Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

30 aprile 2015

XII Giornata della Pace - Una lettera dallo spazio - Samantha Cristoforetti risponde ad Aysha

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Quando, due settimane fa, il Pripi ha portato a casa il suo quaderno di italiano non ho creduto ai miei occhi.

Sulle prime mi é venuta la pelle d'oca alta così, poi ho provato solo una grandissima gioia, perché la storia narrata fra quelle pagine era così speciale, che ha dell'incredibile!

Oggi, reduce dalla fantastica giornata di ieri,  ve la voglio proprio raccontare, perché sono proprio le storie di questo tipo a rendere il mondo migliore.

La sua protagonista é una bambina pakistana, compagna di classe del Pripi da circa quattro anni, prima alla scuola materna ed ora a quella primaria.

Una bambina splendida, di grande intelligenza e di grandissimo coraggio, che nell’aprile 2013, durante la gita all’Ortinparco di Levico Terme, mi si parò davanti del tutto inaspettatamente, scrutandomi con i suoi bellissimi occhi neri e dicendomi con aria sorniona Io sono Aysha e sono SUA amica – sua del Pripi, si intende – e sul treno mi siedo vicino a lui.

Fai bene – le dissi senza scompormi un attimo, ma pensando dentro di me Apppppperòòòòòò.

Da allora Aysha ed io siamo diventate amiche. Un’amicizia fatta di grandi sorrisi, di ciao Federica urlati da un lato all’altro della strada, visto che di solito arrivava alla materna con la sua mamma, quando io me ne stavo già andando, di affettuosi abbracci spontanei, conquista più recente questa.

28 aprile 2015

ISPIRAZIONI & CO. - I mitici anni ‘80 4 - Riparare i jeans con il cubo di Rubik

Per me, per le Comari e per molte amiche di Ispirazioni & Co. gli anni '80 rappresentano qualcosa di veramente speciale: gli anni della giovinezza. È quindi normale che, una volta lanciato il tema, sul gruppo Facebook e nella community Google+ sia scoppiato il delirio. Di risate ne abbiamo fatte molte, di lacrimucce ne abbiamo versate parecchie, di ricordi abbiamo riempito pagine intere. Insomma abbiamo rivissuto (e stiamo rivivendo) i bei tempi andati!

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Levatevi quel sorrisetto ebete dalla faccia, non siamo vecchie, siamo solo un po' stagionate e questo, se permettete, non fa che aumentare il nostro fascino.

Del resto gallina vecchia fa buon brodo e lo dimostra il fatto, che i progetti delle Comari di questo mese hanno riproposto con risultati eccellenti oggetti, che in quegli anni erano di uso comune. Non é un caso, che i guanti di Rosalba siano stati subito sequestrati da sua figlia, che il telefono di Barbara possa collocarsi a buon diritto in una casa molto moderna e che la Princess non veda l'ora di indossare i jeans così sapientemente personalizzati dalla sua mamma.

Insomma le vintage Comari sono andate forti anche questa volta.

Ora tocca a me chiudere il giro (di già?) e presentarvi la mia ispirazione che, lo ammetto, é stata un po' un ripiego, indecisa com'ero se dipingere un mega poster di Terence da attaccarmi sopra il letto, se cucire una giacca con le spalline robotiche o se proporvi la mia versione di Su di noi con tanto di video.

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Volendo evitare il divorzio o, peggio, l'internamento in un ospedale psichiatrico, ho pensato di ridimensionare il mio progetto, scoprendo tuttavia nel cubo di Rubik proprietà insospettabili!

Si, il cubo di Rubik, ve lo ricordate?

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Il cubo di Rubik o cubo magico (Rubik-kocka in ungherese) è un celebre rompicapo (in particolare un twisty puzzle) inventato dal professore di architettura e scultore ungherese Ernő Rubik nel 1974.

Chiamato originariamente Magic Cube (Cubo magico) dal suo inventore, il rompicapo fu rinominato in Rubik's Cube (Cubo di Rubik) dalla Ideal Toys nel 1980 e nello stesso anno vinse un premio speciale dalla giuria dello Spiel des Jahres in Germania, unico solitario premiato nella storia del premio.

