Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

25 febbraio 2015

E dal sacco nero uscirono le favole

Quando l’anno scorso mi sono vestita da clown, mi sono davvero superata, ma non tanto perché io abbia fatto qualcosa di particolarmente originale, quanto piuttosto perché, ormai lo sapete, io non amo il circo e detesto pure il Carnevale.

L’ho fatto per una buona causa, l’ho fatto pure per mio figlio, il quale però, essendo carne della mia carne, non amando il circo e odiando visceralmente il Carnevale, era rimasto del tutto indifferente al mio travestimento.

Non solo! Alla fine della performance circense della sua mamma aveva un grugno di quelli da manuale! Grugno, che era diventato grugnone alla fine dell’intero spettacolo. Il tutto non perché non gli fosse piaciuto (ché poi ci siamo rivisti il video almeno tre volte), semplicemente perché il Pripi detesta la confusione, i luoghi affollati, il doversi divertire secondo un copione, condizione quasi richiesta in simili circostanze.

Il DNA non è acqua, non ci si scappa!

In scena quel giorno c’era

La strega Rossella

23 febbraio 2015

Di influenza, di ritardi e di regali (grazie Carmen!)

termometroC’era una volta l’influenza, quella che, quando te la prendevi, eri pure contento, perché avevi qualche giorno di cazzeggiamento assicurato.

Bivaccare a letto, a quei tempi, era quasi meraviglioso. Sì, certo, un po’ di febbre, il solito male alle ossa, ma in qualche giorno tutto passava e tu tornavi come nuovo.

Nel frattempo ti eri divertito un mondo sotto le coperte, circondato com’eri da libri, riviste, telecomando della tv, radio, tè o camomilla sul comodino, minestrina serale servita sul vassoio e amenità del genere. Pc e gingilli per connetterti con il mondo, all’epoca, erano quasi sconosciuti e non facevano parte del corredo influenzale.

Vi dirò di più, allora io, in età già adulta, rispolveravo i libri di favole e mi ci sprofondavo dentro: una specie di regressione a livello infantile.

Insomma ammalarsi aveva i suoi lati positivi.

Adesso l’influenza c’è ancora, meglio continuano a chiamarla così, anche se la peste a confronto è roba da dilettanti!

10 febbraio 2015

ISPIRAZIONI & CO. - Il Circo 2 - Freaks is cool! - Il mazzo di carte

A me il circo non é mai piaciuto, spiacente ma é così!

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(immagine web)

Parlo del circo tradizionale: quello con gli animali in gabbia e costretti a fare i buffoni; quello con i clown, che non mi hanno mai fatto ridere e che mi hanno sempre fatto l'effetto contrario; quello tutto lustrini e paillets, sul genere Moira, che proprio non si addice alla mia personalità.

Da piccola gli unici che mi piacevano davvero erano i trapezisti. Che poi non so, se fosse una selezione obbligata (salviamo almeno qualcosa) oppure fosse passione vera.

È ben vero che, in quei tempi ormai remoti, non ci si poteva permettere di fare tanto gli schizzinosi, visto che La Tv dei Ragazzi era una sola, ma riflettendoci ora per bene, penso mi piacessero sul serio, altrimenti non si spiegherebbe il mio svolazzare più o meno leggiadro fra panca della cucina e micro seggiola in vimini, simulando improbabili evoluzioni.

E non si spiegherebbe neppure il fatto, che darei una mano oggi per assistere ad uno spettacolo del Cirque du Soleil.

A parte questa fortunata eccezione del resto non mi piaceva nulla, ma non tanto perché non apprezzassi la bravura degli artisti, quanto piuttosto perché, secondo me – opinione che non ho mai abbandonato – il circo si ostinava a voler mostrare un aspetto completamente diverso dalla realtà delle cose.

Ho sempre associato il circo a poster sbiaditi dal tempo, a lacrime sui volti dei pagliacci, ad una vita itinerante dura, che mi ha sempre dato una forte idea di instabilità.

Ma poi arte vera o trucchi da strapazzo? Verità o finzione? Illusione o inganno?

Soprattutto generosità o sfruttamento?

No, non parlo dello sfruttamento degli animali, di cui al giorno d’oggi si parla spesso, e giustamente, e su cui tutti avremo di certo la nostra opinione. Parlo dello sfruttamento delle persone.

Voglio parlarvi oggi di un fenomeno, certamente non più in voga ai tempi della mia fanciullezza – non sono poi così vecchia –, ma che mi ha sempre colpito molto, impressionato molto, infastidito molto e che ho comunque percepito molto presente e associato al circo: quello dei fenomeni da baraccone, dei cosiddetti Freaks.

I Freak Show, detti anche Side Show (perché tenuti al margine del circo tradizionale), furono molto in voga dalla seconda metà dell’’800 e una buona parte del ‘900 (addirittura fino agli anni ‘60) ed erano spettacoli, in cui le attrazioni principali erano persone, che presentavano deformità molto gravi. Persone non persone, veri scherzi della natura.

