Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

3 dicembre 2015

Graffiti Art e riqualificazione urbana

Abito da sempre vicino alla ferrovia, anzi si può dire che ci abito quasi dentro, visto che potrei benissimo servire il caffè ai passeggeri in transito sull’asse del Brennero, semplicemente allungando il vassoio fuori dalla finestra.

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Chi viene a trovarmi per la prima volta, rimane un tantino sconcertato dal rumore dei convogli, soprattutto se non fermano in stazione. È il caso questo dei merci, che passano talmente veloci da far tremare la casa. E non in senso metaforico. A volte le vibrazioni sono talmente forti, che le senti già molto prima che il treno sia visibile all’orizzonte.

Il flûte che cammina non è il titolo di un film horror, è un bicchiere che, dentro la mia cristalliera, se ne va a spasso giusto quel tanto da farti pensare a brindisi rimossi dalla mente, ma dagli effetti ancora evidenti, ché le stoviglie normalmente non si muovono da sole.

Dopo un po’ non ci fai neppure più caso, anche se ad essere sinceri la presenza dei treni negli ultimi anni è diventata molto più invadente, visto il numero degli stessi e vista la velocità con la quale passano da qui.

Quando sono nata c’era il passaggio a livello e una delle lezioni da imparare sulla strada per l’autonomia era proprio il sapersi rapportare ad esso. Il suono della campanella scandiva le giornate e capire come riuscire a oltrepassare i binari senza essere spianati dal treno era questione di sopravvivenza, ma non tanto perché il diventare un tutt’uno con la rotaia avrebbe potuto mettere fine alla tua vita, quanto piuttosto perché attenersi ai ritmi stabiliti dalla campanella avrebbe drasticamente ridotto il tuo preziosissimo tempo.

Le stanghe (=barriere) abbassate, che per il codice della strada hanno un significato preciso, per gli abitanti della via o per chi quotidianamente passava da qui non costituivano un ostacolo, ma diventavano piuttosto lo stimolo a dare il meglio di se stessi per trovare soluzioni interessanti per aggirarlo. Strategie precise, tempi da valutare, calcolo della probabilità: una vera scienza.

Ogni tanto c’erano degli imprevisti, ovvio. Come quella volta, in cui un tizio, evidentemente non troppo abile, aveva strisciato completamente il tetto della sua automobile, perché si era messo a fare lo slalom fra le barriere, calcolando male i tempi di chiusura delle stesse. Chi fosse il genio in questione non è dato sapere, ma il modello della sua automobile era stato sufficiente per qualificarlo. A distanza di anni ancora di ride per quell’episodio.

Anch’io naturalmente ho avuto le mie belle scocciature. In particolare ricordo il vano tentativo di una vigilessa, che non si capisce bene cosa ci facesse in queste lande dimenticate, di appiopparmi una multa, perché ero passata con le barriere abbassate. Non l’avevo vista, accidenti, troppe le persone accalcate in attesa del treno. E lei lì, sbucata dal nulla, con un sorriso malizioso stampato sulla faccia, che mi attendeva al varco. Solo pochi secondi per mettere a punto la strategia, mica potevo fermarmi a pensare in mezzo alla ferrovia, con il treno in arrivo oltretutto. Fu una performance di tutto rispetto la mia, lo devo ammettere. La zittii con una faccia di culo da manuale, dicendole chiaramente che io non avevo la minima intenzione di perdere le mie giornate al passaggio livello e che poteva tranquillamente procedere. La vigilessa rimase paralizzata dalla lingua biforcuta di quella ragazzina impertinente, ma apprezzò evidentemente la mia sfacciataggine, perché ne uscii indenne (e con un sorriso a trentadue denti, che lei naturalmente non vide mai).

Poi costruirono il sottopassaggio e le scene epiche diminuirono drasticamente, anche se le poche da raccontare raggiungono livelli eccelsi (come quella volta in cui un tizio riuscì ad infilare la scala con la sua automobile, motivo per cui l’amministrazione comunale decise di piazzare un paletto nel bel mezzo della stessa onde evitare il ripetersi di simili follie).

Purtroppo, però, i racconti divertenti lasciarono il posto a tristi resoconti di degrado, a disgustosi episodi di incuria, a preoccupanti situazioni di abbandono. La rabbia degli abitanti del quartiere divenne ordinaria amministrazione. Il fastidio, lo sconcerto, il malessere, specie negli ultimi anni, divennero tangibili.

Negli ultimi anni iniziative eclatanti

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… e proteste, alle quali ho partecipato in prima persona, hanno cercato senza successo di richiamare l’attenzione dell’amministrazione pubblica sulla tragica situazione del nostro sottopassaggio.

EPSON MFP image

(L’Adige – 23 novembre 2012)

A volte, però, succedono pure i miracoli …

Il 30 giugno 2015 è stato presentato a Trento un progetto molto importante per la città. Si chiama Futura Trento (questa la comunità su Facebook).

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Futura Trento.

Bene comune.

I giovani si prendono cura di spazi urbani.

Il bello ci salverà

L’obiettivo è quello di sviluppare un’economia condivisa e fare di Trento una Smart City, città intelligente, nella quale il capitale umano, sociale, ambientale e l'innovazione si incontrino per migliorarla.