È il giocattolo più venduto della storia, con circa 300 milioni di pezzi venduti, considerando anche le imitazioni.

(Wikipedia)

Il famoso giocattolino che avrebbe 43.252.003.274.489.856.000 combinazioni possibili ha – e questo è un vero scoop, ché neppure Rubik se ne era accorto – la capacità di riparare i jeans.

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Ed ora vi spiego pure come.

Supponiamo di avere un paio di jeans strappati (che nel mio caso, tanto per cambiare, sono quelli del Pripi).

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Supponiamo di incontrare, per caso, questo bellissimo cubo di pezza e di rimanerne incantati.01

Supponiamo di trovare, nel medesimo tutorial, la pappa quasi pronta, perché non avendo sottomano un reale cubo di Rubik, sarebbe impossibile ricreare delle combinazioni credibili.

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Supponiamo, infine, di individuare nella medesima foto le due combinazioni perfette.

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Che si fa a questo punto? Ci si mette al lavoro.

Si ricrea lo schema colore dei due riquadri scelti.

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Si apre l’armadio in cerca delle stoffe adeguate.

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Si può pure fare un compromesso, nel caso un colore mancasse, basta improvvisare un po’.

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(sacchettino in panno nero)

Si ricavano due quadrati dal panno nero (qui 10x10 cm + la cucitura su tutti i lati).

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Si recupera del rinforzo adesivo e lo si applica con il ferro da stiro sui riquadri precedentemente preparati.

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Si disegna sul rinforzo una griglia, considerando pure lo spessore della stessa.

Lo schema è il seguente:

cucitura esterna + 0,5 cm griglia + 2,5 cm quadratino 1 + 0,5 cm griglia + 2,5 cm quadratino 2 + 0,5 cm griglia + 2,5 cm quadratino 3 + 0,5 cm griglia + cucitura esterna.

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(sulla riquadro sinistro è evidente un errore, la riga è stata rifatta accanto – non tenetene conto)

Si ritaglia la griglia in modo accurato, servendosi di una forbicina appuntita.

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Si calcola il numero dei quadratini colorati, aiutandosi con un semplice schema e si ritaglia la stoffa necessaria, calcolando la misura del quadratino (qui 2,5 cm) + le sue cuciture (qui 0,5).

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Si sistemano i quadratini sul rovescio della griglia, rispettando l’ordine dello schema iniziale. E’ evidente che in questa operazione si lavora al contrario.

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Si fissano i quadratini colorati con un altro strato di rinforzo adesivo.

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Si ottengono così le toppe desiderate.

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Si cuce quasi a filo del riquadro nero, in modo da fissare bene i singoli quadratini.

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Si ripiega la cucitura esterna del riquadro, fissandola con un’imbastitura.

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Si applicano, finalmente, le toppe ai jeans (dopo aver rammendato lo strappo).

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Si tira giù il cielo a forza di parolacce, quando si realizza che il jeans del pargolo praticamente non entra nella macchina.

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Si tenta comunque l’impresa – con i nervi a fior di pelle – cucendo la toppa lato per lato, nell’impossibilità di ruotare il jeans per fare una cucitura continua.

Si cuciono per primi il lato inferiore e il lato superiore.

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Si infila il jeans pian piano per cucire i lati verticali. Il jeans va ruotato con delicatezza, per trovare il punto desiderato e spostando la parte che rimane sotto per non cucirla insieme al sopra.

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Lo spazio di cucitura è ridottissimo, si deve procedere molto piano, centimetro dopo centimetro, tenendo ben fisso il salsicciotto formato dal tessuto.

(le immagini di questo passaggio non sono disponibili, essendo l’autore in possesso di due sole mani)

Si tira un sospiro di sollievo a cucitura ultimata e si decide, in modo del tutto imprevisto, di aggiungere una decorazione dell’ultimo minuto, che non si sa neppure se funzionerà, ma poco importa.

