Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

19 gennaio 2016

ISPIRAZIONI & CO. - Mutazioni - Fleury devant Douaumont: cento anni di silenzio

Diario di bordo - 2 agosto 2000

La degna conclusione di una giornata come questa non può essere che un momento di pace e di meditazione e, pur senza averlo programmato, ci ritroviamo a passeggiare silenziosamente sul luogo dove un tempo sorgeva il villaggio di Fleury devant Douaumont.

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Di questo piccolo paese (ma altri nelle vicinanze hanno subito la medesima sorte) non rimane nulla. La Chapelle Commémorative e un pannello di vecchie foto, nonché delle piccole targhe poggiate sul terreno disastrato, sono le uniche cose che rammentano l'esistenza di un luogo abitato, di persone e di attività. 

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Se non ci fosse tutto questo parrebbe di camminare in un bosco.

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L'onda distruttiva della guerra ha mutato la morfologia del terreno, ha cancellato ogni traccia di vita e ha lasciato il nulla.

Alle 17.00 lasciamo questi luoghi del ricordo e ritorniamo alla vita.

La visita a Verdun ha costituito senza dubbio il punto più alto ed emotivamente coinvolgente di quel lontano viaggio in Alsazia e Lorena e il ricordo di quei luoghi pieni di dolore rimane ancora oggi vivissimo.

Verdun c'est pour la mémoire collective l'horreur à l'etat brut, la boue, les gaz, la souffrance et la mort. Mais c'est aussi l'abnégation, le courage insensé des combattants qui ... à court de munitions, hébétés par des heures de bombardement se lèveront dérisoires et se battront à coup de crosses, de pioches et de bêches, plutôt que se rendre.

Verdun c'est 714.000 pertes de part de d'autre, c'est à certains endroits plus de chair et de sang que de terre.

(Verdun 1914-1918 – Visions de guerre)

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La battaglia di Verdun (21 febbraio - 19 dicembre 1916) viene considerata, probabilmente senza alcuna esagerazione, la peggiore battaglia della storia anche tenendo contro degli sforzi fatti nella Seconda Guerra Mondiale per superarla (qui).

Verdun costituiva il fulcro della difesa francese, poiché saldava il settore settentrionale con quello meridionale del fronte. Ma era pure un luogo che aveva un grande valore ideale, oltre che strategico, perché quei luoghi erano stati fortificati da Vauban  al tempo del Re Sole. A Verdun, insomma, batteva il cuore della Francia e per nessuna ragione la Francia stessa l'avrebbe lasciata al nemico, a costo di dissanguarsi (qui).

Fu una battaglia lunghissima - dieci mesi - e fu una carneficina di dimensioni spropositate: la proporzione delle perdite (morti, feriti e dispersi) subite in rapporto al numero dei militari impegnati fu notevolmente più alta a Verdun che in qualsiasi altra battaglia della Prima Guerra Mondiale; come pure lo fu il numero dei morti in rapporto all'estensione del campo di battaglia. Un recente calcolo francese, che probabilmente non è eccessivo, indica il totale delle perdite francesi e tedesche sul campo di battaglia di Verdun in 420.000 morti e 800.000 avvelenati da gas tossici o feriti: quasi un milione e un quarto di tutto. A sostenere queste cifre c'è il fatto che dopo la guerra circa 150.000 cadaveri, o parti di cadaveri, non identificati e insepolti furono raccolti solo sul campo di battaglia e interrati in un enorme e desolato ossario. Ancora oggi vengono scoperti resti (qui).

Di Verdun si potrebbe scrivere per ore, ma mi pare significativa questa testimonianza, che riassume tutto l'orrore di quella battaglia.

Un grande cumulo di terra, tondeggiante, a forma di piramide, con un buco scavato tutt'intorno. Da esso, simmetrici, a una quarantina di centimetri di distanza, spuntavano fuori gambe, braccia, mani e teste, simili a ingranaggi insanguinati di una argano mostruoso.

...

Quando torneremo, toccherà a noi raccontare la storia della guerra e saremo dalla parte del torto.

(sottotenente Raymond Jubert)

In questo quadro drammatico si inserisce la vicenda di Fleury devant Douaumont e di altri otto villaggi del dipartimento della Mosa (Meuse) in Lorena.

Nel 1913 Fleury contava 422 abitanti e la vita trascorreva lenta e tranquilla al ritmo delle stagioni: la semina, la mietitura, il taglio degli alberi, la vendemmia. Anni di carestia si alternavano ad anni di prosperità, un po' come succede in tutti quei piccoli centri che vivevano, e vivono ancora oggi, essenzialmente di agricoltura.

A Fleury, come si legge nell'Annuaire de la Meuse di quell'anno, non mancava nulla. C'era la chiesa, la scuola, il municipio. C'era la panetteria e la pasticceria, il negozio di alimentari e quello di tabacchi. C'era il falegname, il calzolaio, il sarto, ma anche il carraio e lo stagnaio. Accanto agli agricoltori c'erano carpentieri e muratori. C'era persino una locanda.

Le invasioni del 1792, 1814 e 1870 non toccarono mai queste colline boscose e il primo vero contatto con il mondo esterno si ebbe con l'arrivo della ferrovia e la costruzione  di numerose opere difensive nelle immediate vicinanze. Da quel momento fu tutto un andirivieni di lavoratori e di soldati e l'equilibrio del villaggio fu alterato per sempre.

La Battaglia della Marna (settembre 1914) fissò il fronte solo a qualche chilometro a nord-est del villaggio e nel 1915 Fleury, ancora intatto, ma brulicante di soldati, divenne a tutti gli effetti parte della regione fortificata di Verdun.

