Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

13 ottobre 2015

Siro - Francesco Vidotto

01In un momento di scarse e distratte letture, ché il girovagare per il web mi sta di nuovo portando lontano dalle amate pagine cartacee, voglio raccontarvi di un libro, che ho letto già da un po’ e che continua a mandarmi segnali abbastanza insistenti dal davanzale, su cui l’ho appoggiato. Davanzale interno, si capisce, perché di solito non metto i libri fuori dalla finestra.

Ti decidi a parlare di me? Sì, effettivamente avrebbe pure ragione, perché certe storie vanno fatte conoscere. Non che Francesco abbia necessariamente bisogno della mia recensione, ché mi pare che di libri ne stia già vendendo parecchi, ma io mi sto affezionando a questo giovane scrittore, al suo modo di narrare, alle sue storie così semplici eppure così intense e mi fa proprio piacere condividere con voi qualche pensiero su questa mia lettura.

Siro dunque.

Un diario di pelle vecchio di oltre cinquant’anni con dentro una storia tutta scolorita, macchiata di vino, di sudore e di tante lacrime.

Una storia dura come la pietra, terribile e dolce, tenuta segreta, celata nel silenzio della gente di paese, nascosta in un passato lontano riportato a galla per caso una mattina di febbraio del 2005. Una storia d’amore e rassegnazione: la storia di Siro.

Siro è un pastore con mani callose e scarpe grosse. Vive insieme ai suoi fratelli e alla madre una vita misera all’ombra delle Dolomiti, resa ancora più difficile da un padre alcolizzato e violento.

Guarda con occhi lucidi i bambini che vanno a scuola e desidera più di ogni altra cosa imparare a leggere finché, un giorno di mezza estate, la maestra Roberta gli regala un abbecedario.

Siro studia lassù nei pascoli d’alta quota, in compagnia solamente del suo gregge e conosce mondi fantastici e lontani. Il cuore gli si gonfia di curiosità e lo spirito si raffina.

I suoi occhi celesti e intelligenti, un giorno di mercato, incontrano quelli di Vera. Fra loro nasce un amore di una passione profonda e travolgente. Un amore sano, unico e impossibile a causa l’ostilità violenta del padre di lei.

Siro si rassegna alla propria sorte, abbassa gli occhi, stringe forte i pugni e se ne va con le guance umide di lacrime senza immaginare quali feroci trame il destino avrebbe ordito su di lui.

Ne verrà a conoscenza un po’ per volta, inghiottendo bocconi taglienti e amari fino ad invecchiare e a guardare con stupore, dal tavolo di un’osteria, con un bicchiere di rosso stretto in mano, quale sorpresa la vita può ancora riservare. Dopo tante sconfitte e così tanto dolore, finalmente una goccia di miele, una goccia piccola, dolce e preziosa. Una goccia soltanto che vale una vita intera.

(Siro, Francesco Vidotto, Minerva Edizioni)

Che cosa ho trovato in questo romanzo? Tanto, tantissimo.

C’è la natura. Maestosa. Incontaminata. Onnipresente.

La montagna era di una dolcezza infinita.

Le notti in montagna a volte sono maledette. In particolar modo d’inverno. Il tempo pare cristallizzarsi proprio come l’acqua dei torrenti. Sotto lo strato di ghiaccio blu e trasparente non la smette di scorrere ma a vederla da fuori pare immobile.

Ne avevo visti di animali nei boschi però ogni volta era una meraviglia … Sembravano tutt’uno con la natura. Non come noi che si vedeva lontano un chilometro che eravamo uomini. Un’altra cosa insomma. Loro erano natura. Natura e basta.

C’è la vita dura della gente di montagna. Che non lascia scampo e alla quale, prima o poi, si fa pure l’abitudine.

Mia nonna mi raccontava della strega dell’Antelao, quella che vive nel castello di ghiaccio blu scuro e trasparente nei pressi della cima. Mi diceva che in novembre, subito dopo i morti, iniziava ad alitare sui paesi e sulle montagne per soddisfare il suo bisogno di anime e quell’alito se ne prendeva alcune e le portava via. Io da bambino ci credevo. Durante l’estate guardavo con curiosità questa vetta vertiginosa. Da ragazzo poi ci credetti ancora più disperatamente a quella fiaba perché mi bruciava non trovar una ragione per tanta miseria.

C’è la violenza. Che lascia segni indelebili nel corpo. Che marchia l’anima.

Ancora sento la fibbia in ferro sulla mia mano. L’indice schioccò e si ruppe.

C’è la dignità. Che risponde alla violenza. Che permette di sopravvivere.

Non sentimmo un solo fiato di mamma, solo alcuni gemiti ruvidi del Nane e il cigolio della branda. I gemiti divennero via via più intensi. Sembrava un maiale … La mamma fece capolino poco più tardi. In ordine.