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(scritta improbabile con colla glitter – mah!)

Si ammira il risultato finale, pensando anche questa volta me la sono cavata!

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Questo post naturalmente partecipa a

Squitty dentro l'armadio

Mancano ancora nove giorni alla chiusura della raccolta. Mi raccomando, affrettatevi!

 

I POST DELLE COMARI

I mitici anni '80 1 - Guanti in pizzo - Rosalba
I mitici anni '80 2 - Il restyling del telefono - Barbara
I mitici anni '80 3 - Sparkly jeans - Fabiola
I mitici anni '80 4 - Riparare i jeans con il cubo di Rubik - Federica
Approfondimento - And the winner is ... - Rosalba

27 aprile 2015

Bandane arancioni per la Festa della Pace

Quando, lunedì scorso, la maestra del Pripi mi ha chiesto, se le avessi potuto dare una mano a tagliare le bandane per la Festa della Pace, ho naturalmente risposto di sì. Dico naturalmente, perché – e voi lo sapete bene – mi sono sempre divertita un mondo a partecipare alle attività scolastiche fin dalla scuola materna.

Ma poi, suvvia, che sarà mai tagliare ventiquattro bandane in circa dieci giorni? Io non mi sono posta neppure il problema in verità. Basandomi sull’esperienza di questi mesi (tutto ciò che ho preparato è stato moltiplicato per ventiquattro), calcolando i tempi di lavorazione, considerando gli impegni già presi e mettendo in preventivo qualche imprevisto, la cosa mi pareva più che fattibile.

Non ve l’avevo detto? Alla scuola primaria sono quasi di casa ormai, avendo già collaborato alla realizzazione del lavoretto natalizio, di quello pasquale e affiancando la maestra nel Percorso delle Emozioni, che è un’esperienza a dir poco entusiasmante e di cui non vedo l’ora di raccontarvi.

Sì, ecco, diciamo che io alla primaria mi sono ambientata subito.

Ma non divaghiamo, torniamo alle bandane.

Torniamoci, perché martedì scorso – durante le udienze - ho assistito ad un fenomeno assolutamente unico: la moltiplicazione delle bandane. A quanto ne sapevo io gli unici a moltiplicarsi erano i pani ed i pesci, quindi potete ben immaginare la mia sorpresa, quando ho scoperto che le bandane da tagliare erano solo duecento.

22 aprile 2015

Svamp and swap (Maryclaire–>Federica–> Licia … e le altre)

logo-treccaniIl vocabolario Treccani recita così:

svampito agg. [part. pass. di svampire], fam. - [che si comporta con superficialità, che rivela distrazione e sim.: una ragazza s.] ≈ distratto, (gerg.) sciroccato, svanito, svaporato, (fam.) svitato. ↔ attento, responsabile.

La definizione, in effetti, calza a pennello, visto che avevo scritto questo post quasi per intero, mentre me ne stavo, telefono in mano, nella sala d’attesa della dottoressa, sperando di riuscire a farle vedere, dopo ben tre tentativi, il mio alluce, nel quale l’unghia sta pensando di incarnarsi.

Il seguito poi l’avevo aggiunto davanti alla scuola del Pripi, dove arrivo sistematicamente in anticipo e dove, altrettanto sistematicamente, passo i minuti in attesa con la mano infilata dentro un sacchettino di frittura mista, ché come ogni mercoledì è il mercoledì della frittura e mica si mangia sano il mercoledì.

Tutto ciò potrebbe far pensare ad una blogger molto organizzata, che sa sfruttare al meglio il suo tempo, compresi i minuti apparentemente inutili. Peccato che la blogger organizzata salva quello che ha scritto, mentre a me il pensiero neppure ha sfiorato l’anticamera del cervello!

E così, eccomi qui, a ricominciare da capo, il che volendo non va neppure troppo male: magari riesco a riprendere confidenza con la tastiera e ad aggiungere un nuovo post al blog, da dove la faccia di Angela mi sta guardando da più di venti giorni.