Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

28 gennaio 2015

Soupe à l'oignon (alla faccia di Gérard, Henri e Julia)

Io quasi me li vedo i puristi della soupe à l'oignon, avvicinarsi con mano tremante alla mia pirofila fumante con sorriso di circostanza e lo stomaco attorcigliato.

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Probabilmente ad Henri, chef del Ritz, verrebbe un coccolone, se vedesse con che cosa ho cucinato questo rinomatissimo piatto della cucina francese.

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E non credo che neppure a Julia Child piacerebbe molto la mia libera interpretazione di questa ricetta.

27 gennaio 2015

Struthof - La chambre à gaz

00Scendo per il sentiero pian piano. L’umidità è alle stelle.

Il Pripi corre, gioca, ride.

Qui può, meno male.

La visita del campo è stata impegnativa per lui. Il silenzio era doveroso, inevitabile, giusto, ma non sapendo, non comprendendo del tutto, gli è stato difficile afferrare pienamente, perché su quell’erba, su quei grandi prati verdi, non si potesse correre.

Un po’ ne abbiamo parlato, certo. Ma come si può pretendere, che un seienne possa capire tutto l’orrore, che sta dietro a questo luogo?

La storia di Leone un po’ ci ha aiutati, sì. Ma è solo una goccia nel mare. Ovvio che lo sia, ma per ora va bene così.

Anche troppo.

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24 gennaio 2015

Torta salata con carciofi, zucca e mozzarella +Happy Birthday to me (Mani di Dani)

Un post rapido rapido per segnalarvi due cosette carine.

La prima: una ricettina da copiare al volo, in tempo zero, senza troppo dispendio di energia e con somma soddisfazione del palato. Talmente al volo, che non ho avuto neppure il tempo di tirare fuori la macchina fotografica.

E’ vero, vi propongo spesso torte salate, ma io le adoro! Questa mi è venuta così.

Ingredienti

  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • 4 carciofi
  • 150 g di zucca
  • 1 mozzarella da 400 g
  • 2 uova
  • sale
  • pepe

Procedimento

Lessare i carciofi, dopo aver eliminato le foglie più dure e le punte, e la zucca tagliata a fette

Ricavare tutta la polpa del carciofo, pulendo bene le foglie con l’aiuto di un cucchiaio.

23 gennaio 2015

Capodanno 2000: Parigi (IV parte)

(continua da qui, dove ho aggiunto alcune foto, che mi ero persa per strada)

Prosegue oggi il racconto del mio viaggio, dopo la breve pausa necessaria per ultimare la mia ispirazione parigina. Immagino sarete curiosi di conoscere il resto. Vi dirò, pure io sono curiosa: ho aperto il mio diario di bordo in questo istante e, ci credete?, il suo contenuto è una scoperta riscoperta pure per per me!

(dal diario di bordo 30 dicembre 1999)

Giornata grigia e fredda. Il programma del giorno prevede essenzialmente la visita all’Île de la Citè.

Con nostro sommo dispiacere apprendiamo che la Sainte Chapelle è chiusa a causa dei danni provocati dalla bufera.

Per chi non lo sapesse questo capolavoro dell’arte gotica ha origini antichissime (metà del XIII secolo) e la sua costruzione fu ordinata da re Luigi IX il Santo, che la volle come cappella palatina. E’ uno dei monumenti più importanti di Parigi. Ricordo perfettamente la delusione di quel momento, perché avevamo una grande aspettativa per questa visita. Per fortuna abbiamo avuto occasione di ammirarla, qualche anno dopo, durante la nostra sosta in città in rientro dai Castelli della Loira. Vi assicuro che toglie il fiato.

Sainte Chapelle

20 gennaio 2015

ISPIRAZIONI & CO. - Parigi 3 - Barbie: une nouvelle chambre à coucher

Vi siete mai domandate, come nasce un’idea? Perché arriva in un determinato momento piuttosto che in un altro? Quando poi comincia la fase della realizzazione, che cosa ci porta a fare certe scelte, determinando un preciso risultato e proprio quello?

Semplice coincidenza? Perfetta congiunzione astrale? Fato, destino, Provvidenza?

La mia lampadina si è accesa grazie a Ispirazioni&Co., inutile negarlo. Il filo era già lì pronto e disteso, lo era da tempo immemorabile, perché questa cosa mi sfagiolava da tempo, ma mancava l’input per inserire la spina dentro alla presa di corrente. Mancava quel piccolo dettaglio, non certo insignificante, per fare luce.

Avevo tutt’altra idea per realizzare il mio progetto parigino, lo ammetto. Solo che poi, viste le genialate di Barbara e Fabiola, ho deciso di spremere le meningi per bene, convinta di poter fare meglio (ovviamente non rispetto a loro, ma rispetto ai miei programmi originari).  E sono andata a vedere, se il filo era ancora lì.