C’è la guerra. Che ferma il tempo. Che distrugge le famiglie. Che intontisce i paesi di montagna. Folle e incomprensibile come ogni guerra.

Non voglio raccontare di quel periodo perché abbisognerebbe solamente lui di un libro e della capacità di scriverlo. Troppi sono stati gli accadimenti e troppo dense le emozioni, i sentimenti, i dolori.

C’è il dopoguerra. Che rimette in moto le lancette dell’orologio. Che riporta a casa le persone. Che fa ripartire la vita.

La gente del Cadore, come d’altronde la gente d’Italia e del mondo, si apprestava a ricucire quella ferita profonda con punti di sutura fragili e improvvisati.

C’è la solitudine. Del corpo e dello spirito. Che forse si riesce a placare. O forse no.

Allora Siro, adesso ti mostro come si fa. Si abbassò i pantaloni, si mise in piedi dietro a lei, si toccò fino ad essere pronto, si avvicinò alla pecora e iniziò a fare quello che doveva.

C’è l’amore di una madre e c’è l’amore di un figlio. Forte, sacro, indissolubile.

Parlai piangendo per quasi un’ora o più. Lei non disse un parola. Credo non mi avesse mai visto piangere … alla fine del racconto mi accarezzò la testa e disse solo “el me bòcia”

E mia madre ... Una quercia nella mia vita. Una donna solida. L’unica persona che avesse dato un senso  a me e ai miei fratelli.

C’è l’ignoranza. Quasi un vanto, un qualcosa da salvaguardare, da proteggere.

L’ignoranza fa bene alla testa, al cuore e alla panza.

A che mi servono tre figli se uno legge anziché pascolare le greggi?

C’è l’amore per i libri. Sconfinato. Salvifico.

Ho divorato volumi di ogni genere.

Quanti titoli, quante parole e quanti ricordi legati a serate quassù.

La lettura mi rende più … libero.

C’è l’amore. Quello della vita. Che è vita. Che va oltre. Nonostante tutto.

Ero perduto negli occhi della ragazza che gli stava accanto.

Se esisteva l’anima gemella per me quella era Vera.

In pochi minuti eravamo ritornati intimi come un tempo e i suoi occhi e i miei di nuovo brillavano.

Era bella e io, in fondo al cuore, probabilmente provavo ancora qualcosa per lei. Forse il sentimento di un storia che non si conclude e rimane a mezz’aria nello stomaco finché si ha respiro.

C’è l’umiliazione. Di chi non può fare nulla e si sente impotente.

Ho saputo dell’incidente.

“Immagino non possiate pagare” disse lui invece.

“Bene”, ribadì lui, “allora tu ora scrivi due righe a Vera”.

 C’è il dolore. Implacabile.

Disse quelle parole con tale ira e fermezza che non ebbi dubbi sulla loro verità. Le sentii entrare nella carne come la lama affilata taglia il gozzo di una pecora.

D’un tratto lei alzò  inaspettatamente gli occhi e incrociò i miei che la spiavano da distante. Rimase immobile ma io mi accorsi che la sua espressione cambiò. Smise per un attimo di respirare. Potei per poco percepire i suoi pensieri. Mi voltai e me ne andai svelto.

Non c’era più posto per la speranza. Per il sogno.

Ormai le carte erano state date e per me era stata una mano sfortunata.

C’è un ciondolo. Simbolo di quell’amore.

Era un ciondolo che avevo intagliato da un corno di cervo legato con un legaccio di cuoio. Una sorta di dente di lupo. L’avevo scolpito l’indomani della prima notte lassù nella malga con Vera.

C’è, infine, il riscatto.

Mi bloccai con la parola ferma in aria davanti alla bocca.

Ero immobile con il corpo e con la mente. Cristallizzato in un momento che mi sembrava un’eternità.

Feci un cenno di saluto, bevvi un sorso di rosso e lo guardai sparire verso la piazza, fiero della pasta di cui era fatto.

Tutto questo è Siro.

Anche qui, come in Oceano, una vita intera per capire il senso di un’esistenza apparentemente priva di significato. Ancora un personaggio meraviglioso, che ci sa emozionare. Di nuovo un finale a sorpresa.

Nella vita tutto può succedere, persino l’impensabile.

E se andate a leggere il racconto di come questo romanzo è stato pubblicato, vi renderete conto che è davvero così.

22 commenti:

  1. Ma FederTopa fammi capire... ti sei innamorata di Viadotto? Ti passa la cagnotta per scrivere sto post? Sei la sua recensitrice ( o recensora... o recensore femmina) personale?
    Perché se non e’ cosi allora devo proprio andare a comprare un suo libro e leggerlo perchè deve essere proprio bravo :-)
    Anzi Fede da quale mi consigli iniziare?

