Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

30 dicembre 2015

Calendario dell’Avvento 2015 - Come è andata a finire

In un anno in cui il Natale è stato decisamente sottotono – zero lavoretti, zero post natalizi, zero atmosfera proprio – il Calendario dell’Avvento ha fatto la parte del leone, accapparrandosi tutte le attenzioni di grandi e piccini, ops piccino.

È stato un successone, lo devo ammettere. Il Pripi si è divertito un sacco e l’apertura del bigliettino serale ha creato un rituale fisso, che ricorderemo per parecchio tempo: lettone, pigiama, apertura e lettura del foglietto, videocamera per commemorare l’evento, macchina fotografica per immortalare gli aggiornamenti del post.

Una bella avventura, sapete? Cominciata, vissuta e – ahimè - finita. Già un po’ mi manca.

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La sera di Natale, preso tutto l’occorrente, ci siamo messi al lavoro, cioè il Pripi si è messo al lavoro, per ricostruire la filastrocca.

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7 dicembre 2015

Voglio la luna! - Quando la Sindrome di Down diventa magia

Il teatro è magia. Lo è per definizione.

Ricordo con nostalgia gli anni dell’abbonamento alla stagione teatrale. Tante compagnie, tanti spettacoli, tante emozioni. Tutto racchiuso ora in una scatola colorata, dove ci sono tutti, ma proprio tutti, i biglietti delle rappresentazioni alle quali ho assistito. Biglietti e brochure di presentazione lì a fermare il tempo e il ricordo, che altrimenti sarebbero volati via.

Ho imparato ad amare il teatro moltissimi anni fa - ero ancora al liceo - quando fui quasi trascinata ai primi spettacoli dal mio antico fidanzato, attore in una filodrammatica locale e appassionato del genere. Ci sono tornata poi, più recentemente, con le amiche: qualche evento qui e là tanto per vedere, se ancora mi ricordavo come si faceva. Ci ho preso gusto, infine, con il consorte, che per molte stagioni ha condiviso con me questa passione.

Poi è arrivato il Pripi e il teatro è stato accantonato, un po’ come accade con tutte le passioni, che si devono mettere da parte, quando i pargoli entrano a far parte della nostra vita. Immagino sia un po’ così per tutti. Ma certi amori non muoiono mai, aspettano solo il loro tempo e l’occasione giusta per riprendere vigore.

A Trento, da vent’anni, la rassegna Anch’io a teatro con mamma e papà delizia i pomeriggi dei bambini e dei loro genitori, ai quali viene data pure la possibilità di intrattenersi con la compagnia ospite dopo lo spettacolo grazie alla formula Pomeriggio a Teatro, che prevede anche una merenda insieme.

Jpeg

Ma il Centro Servizi Culturali S.Chiara, quest’anno, porta avanti pure un importantissimo progetto, che si chiama Diritti negli occhi. Un percorso che, attraverso iniziative diverse, fra cui alcuni spettacoli teatrali, mira a sensibilizzare sui diritti dei bambini e dei giovani. Rappresentazioni pensate per i bambini certamente, ma che offrono il punto di vista dei più piccoli, che non si limitano ad essere fruitori, ma diventano parte attiva nella tutela dei loro diritti. Arte e cultura, dunque, come spunto di riflessione, ma soprattutto come strumento di azione.

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Nell’ambito di queste due importantissime iniziative si colloca lo spettacolo, cui abbiamo assistito ieri pomeriggio al Teatro Cuminetti.

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Fabio è nella sua cameretta, alle prese con i suoi giochi ma soprattutto con comandi, raccomandazioni e rimproveri della mamma. Non è per niente tranquillo, gli sembra che le cose non vadano mai come lui vorrebbe e di non poter far niente per cambiarle. Finché una notte, come per magia, viene svegliato da un soffio di vento e si accorge che lì, proprio nella sua camera, è venuta a trovarlo la luna! E’ bellissima, grande, luminosa… giocano insieme e poi lei, così come è arrivata, scompare. Fabio non è mai stato così felice. Decide che vuole averla a tutti i costi e parte per una fantastica avventura alla fine della quale riesce a catturare la luna e a portarla in camera sua. Gli sembra che tutti i suoi problemi siano finiti per sempre, solo che Fabio non sa che nel mondo, senza più la luna nel cielo, i problemi sono appena cominciati (fonte).