L’interesse per questi poveri disgraziati, in quell’epoca strana, era addirittura morboso. Disfunzioni e deformità erano ricercati, richiesti, con un gusto per l’orrido, che si commenta da solo.

Ci fu, soprattutto nell’Inghilterra vittoriana, tutto un fiorire di circhi di questo tipo, il più famoso dei quali fu indubbiamente quello di Barnum and Bailey, che in pratica costruì la sua fortuna su questo tipo di spettacoli.

circo-barnum

La classe media era particolarmente interessata a questi spettacoli, in cui la deformità fisica, inaccettabile e inopportuna nell'orizzonte rigoroso e perfezionista dell'Inghilterra vittoriana, veniva esorcizzata tramite lo scherno e la derisione di un pubblico spesso crudele (qui).

C’erano persone pagate per trovare rarità biologiche, veri talent scout dell’orrore, che si spingevano nei posti più remoti alla ricerca di materiale umano da mostrare!

La letteratura su questo argomento è veramente vastissima, me ne sono resa conto, leggendo  in rete una moltitudine di interessanti articoli. Questo perché per  i fenomeni da baraccone ci fu pure un interesse scientifico, con tutte le difficoltà del caso, visto che a quel tempo la scienza, la filosofia, la libertà di pensiero si dovevano scontrare con gli ambienti più conservatori.

Su questo mondo strano, si potrebbe scrivere per ore, ma non è questo l’obiettivo di questo post.

Io qui voglio, prima di presentarvi la mia ispirazione, parlarvi di un magnifico film, che merita veramente di essere visto, perché pur trattando di un tema molto scabroso, è un film di una delicatezza e di una bellezza inaspettate.

Parlo di Freaks, diretto da Tod Browning nel 1932. Un film, che fu molto osteggiato, criticato, tagliato, censurato, proibito. Un film, che oggi è senza dubbio un cult movie.

Freaks

Se lo volete vedere, lo trovate qui.

Non è un film impressionante, anche se certo non si può rimanere indifferenti alle deformità degli attori: quelli che recitano sono veri freaks.

L’umanità di questi personaggi, il loro mondo di emozioni e di sentimenti, il loro essere uniti contro il resto del mondo, ma pur aperti ad esso, fanno molto pensare.

Il momento più significativo del film è, dal mio punto di vista, il banchetto nuziale, quando i Freaks scandiscono, per festeggiare, una frase, che denota un’apertura mentale non comune, certamente non alla gente normale: Gooble, gobble, noi l’accettiamo, l’accettiamo, è una di noi, una di noi.

Ma non voglio dirvi di più.

Vi racconto, invece, che cosa mi ha suggerito questo film. E forse vi sorprenderà, perché ha sorpreso un pochino pure me. Quello che mi è venuto in mente è un mazzo di carte.

La fortuna gira, la sfortuna anche, basta poco per rovesciare le sorti di una vita, la disgrazia può toccare a chiunque, così come vincere una partita a carte non è sempre questione di merito.

Ho deciso di realizzare un mazzo di 40 carte, le carte regionali insomma, quelle carte che, rispetto al mazzo di 52 carte, mi paiono più legate al territorio, alla gente comune. 

Ho acquistato due cartoncini neri.

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Dai quali ho poi ritagliato le singole carte.

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E’ stata l’unica fase, in cui sono stata precisa, in cui non ho improvvisato, in cui non ho sperimentato.

L’idea che ho inseguito è stata quella di disegnare personalmente le carte. Velleitaria come idea, senza dubbio, perché io non so disegnare. Di più, odio disegnare, e questo perché sono, e sono sempre stata, conscia del mio limite. Io posso impegnarmi, posso starci ore davanti ad un foglio, ma i miei tratti sono infantili, imprecisi, brutti. Mio figlio è certamente molto più bravo di me. Non ho idea della prospettiva, delle tecniche, delle proporzioni. Se il Pripi mi chiede di disegnare insieme, vado in panico, perché la mia capacità è nulla. Posso colorare, me la cavo senza dubbio con il disegno geometrico, ma il disegno a mano libera è per me un’agonia.

E allora perché? Perché autoinfliggersi questa tortura? Perché volevo delle carte imperfette, uscite a casaccio, senza arte ne parte, non studiate a tavolino. Sufficiente come motivazione?

Ho scelto il cartoncino nero, perché il film Freaks è naturalmente in bianco e nero e nere sono le esistenze  dei protagonisti.

Ma siamo sicuri sia così? Io nel film ho intravvisto colori vivissimi, vivaci, bellissimi. E così le carte sono state decorate da cornici di quattro colori diversi (corrispondenti, naturalmente, ai quattro semi).

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Mi scuso fin da subito per la pessima qualità delle fotografie, ma come molte di voi sanno, sono relegata a letto con l’influenza da giovedì scorso e mi è stato davvero impossibile fare di meglio.