    Come al solito, chapeau alla tua bravura :-)

    Un bacio
    Il Lupo

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    1. Sí, mi sono innamorata del Viadotto autostradale, che mi passa la cagnotta!
      Ahahahah, ma lo sai che alla tua età devi usare gli occhiali per scrivere?
      Comunque no, non mi sono innamorata di Vidotto (VI-DOT-TO, ripeti Ricky, su, su!). Oddio, gran figo, eh.... ma potrei essere sua madre.... penso si possa trovare di meglio.
      Non sarai mica geloso, vero?
      Naturalmente ADOROTI sempre.

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    2. Allora sei bastarda inside peggio di me, che non e’ cosa facile.... E per una cavolo di A scappata dalla tastiera... la prima kazzata che scrivi la faccio battere dall’ Ansa così impari... comunque se vuoi andare su un viadotto guarda che sia bene alto... non si sa mai :-)
      Io geloso? Di Vidotto? No no io sono all’ antica... mi piace ancora ... beh la rima la faccio fare a te ;-)
      Sai che sei sempre nei miei pensieri... fino a che non troverò’ il modo di eliminarti piccola maledetta Topetta ;-)

      Un bacio
      Il Lupo

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    3. Ahahaahahh, visto che roba, Ricky???
      Diciamo che un po' di bastardaggine è insita nella mia natura.
      Diciamo, sopratutto, che ho avuto modo di allenarmi bene negli ultimi dodici anni.
      Ma non ho capito .... tu butteresti una piccola, tenera, innocua Topetta da un viadotto autostradale?
      Ma non lo sai che il maltrattamento di animali è un reato penale?

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  2. Chapeau anche da me. Ma quanto brava sei? Dovresti scrivere anche tu libri e descrivere così bene le tue montagne. Ti adoro, Angela

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    1. Libri io? Angela, ma non saprei neppure da che parte cominciare. Magari fossi in grado di scrivere un libro! Penso che sia una delle cose più incredibili che si possano fare nella vita.
      Un abbraccio, cara

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  3. Mi hai incuriosito. Recensione molto bella

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    1. Grazie, Liria.
      Ho letto solo due dei suoi libri (ma ho già "Zoe" sul comodino) ma mi piace veramente tanto.
      Dei due - e così rispondo pure al Lupo - consiglierei Oceano.
      Libro più maturo. Sta decisamente un gradino sopra.

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  4. Che bello Federica ... mi piace proprio anche questo... perchè??? me ne sono già innamorata ... perchè ci piace... gli stessi gusti ... sempre romantici ... sempre un po difficili ....è un mistero !!!
    ma tu sei proprio brava ....e vera ... un abbraccio grande e pieno di affetto ,,,
    giusi

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    1. Io e te, Giusi, dovremmo farci una giornata insieme .... libri e film. ....
      In fondo non eravamo Thelma e Louise?

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  5. Mi hai proprio incuriosito Federica!
    E complimenti per la recensione! Sei veramente brava!
    Un abbraccione Maria

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    1. Ciao, Maria, grande libro, sì!!!
      Ne vale sicuramente la pena!

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  6. Curiosa di scoprire questo autore, lo metto in lista.... grazie Federica per la voglia che sempre sai sprigionare in me! ;) Un abbraccio!

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    1. Beta, obiettivo raggiunto allora!!
      Baci

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  7. I libri che si stanno accumulando sul comodino un bel po' di libri, ma un posticino per questo lo trovo!

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    1. C'è sempre posto per un libro in più sul comodino!

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  8. Mi hai incuriosito molto Fede! recensione bellissima, mi sono commossa a leggere i frammenti di libro che hai scelto. E sono andata a curiosare la storia della pubblicazione, ma figo veramente questo Vidotto! E il suo personaggio promette di non essere da meno.
    Grazie <3 <3 <3

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    1. Figo veramente, Fab!
      Una trovata geniale la sua!

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  9. Che bello...! Federica, Grazie

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  10. se ne avesse bisogno o meno (della tua recensione) io non lo ....così come non sapevo della sua esistenza.... so che ora mi devo per forza (ma direi più per piacere) trovare / ritagliare un altro po' di tempo..... perchè per quel che ho (intra)visto già mi piace....molto direi!
    Sarà che son di parte, perchè veneta, sarà che son di parte, perchè amo i libri, sarà che son di parte, perchè la squitty si chiama come me ! (il mio secondo nome è come il tuo...del primo ancora ti devo una chiacchierata!), sarà che son di parte perchè ha pure partecipato alle selezioni per il premio Tenco a Sanremo (dove abito...e finalmente non solo Festival!), sarà che son di parte perchè è anche istruttore sub, sarà che son di parte e stop! altrimenti non finisco più.....
    Buona serata e ......grazie Federica!!! a presto.....

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    1. Magalì ...... sarà che è meglio correre a comprare il libro?

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