il mese di settembre di Ispirazioni & Co. è stato un po’ particolare, perché per puro divertimento le Comari hanno proposto due temi, che più diversi non potevano essere.

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Non è stato per nulla facile, lo sappiamo bene; non lo è stato neppure per noi. Tuttavia crediamo, che ogni tanto faccia bene cimentarsi pure in campi molto lontani dai nostri interessi e tentare strade nuove.

In attesa del tema di ottobre, che come da copione verrà reso noto il primo martedì del mese, e dopo il post relativo alla fantascienza, vi lascio il mio contributo su Monet.

 

Ci arrivai in una torrida e afosa giornata estiva di tredici anni fa, sicuramente non il momento migliore in un anno esageratamente caldo, come fu il 2003.

Ricordo un’umidità stellare amplificata dal fatto di essere in un luogo, dove piante ed acqua la facevano da padrone.

I segni di quell’estate rovente erano evidenti in ogni angolo e la bellezza del luogo probabilmente non era al suo apice, tuttavia l’emozione di esserci fu indescrivibile.

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Ci sono luoghi, che fanno parte dell’immaginario collettivo e, in qualche modo, ci sono noti, anche senza esservi mai stati.

Giverny è uno di questi.

In questo piccolo villaggio dell’Alta Normandia si trova la casa, dove Claude Monet visse per più di quarant’anni e dove il maestro morì nel 1926. Giverny non fu semplicemente la sua dimora o il luogo, dove furono dipinti molti dei suoi quadri più famosi, Giverny fu soprattutto un altro dei suoi capolavori.

Quando vi si stabilì nel 1883 la tenuta, infatti, era pressoché abbandonata e fu pian piano modificata, plasmata, dipinta quasi fosse un quadro. Giverny divenne una tavolozza, dove l’uomo, l’artista, il giardiniere seppe creare l’ambiente adatto per vivere e per lavorare.

Je suis dans le ravissement, Giverny est un pays splendide pour moi.

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Oggi tutto è rimasto come allora grazie al lavoro instancabile della Fondation Claude Monet, il cui scopo è quello di preservare questi luoghi così come li volle il grande pittore. Accurati restauri cercano di mantenere l’abitazione allo splendore di un tempo e stuoli di giardinieri lavorano tutto l’anno per rinnovare il patrimonio vegetale, pur rimanendo fedeli alla visione dell’artista.

Ogni anno più di 500.000 visitatori si recano a Giverny, per immergersi nella magia di questo luogo.

Volete essere fra questi?

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La visita non può che cominciare dalla casa.

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Non la ricordo nei dettagli e la mancanza di fotografie degli interni – vi era il divieto di fotografare – ha sicuramente contribuito ad offuscare i motivi, per i quali mi era tanto piaciuta. Rimangono, tuttavia, ben impressi nella mia mente i suoi colori: il rosa della facciata, il verde degli infissi, il giallo della sala da pranzo e l’azzurro della cucina.

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Rammento più di tutto l’atmosfera, che si respirava a Giverny, la pace che quel luogo ispirava, nonostante i molti turisti presenti.

E la luce. Ah, la luce. Gli ambienti ne erano inondati. Enormi finestre, vere e proprie vetrate, permettevano ai raggi del sole di entrare e di giocare con gli arredi e, allo stesso tempo, ti proiettavano nel meraviglioso giardino.

Adoro le case di campagna, racchiudono l’essenza di quello che, per me, è l’ideale di casa. Giverny mi aveva colpito, perché ha tutto ciò che io amo in un’abitazione. Ne ho avuto conferma stasera, rivendo quelle stanze sul sito ufficiale della fondazione. Una suggestiva visite virtuelle mi ha riportata lì. Dateci un’occhiata, ne vale veramente la pena.

La visita prosegue naturalmente nello straordinario parco.

Quando Monet acquistò la proprietà di Giverny il giardino era costituito da un frutteto e da un orto. Un lungo viale delimitato da cipressi ed abeti rossi conduceva dal cancello all’entrata della casa. Dopo accese discussioni con la moglie l’artista riuscì a far abbattere gli alberi e a sostituirli con gli archi, che oggi ancora vediamo.

Il pittore-giardiniere, trasferendo la sua abilità pittorica in quegli spazi, non smise mai di perfezionare il cosiddetto Clos Normand, trasformandolo nel giardino dei suoi sogni.

E probabilmente pure dei nostri.

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In un secondo momento Monet acquistò un terreno situato sul fondo de Le Clos Normand ed è qui che venne creato Le Jardin d’Eau. Monet affascinato da sempre dai riflessi della luce sulla superficie dell’acqua, fece di questo giardino il luogo ideale per le sue sperimentazioni.

Qui si trova naturalmente il celeberrimo stagno delle ninfee, che ispirò il vastissimo ciclo pittorico, che da questi fiori prese il nome.