I giovani sono stimolati a mettersi in gioco per acquisire consapevolezza delle proprie potenzialità, valorizzando le proprie competenze e mettendole a disposizione dell’intera collettività. Saranno i giovani a re-immaginare il contesto urbano, riappropriandosi degli spazi urbani e ridefinendone gli usi. Saranno co-responsabili nell’attuazione di misure di sostenibilità ambientale e nella presa in carico di alcuni spazi urbani, attraverso forme espressive giovanili legate all'arte e allo sport.

Una fitta programmazione di eventi – caffè dibattito, video-interviste, salotti sociali - stimoleranno una riflessione partecipata sui giovani e gli spazi della città. Workshop, contest, giochi urbani e installazioni coinvolgeranno i giovani in maniera diretta nell’opera di riqualificazione di alcuni spazi pubblici della città.

Ecco allora che nell’ambito di un progetto così grandioso sono nate iniziative encomiabili, che hanno risolto brillantemente problemi apparentemente insolubili.

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(fonte)

La creatività e la fantasia hanno saputo rendere il nostro sottopassaggio un luogo quasi magico, dove immagini variopinte permettono alla mente di vagare e di perdersi in viaggi immaginari dentro luoghi sconosciuti, in situazioni ogni giorno diverse.

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Ad ogni passaggio un nuovo dettaglio, un diverso particolare, una storia che nasce. Il Pripi e io ci stiamo divertendo un sacco, devo ammetterlo, ma ciò che importa soprattutto è che la gente è contenta. Non si sentono più lamentele, prima molto frequenti. Si percepisce soddisfazione, si commenta con piacere, si trae un sospiro di sollievo.

Al momento, incredibilmente, nessuno sfregio su queste opere d’arte, che hanno portato l’arcobaleno sotto casa mia e che ci hanno fatto capire, ancora una volta che, volendo, si può.

Un grazie di cuore, dunque, a Futura Trento e ad Educativa di Strada (Cooperativa Arianna) – qui il profilo Facebook – fantastico partner in questa avventura, che ci hanno restituito una parte della città.

Jpeg

 

Questo post partecipa per il rotto della cuffia alla coloratissima raccolta di novembre.

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12 commenti:

  1. Nella mia città è stato fatto lo stesso x le pensiline alle fermate del tram. Bellissimo

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    1. Effettivamente, Liria, le pensiline sono un altro luogo, dove il degrado di solito è evidente.
      Meno male che, pure lì, ogni tanto, si fa qualcosa.

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  2. A mio nipote e al suo gruppo, invece di premiarli per aver tolto del grigiore in zone molto brutte e abbandonate, gli hanno fatto imbiancare tutto per coprire i loro graffiti, e vi assicuro davvero belli.
    Speriamo che anche il nostro sindaco capisca come valorizzare la città.

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    1. Rosy, fammi capire, ma l'iniziativa è partita dal nipote e dal suo gruppo?

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  3. Beh, questa è arte, peccato che non tutti lo capiscano!!!
    Credo e spero vivamente che prima o poi chi siede ai vertici (a livello comunale) capisca che certe zone hanno proprio bisogno di "Vita!"
    In ogni caso stupendo il tuo articolo, sarcastico e pungente al punto giusto ;D

    Maira

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    1. No, non sono in tanti a capire, Maira. Purtroppo.
      Il mio articolo è nato sull'onda dell'esasperazione.
      E sono stata persino buona. Pensa tu!

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  4. Sai Fede anche nel mio paese era stato indetto un concorso per artisti di graffiti e alcune vie erano diventate di colpo più particolari e attraenti ... una bella visione anzichè lo sporco e il sapore di vecchio ....belli i tuoi ricordi e il tuo post coinvolgente anche stavolta ....
    p.s. cerco tra le foto per trovarf quello creato per la via in cui lavoro ... baci

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    1. Giusi, ci credo. Vuoi mettere un po' di colore rispetto allo sporco e al vecchiume che ci circonda?
      Curiosa di vedere le tue foto.

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  5. Belli, bellissimi. Troppo spesso viene accostata la parola "graffiti" all'idea di muri imbrattati. Chi fa graffiti realizza delle opera d'arte urbane. Come tutte le opere d'arte c'è bisogno di studio e di progettazione. I graffitari spesso faticano a trovare "muri idonei" e ad avere i permessi per dipingere le loro opere ed è per questo che poi vengono multati e viene fatto loro ripulire. Quando hanno il permesso di dipingere, come in questa circostanza, si esaltano e vengono fuori dei capolavori! (Si capisce che ho un amico graffitaro???)

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    1. No, Barby, si capisce semplicemente che sai guardare oltre.
      Cosa che i più non fanno.
      Ma la gente è ignorante. E neppure poco.

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  6. Caspiterina che belli questi murales! Iniziativa che dovrebbe essere d'esempio in tantissimi luoghi. Ce n'è bisogno e i giovani quando raccolgono queste sfide fanno miracoli! bello davvero questo progetto!!
    Ma tu pure che passi con le stanghe chiuseeeeee.....matta sei!!
    Io fossi stata nella vigilessa non mi sarei fatta abbindolare ;-D

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    1. Eccerto che passavo con le stanghe chiuse!!! Ma tu hai idea di quanti treni passavano - ancora passano - in certi orari???
      Però, ad onor del vero, passavo solo quando arrivavo dalla parte ci casa mia, perchè la visibilità era totale e rischi non se ne correvano. Arrivando dalla città questo non sempre era possibile, troppo rischioso.

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