La nostra iniziativa è partita da sole due settimane e, che non si vede?, noi ci stiamo divertendo come le matte. Sul gruppo Facebook e nella comunità Google+ è tutto un fiorire di proposte, idee, realizzazioni a tema parigino. E questo pure ha, indubbiamente, portato altri nuovi stimoli.

Ecco, dunque, quello che mi ha ispirato Parigi!

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Ai miei tempi, si parla degli anni ‘70, la camera della Barbie era essenzialmente di due tipi.

La versione rosa

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e la versione arancione, molto più consona al periodo,

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soprattutto se decorata con margherite molto hippy.

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La mia era un tantino diversa rispetto a questa sopra, perché il tavolino era bianco e i colori della specchiera erano invertiti. Erano … in verità lo sono ancora.

Ebbene sì, questa è la camera da letto della mia Barbie, recuperata dalla cantina all’inizio della scorsa settimana. Come vedete, non manca nulla a parte la coperta psichedelica gialla e bianca, che avevo eliminato già in epoche storiche in quanto usurata.

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Quando avevo riposto questi giochi, inutile specificarlo, li avevo puliti per bene, non mi spiego quindi come mai io li abbia ritrovati lerci e con il colore alquanto cambiato in molte parti. Il tempo trascorso, insomma, ha lasciato il segno.

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Comunque sia l’insieme mi è parso ancora gradevole. Così, dopo aver posto la camera sul davanzale della finestra, con la luce giusta, mi sono lasciata ispirare, intravvedendo le molte potenzialità di quei mobili, con i quali avevo giocato milioni di volte. Certo la luce del sole ha pure esaltato lo stato pietoso degli stessi.

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Poco importa, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, no? Ecco allora che, dopo un bel tuffo dentro la lavarina, la soluzione è diventata solo una. E drastica.

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Naturalmente le prime a sparire, dopo la polvere, sono state le margherite hippy, sciolte come neve al sole, e l’adesivo sopra la sedia!

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Ho recuperato, invece, quello con lo specchio.

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Dopo aver approntato un’assurda quanto troppo piccola postazione lavoro nella mia lavanderia, ho dato la prima mano di fondo sui mobili ormai ripuliti.

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Ma dopo aver cosparso di polverina bianca l’intero locale e aver diffuso effluvi poco piacevoli in mezza casa, ho pensato che fosse più sensato, meno faticoso e senza dubbio consigliabile trasferirmi con armi a bagagli in cantina. Qui ho dato la seconda mano.

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La scelta della vernice è stata praticamente obbligata, volendo abbinare la camera alla carta da parati scelta da mia nipote, quella piccola, per le pareti della sua nuova casetta.

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La prima mano è stata opera mia, delle seguenti due si è occupato mio marito, anche perché l’influenza del Pripi non mi ha lasciato campo libero per scendere di sotto, quando era necessario. Fra il resto il mio primo tentativo con la vernice a spruzzo (qui sotto) non è che sia andato poi così bene, perché il tappino della bomboletta si è intasato più volte di colore. E sì che l’ho pure pulito ad ogni pausa, come consigliato dal venditore.

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Comunque sia il risultato della verniciatura è quello che vedete qua sotto.

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A questo punto non restava che decorare il tutto con motivi … parigini.

Facile a dirsi, meno a farsi, perché non sapevo proprio dove andare a cercarli. In cartoleria? In qualche negozio di hobbistica (a Trento se ne trovi uno è tanto)? In un colorificio? In un qualche Brico/Obi o similari (e pure di questi ce ne sono solo due)?

Ma poi sarei riuscita a trovare quello che cercavo? Soprattutto delle dimensioni giuste?

In Internet, naturalmente, ci trovi di tutto, ma quanto tempo serviva per la spedizione? Io mica volevo aspettare!

E poi erano giorni piovosissimi, pure con la nebbia, che qui non c’è mai. Secondo voi avevo voglia di girare a vuoto, perdendo tempo prezioso per realizzare il mio progetto?

Così ho deciso di arrangiarmi in tutto e per tutto. Ho deciso pure di sperimentare. E ho deciso, che me ne sarei stata comodamente a casa mia, in pantofole e al calduccio!

Dopo molte peregrinazioni nel web, ho individuato questi stickers, che – opportunamente modificati e regolati di dimensione – ho stampato su un normale foglio A4.

Assolutamente perfetti, proprio quello che mi serviva!

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Certo l’effetto di una stampa casalinga non può essere minimamente paragonato a quello di stickers già pronti: il colore risultava sbiadito e mancava la finitura lucida.