Ho usato i colori a cera per rendere i tratti ancora più approssimativi. I colori a cera sono veramente difficili da usare, eh! Mamma mia, che fatica. E pensare che alla scuola del Pripi vengono usati! Anzi in certi disegni vengono proprio richiesti, perché la difficoltà del loro utilizzo, permette di interiorizzare meglio il segno. Io non solo ho interiorizzato, ho distrutto non so quante punte!

Sono nati così gli Assi: un personaggio con due teste, una donna barbuta, un uomo con il corpo di serpente, un uomo senza gambe.

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Naturalmente, poi, i Re: il re con le corna, con tre occhi, con tre gambe, con tre braccia.

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I quattro cavalli: con la cresta, con sei zampe, con due teste, con un corno.

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E i quattro fanti: quello con la vita inesistente, quello con due teste, quello enorme, quello con la coda.

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Gli spunti per questi disegni (parola grossa) arrivano un po’ dal film e un po’ dalle biografie di freaks realmente esistiti.

E tutte le altre carte?

Ho voluto annotare, in maniera volutamente imperfetta, i nomi di alcuni di questi fenomeni da baraccone, quelli di cui ho letto, con grande interesse e molta commozione, la storia.

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Mio marito ha definito questa ispirazione un tantino macabra. Pensate che lo sia?

 

Prima di lasciarvi e, soprattutto, prima di sprofondare fra le coltri, ché il miglioramento di ieri è stato solo un miraggio, vi ricordo che Ispirazioni & Co. è un’iniziativa delle Quattro Comari

Squitty dentro l'armadio

E che il tema per il mese di febbraio è
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Dopo Fabiola, che ha già pubblicato, rimanete con noi per non perdervi i post di Rosalba e di Barbara.


E non dimenticate di aggiungere le vostre proposte circensi.


Arrivederci a presto … mi auguro!

 

I POST DELLE COMARI

Il circo 1 - La notte è piccola per noi ... - Fabiola

Il circo 2 - Freaks is cool! Il mazzo di carte - Federica

Il circo 3 - Arriva il circo!!! - Rosalba

Il circo 4 - Il vaso sospeso - Barbara

Approfondimento - L'ago e il filo di Miss Piggy - Fabiola

5 febbraio 2015

Capodanno 2000: Parigi (VII parte) e Ispirazioni & Co. (bilancio primo mese)

Quante puntate di questo viaggio vi siete già sciroppati, cari lettori? Sei? Ma, allora,  siete veramente eroici, se vi leggete pure l’ultima! Non vi preoccupate, però, siamo giunti alla fine. Il post di oggi vale doppio, visto che oggi vi  racconterò le ultime due nostre giornate a Parigi.

Non c’è più tempo, infatti, per partecipare alla raccolta di Ispirazioni&Co. Stasera le Quattro Comari salutano Parigi, almeno sui blog.

Ma, ma, ma … ricordate: sarà possibile, sempre e comunque, parlare della Ville Lumière sul gruppo Facebook e nella community Google+. Il tema è cambiato, ma le Comari saranno sempre curiose di leggere cose carine sui temi proposti.

Anzi, a proposito, avete già visto il nuovo tema? No, perché ci stiamo già divertendo! Nel mese di febbraio si parlerà del circo! E non ditemi, che Fabiola non vi ha sorpreso con questa scelta. Sì, perché – voi non lo sapete, ma ve lo dico io – il tema mensile non è scelto all’unanimità dalle Comari. Eh, no, sarebbe troppo semplice. Il tema viene proposto a rotazione e, dunque, le tre Comari non di turno possono trovarsi in difficoltà tanto quanto voi!

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4 febbraio 2015

Capodanno 2000: Parigi (VI parte)

I festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno non concludono, per fortuna, il nostro primo soggiorno parigino. Abbiamo ancora qualche giorno da sfruttare pienamente. Volete seguirmi ancora?

(dal diario di bordo 1° gennaio 2000)

La nostra giornata comincia molto tardi rispetto agli altri giorni, ma del resto la nostra pigrizia è ampiamente giustificata. Anche dopo colazione ce la prendiamo con calma, trovando comunque il tempo di fare un po’ di pulizia e un po’ di manutenzione al Mizar.

Intanto il campeggio è sempre più vuoto dato che la Senna, sempre più minacciosa, sale di livello di ora in ora. Pochi sono quelli, che possono entrare nelle loro “casette” senza indossare gli stivali di gomma e per fortuna noi siamo fra questi.

Dobbiamo preoccuparci?

3 febbraio 2015

Capodanno 2000: Parigi (V parte)

Dove eravamo rimasti? Ah, sì, con i piedi in ammollo. Non è che, al risveglio le cose fossero migliorate di molto. Anzi.

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(dal diario di bordo 31 dicembre 1999)

Eccoci arrivati anche all’ultimo giorno dell’anno. Sappiamo già che la giornata sarà molto intensa: abbiamo infatti in programma la visita ad uno dei più grandi musei del mondo e naturalmente, questa sera, i festeggiamenti per l’arrivo del 2000.

Arrivati al Musée du Louvre, riusciamo a fare i biglietti verso le ore 10.00 (quindi piuttosto presto), quando ancora le code sono abbastanza corte.