Il 21 febbraio 1916 segnò il destino di Fleury e di tutti i villaggi limitrofi. In pochi mesi passò di mano ben sedici volte, prima di essere completamente cancellato dal paesaggio. Quasi non fosse mai esistito.

Nel 1918 Fleury devant Douaumont viene dichiarato village mort pour la France e, in virtù di una legge del 18 ottobre 1919 tuttora in vigore, continua ad avere, nonostante l'assenza di abitanti, un'amministrazione propria e un sindaco, che per ovvi motivi non viene eletto direttamente, ma viene eletto dalla Prefettura della Mosa.

A prima vista il sindaco di Fleury non è molto diverso da un normale altro sindaco francese, la fascia tricolore è la stessa, c'è un budget da amministrare e un consiglio municipale, ma non c'è un ufficio, perché è stato distrutto durante la guerra e più ricostruito. Il maire esercita le sue funzioni a casa propria.

Jean-Pierre Laparra, già sindaco di Fleury dal 2008 al 2014, ha dichiarato in un'intervista nous sommes des passeurs d'histoire, i traghettatori della storia. Una grandissima responsabilità, non credete?

 

Ci sono luoghi che, dopo averli visitati, ti rimangono dentro e te li porti per sempre nel cuore.

Fleury devant Douaumont è uno di questi.

 

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(video)

 

Questo post partecipa a

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E dopo i post di Barbara e Fabiola questo è il mio contributo ufficiale alla raccolta di Ispirazioni & Co. per questo mese di gennaio.

L'appuntamento è per martedì prossimo a casa di Rosalba.

26 commenti:

  1. La guerra... un obbrobrio che solo l'uomo poteva inventare.
    Distrugge tutto, anche l'umanità interiore. La voglia di sopravvivenza costringe a reagire e non sempre nel modo migliore.
    La guerra... distrugge luoghi e persone.
    I luoghi cambiano aspetto. Le persone... o muoiono o, se sopravvivono, cambiano dentro. Non tutti in bene!

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    1. Sono pienamente d'accordo con te, Patricia!
      L'uomo ... qual'essere incomprensibile!
      Sa compiere meraviglie e, allo stesso tempo, orrori impensabili.

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  2. Questo post fa riflettere, ma l'uomo non impara mai.
    Mutazioni tristissime.

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    1. No, esatto, l'uomo non sa imparare dai propri errori.
      E qualcuno ne ha pure fatto ...

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  3. L'uomo è capace di mutare le persone in nulla, un villaggio in distruzione, la vita in morte. La memoria a che serve se non siamo capaci di mutare la nostra assurda follia?
    Un post davvero forte, il video poi...
    <3

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    1. Il video è splendido, sono d'accordo.
      Mi ha fatto venire la pelle d'oca.
      Avendo visitato quel luogo, poi, penso che l'effetto sia stato pure amplificato.

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  4. Un post incredibile Federica ....la peggiore delle mutazioni dalla vita alla morte di luoghi, persone, collettività... la stupidità umana guidata dagli interessi e il potere continua ... guarda che succede nel nostro presente nel Medio Oriente .... non finisce mai ... graze di questo tuo reportage ... un abbraccio

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    1. Giusi, continua sì, purtroppo.
      E neppure finirà mai.

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  5. Degli orrori della guerra c'è solo l'imbarazzo della scelta, ed è una considerazione molto triste e amara da fare, ma come hanno già notato altri (nei commenti) l'uomo non è in grado di curare la sua follia, né con la memoria né con l'esperienza diretta o indiretta. Altrimenti sarebbe tutto diverso ...
    Il post scritto in maniera egregia, e molto interessante vedere come certe cicatrici riemergano a distanza di tempo.

    Marina

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    1. Grazie, Marina.
      Credo che certe cicatrici siano veramente incancellabili.

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  6. Una storia terribile, come d'altra parte lo è la guerra. Grazie Federica per la testimonianza.

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    1. Terribile sì, Barby. Chissà quanti posti del genere ci sono.

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  7. "Per non dimenticare" ma anche per conoscenza. Grazie per questa testimonianza a me sconosciuta. La guerra è terribile, spero di non vederla mai.

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    1. E' una storia che valeva la pena raccontare, Angela. Questo posto mi aveva colpito veramente tanto.

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  8. Alcune cose le sapevo altre no. Grazie Federica per questo reportage e racconto.

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  9. Grazie per questo post Fede. Molto commovente e che ci fa riflettere sulla stupidità umana. E noi uomini,però, continuiamo a non capire e a fare gli stessi errori e a creare gli stessi orrori.
    Magari mutasse anche il cuore dell'uomo!
    Un abbraccione
    Maria

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    1. L'uomo non cambierà mai, Maria.
      Non ha imparato nulla in duemila anni di storia!
      Penso sia proprio irrecuperabile.

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  10. Un post che deve far riflettere.
    Saluti a presto.

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  11. bellissime parole che non possono rimanere nel nulla

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  12. Complimenti per questo post! Il valore della memoria è immenso. Queste iniziative sono il "buono" del blogging.
    Un caro saluto e a presto ^^

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    1. Grazie mille Glò!
      Ispirazioni è un'iniziativa a cui teniamo molto, perché ci permette di tirare fuori il meglio di noi, anche cose cui prima non avremmo mai pensato.

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  13. faccio molta fatica a parlare di questi argomenti e non so perchè... o forse sì ..... tu hai raccontato magistralmente ... <3 <3 <3

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    1. Perché toccano il cuore, Sinide, semplicemente per questo.
      E ovviamente grazie

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