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Ninfee blu, Parigi, Musée d’Orsay

J’ai peint beaucoup de ces nymphéas, en modifiant chaque fois mon point de vue, en renouvelant le motif suivant les saisons de l’année, et par suite, suivant les différences d’effet lumineux qu’engendrent ces changements. L’effet, d’ailleurs, varie incessamment. L’essentiel du motif est le miroir d’eau dont l’aspect, à tout instant, se modifie grâce aux pans de ciel qui s’y reflètent, et qui répandent la vie et le mouvement. Le nuage qui passe, la brise qui fraîchit, le grain qui menace et qui tombe, le vent qui souffle et s’abat brusquement, la lumière qui décroît e qui renaît, autant de causes, insaisissables pour l’œil des profanes, qui transforment la teinte et défigurent les plans d’eau.

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J’ai mis du temps à comprendre mes nymphéas… Je les cultivais sans songer à les peindre… Un paysage ne vous imprègne pas en un jour… Et puis, tout d’un coup, j’ai eu la révélation des féeries de mon étang. J’ai pris ma palette. Depuis ce temps, je n’ai guère eu d’autre modèle.

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Essere lì, vi garantisco, è sentirsi parte di un quadro.

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Il giardino d’acqua è stato grandemente influenzato dalla passione di Monet per il Giappone, un amore questo che si riflette anche nell’incredibile collezione di stampe giapponesi, che possiamo ammirare a Giverny.

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Nel suo giardino a Giverny, Claude Monet ha sperimentato un nuovo uso del colore e spinto lo studio della natura ai limiti dell'astrazione. La sua straordinaria libertà di esecuzione, la sua concezione rivoluzionaria dello spazio pittorico e la purezza emotiva, che emerge dalle pennellate delle sue ultime opere, hanno ispirato molti movimenti artistici.

Tutti i grandi nomi dell’arte moderna hanno elogiato Monet in quanto precursore dell’arte astratta.

Dopo la sua morte sono stati innumerevoli gli artisti, che hanno dichiarato di essersi ispirati dalla sua arte e che sono venuti in pellegrinaggio a Giverny, a cercare i segreti della luce al Giardino delle Ninfee.

(qui)

Concludo questo mio viaggio nei ricordi, segnalandovi la sezione video della Fondation Claude Monet. Se amate i fiori, non potete fare a meno di perdervi in questo spettacolo.

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Per saperne di più Fondation Claude Monet - Giverny

 

Questo post partecipa alla seconda raccolta di settembre.  



9 commenti:

  1. Oh, era ora Squitty!!!! Sempre a sgridare le altre e poi ci tenevi nascosto questo post... vergogna! ahahhahahahahaha
    Bellissimo!!! Letto tutto d'un fiato

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    1. Io non è che non sono cosa scrivere, eh!
      E' che non riesco a scrivere tutto ciò che vorrei per mancanza di tempo.
      E non parliamo di leggere i post arretrati, che sono sempre di più e non so mica come recuperare.
      Naturalmente vi bacchetto, perchè siete voi, ultimamente, a tenere alte le sorti di "Ispirazioni & Co."

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    2. ahahahahahahahahahah mi ono presa una piccola rivincita ahahahahah
      Lascia perdere... milioni di idee che frullano per la testa, la testa attaccata al collo ma la mente... vaga per casini vari e non riesco a tenerla ferma un momento
      Ciao bella

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  2. Un reportage bellissimo! *_*
    Io vidi le ninfee in un allestimento a Parigi molti anni fa: una meraviglia!

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    1. Grazie, Glò.
      Ma ci credo! Davanti a certi capolavori non si può certo rimane indifferenti.

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  3. Una vera meraviglia! Non avevo idea che esistesse ancora. Pensavo che ormai al suo posto vi fosse un centro commerciale con ampio parcheggio. Per una volta ha vinto la bellezza!

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    1. Oddio, sono passati 13 anni ... tutto può essere, ma non ci voglio neppure pensare, Ivano.
      A giudicare dal sito, che mi pare molto ben aggiornato, possiamo stare tranquilli sul fatto che il luogo viene preservato al meglio.
      Anche perché, parlando terra a terra, vorrai mica che si brucino una macchina da soldi come questa?
      Chi arriva lì, mi auguro, si aspetta molto più di un centro commerciale.

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  4. Dev'essere com un sgno visitare questo luogo ... come vivere in un quadro ... ecco un desiderio che vorrei si avverasse ...meraviglioso ... grazie di questo tuo contributo... un centro commerciale spero almeno lo facciano un po' lontano da questo Paradiso ... ma come essere sicuri sul buon senso dell'uomo?....

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    1. Veramente un sogno Giusi, un posto magico sul serio!!!!

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