Ma io, se mi metto in mente una cosa, la faccio. Così, armata di un pennarello indelebile nero, ho cominciato a contornare i disegni, colorandoli poi pian piano con tratto leggero, fino a trasformarli da grigi a neri.

 

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Ma non ero ancora contenta, secondo me mancava qualcosa: delle parole francesi da mettere qua e là.

Arrivato il momento di ritagliare, però, mi sono trovata un po’ in difficoltà: un conto è ritagliare delle immagini, un conto è ritagliare singole lettere. Possibile, certamente, ma il risultato non mi soddisfaceva per nulla, troppo imperfetto.

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Così, dopo alcuni esperimenti, ho creato delle nuvolette per racchiudere le parole: matita, pennarello nero per il bordo e colore grigio per l’interno. Certo non un capolavoro di grafica, ma io sono veramente impedita nel disegno a mano libera, di più non sarei proprio riuscita a fare.

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Arrivata a questo punto non vedevo l’ora di cimentarmi nel mio primo esperimento di découpage. È stato tutto un tentativo, ve lo assicuro. Ho letto un po’ qui ed un po’ lì e mi sono buttata.

Probabilmente alle esperte di questa tecnica si rizzeranno i capelli in testa, probabilmente non ho usato i prodotti più adatti, probabilmente potevo fare di meglio. Però pare che la cosa abbia funzionato.

Ho usato semplice colla vinilica – ho letto che non servono colle speciali – diluita con acqua (4 parti di colla e 1 di acqua). L’intruglio pareva corrispondere alla descrizione.

Con il pennello ho steso la colla sul retro, poi ho posizionato le decorazioni nel punto desiderato, infine ho steso un altro strato di colla sul lato anteriore, arrivando a coprire anche le parti non decorate dell’oggetto.

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Il più impegnativo di tutti è stato lo specchio (un nuovo specchio, più piccolo e decisamente più carino), che ho voluto rendere più realistico, inserendo nella parte centrale un pezzettino dello sticker specchiato originale.

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Mancavano comunque ancora alcuni elementi indispensabili in una camera da letto rispettabile. Anche Barbie ha bisogno del suo confort. E poi dovevo pur fare qualcosa in attesa della perfetta asciugatura dei mobili, giusto?

Così ho tirato fuori la macchina da cucire e ho cucito una parure di lenzuola. Nulla di particolarmente sofisticato, semplice cotone bianco ricavato da una vecchia federa. Tuttavia di quella federa ho conservato l’orlo a giorno, che è finito diritto nella piega del lenzuolo.

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Ed ecco il letto pronto!

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Ma un letto senza coperta, che letto è? Detto, fatto: fuori i ferri e un paio di gomitoli di lana, che ho mischiato fra di loro.

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L’ultimo passaggio di questo lungo, ma esaltante lavoro, è stata la verniciatura finale dei mobili. Avevo questo flatting a casa, comprato per chissà cosa. Ho pensato di usare questo. Cosa mi dicono le amiche esperte di découpage? Ho fatto bene oppure mi consigliereste qualcosa d’altro?

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Ed ora non mi resta che mostrarvi il risultato della mia ispirazione e quanto lontana è arrivata la mia mongolfiera.

Un tavolino con un barboncino molto français e una sedia très chic.

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L’angolo del maquillage e dei parfums.

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Un letto dove il buongiorno diventa bonjour.

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E un armadio decisamente parigino.

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Datemi un buon motivo per cui io debba regalare questa deliziosa cameretta a mia nipote. C’è per caso una qualche legge, che vieta ad una quarantaseienne di giocare con la Barbie?

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Questo post partecipa naturalmente all’iniziativa delle Quattro Comari,

Squitty dentro l'armadio

il cui tema di gennaio è
 
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Non dimenticate che il prossimo appuntamento è per martedì prossimo a casa di Rosalba. Non mancate, mi raccomando.

E, naturalmente, vi aspettiamo con la vostra ispirazione parigina.

 

I POST DELLE COMARI

Parigi 1 - Spilla a forma di gatto - Barbara

Parigi 2 - Origami mon amour - Fabiola

Parigi 3 - Barbie: une nouvelle chambre à coucher - Federica

Parigi 4 - Tutorial trasferimento di stampa su tessuto + copricuscini - Rosalba

Approfondimento - Lavori su tessuto con la tecnica del trasferimento di immagine – Barbara

 

Questo post partecipa alla splendida raccolta di Daniela


decoriciclo


E al famosissimo Linky Party di Alex
Linky Party 2015
 

15 gennaio 2015

Sognare Linda R. e svegliarsi con Re Vega e i mandaranci

collagePensate pure quello ciò che volete, ma a volte ci sono cause di forza maggiore, per cui una si porta il portatile in cucina, prepara velocemente il caffelatte e accende il pc senza neppure passare dal bagno. E, infatti, sono qui a gambe incrociate, sennò me la faccio pure addosso.

È che, se non vi racconto ora come  è andata, sono certa che – fra qualche ora – non mi ricorderò un fico secco dell’intera faccenda.

Il Pripi è con la febbre da ieri, per cui ieri sera, all’ora della nanna, lo sfratto di Papallo è scattato inevitabilmente e ci siamo installati nel lettone. Questa operazione è di prassi a casa nostra in queste circostanze, perché mi evita la peregrinazione continua verso la sua camera a vedere, se respira, se suda, se scotta, se ha l’acqua, se si si è soffocato con la tosse, se …. cuore di mamma insomma.

La notte è passata tutto sommato bene per fortuna, abbiamo dormito tranquilli.

Ad ore 4.00 circa c’è stato il giretto al bagno ed il recupero dell’acqua fresca. Poi il sogno ad ora imprecisata.

Prima di raccontarvelo, però, faccio questa doverosa premessa: chi ha letto del mio assurdo sogno di questa estate, saprà di certo che in quell’occasione io avevo mangiato un tantino pesante. Bene, ieri io ho fatto una cena malato style, perché io di cene ne faccio solo una, almeno se posso. Quindi la colpa in questo caso non è certo del cibo, ma della mia mente, a questo punto, un tantino disturbata.

14 gennaio 2015

Capodanno 2000: Parigi (III parte)

Pronte per salire sulla Tour Eiffel, ragazze? No, perché quello dell’altro giorno era solo un assaggio.

(dal diario di bordo 29 dicembre 1999)

Parigi ci saluta con una splendida giornata di sole. È il tempo ideale per salire sulla Tour Eiffel e del resto è l’unica giornata utile per godersi il panorama della città dall’alto prima della chiusura per i preparativi del Capodanno.

Giunti sotto la torre ne apprezziamo nuovamente l’imponenza e scopriamo, che il colore è un deludente ‘marroncino’.

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La domanda, a questo punto, nasce spontanea: ma che colore ci aspettavamo? Io, davvero, non mi ricordo.

Nonostante il forte afflusso di persone, le code per gli ascensori vengono smaltite in poco tempo. Più rapida è l’entrata per i pochi temerari, che hanno voglia di affrontare a piedi la salita. Noi proprio non ce la sentiamo.

10 gennaio 2015

Capodanno 2000: Parigi (II parte)

Piaciuta la prima parte del nostro viaggio? Pronti a continuare?

Prima di proseguire, però, voglio fare questa precisazione. Noi non ci rendevamo minimamente conto, che il maltempo sotto i nostri occhi era, in verità, la coda di quella che è stata chiamata La Tempesta del Secolo.

Un vago sospetto, che stesse succedendo qualcosa di strano, in effetti, ci venne, ma la conferma si ebbe solo con la telefonata di una nostra amica, esordita con un deciso ma dove ‘azz siete?. Esordì proprio così, prima di renderci edotti sugli eventi.

Nonostante questo, non squassandoci più di tanto, riprendemmo il nostro viaggio con una certa tranquillità, perché primo avevamo un obiettivo e secondo eravamo noi a seguire la tempesta, non la tempesta che seguiva noi! Dunque, qual’era il problema?

(dal diario di bordo 28 dicembre 1999)

Ci svegliamo durante la notte ed un silenzio assurdo per un autogrill di un’autostrada così importante ci insospettisce un po’. Guardiamo fuori dal finestrino e vediamo tutto bianco. Non solo: un forte vento fa sì che la neve colpisca, quasi fosse sabbia, le pareti del Mizar. Siamo nel bel mezzo di una bufera. Lo spettacolo è bellissimo e, vista la stanchezza, non ci preoccupiamo più di tanto. Ogni decisione è rimandata al mattino.

Per fortuna, quando ci svegliamo, la situazione è decisamente migliorata: il cielo è grigio, non nevica più e vediamo le automobili sfrecciare normalmente lungo le corsie autostradali.

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9 gennaio 2015

Capodanno 2000: Parigi (I parte)

Non tutte le ciambelle riescono con il buco, ma quella era riuscita benissimo: un cerchio praticamente perfetto!

Dovete sapere che, nel lontano dicembre 1999, mi venne la balzana idea di andare a Parigi per il Capodanno, idea che venne a molti immagino, vista l’occasione irripetibile. La particolarità di questa iniziativa fu però quella di portarci pure mio marito – allora non ancora tale – naturalmente a sua insaputa.

Escludendo l’ipotesi di metterlo in valigia fatto a pezzi, decisi più saggiamente di organizzare una sorpresa per il Natale, facendogli trovare sotto l’albero un bel biglietto.

Questo!

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