Non vi voglio dire di più, perché una performance del genere non può essere raccontata, ma va vista, va assaporata, va vissuta. E lo potete fare anche subito, per fortuna, visto che il video integrale si può trovare sul canale Youtube del Teatro Pirata di Jesi, la compagnia teatrale che, da qualche anno, la sta portando in scena.

Voglio, però, condividere con voi quanto ci ha spiegato alla fine dello spettacolo Simone Guerro, regista di Voglio la luna. Con ironia e con una magistrale bravura ha saputo prevenire le prevedibili domande dei bambini ai loro genitori: Mamma, perché quel signore parlava in modo così strano? Papà, perché si muoveva come un pinguino, forse perché è così grasso?

Simone ci ha così raccontato la storia di Fabio – Fabio Spadoni – incontrato casualmente in un laboratorio di recitazione per disabili. Un ragazzo che, con una forza e una determinazione che hanno dell’incredibile, ha voluto la luna e la luna è riuscito a catturare. Non solo nello spettacolo, ma soprattutto nella sua vita.

Fabio, affetto dalla Sindrome di Down, ha un giorno deciso di voler fare l’attore e, nonostante le difficoltà oggettive – due anni e mezzo per imparare la parte – è riuscito a diventarlo. Attore professionista, che porta a casa la busta paga, come è stato sottolineato fra una battuta e l’altra.

Fabio, che proprio in questi giorni si recherà a Parigi, dove debutterà all’Odèon-Théâtre de l’Europe nel ruolo di Agamennone.

Fabio che, vedendo il mondo con gli occhi di un bambino, ha saputo inseguire un sogno, il suo sogno, e lo ha saputo realizzare.

Quando Fabio ci ha detto che voleva fare “l'attore del teatro col microfono” abbiamo sorriso di circostanza, ma poi è arrivata l'idea di questo spettacolo. Fabio ha costruito con noi il suo clown, la sua maschera, esaltando le caratteristiche della sua personalità e sviluppandola su registri comici. Ha lavorato da vero attore, con serietà e precisione non comuni, creando un personaggio unico, la cui simpatia è pari solo alla poeticità, donando a una storia “normale” la fragile e incomprensibile bellezza della vita (fonte).

Uno spettacolo che non poteva che avere lui come protagonista, perché suo è il punto di vista nella narrazione. Fabio dunque è diventato parte attiva nella tutela dei suoi diritti. L’arte è stata per lui uno strumento d’azione.

Fabio è stato certamente molto fortunato, perché ha trovato chi ha creduto in lui, chi lo ha sostenuto, chi ha lavorato con lui per realizzare il suo sogno. Ma è anche vero che lui ha fatto il primo passo, lui ha preso il coraggio, lui ha condiviso il suo sogno.

Tempo fa, girovagando per il web mi sono imbattuta in questa citazione, che non sono in grado di attribuire con certezza, visto che l’ho trovata variamente associata a Schopenhauer, a Che Guevara, a saggi indiani. Ovunque stia la verità, mi pare importi poco, il messaggio è quello che conta. I sogni, per essere realizzati, non vanno tenuti dentro di noi, vanno condivisi.

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Ecco allora il grande significato di questo meraviglioso spettacolo: la luna è di tutti, la luna è un diritto, perché tutti – grandi e piccini – hanno diritto di sognare. È così che Fabio, dopo aver catturato la luna, sul palcoscenico così come nella realtà, decide di condividere con un gesto magico e poetico la sua esperienza, regalandola al suo pubblico.

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(fonte)

Se non è magia questa!

VOGLIO LA LUNA!

Spettacolo finalista al Premio Scenario Infanzia 2010
Spettacolo VINCITORE PREMIO EOLO AWARDS 2013 - Miglior Progetto Educativo per il Teatro Ragazzi e Giovani

 

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05. scritte

 

Aggiornamento del 27.03.2017

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3 dicembre 2015

Graffiti Art e riqualificazione urbana

Abito da sempre vicino alla ferrovia, anzi si può dire che ci abito quasi dentro, visto che potrei benissimo servire il caffè ai passeggeri in transito sull’asse del Brennero, semplicemente allungando il vassoio fuori dalla finestra.

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Chi viene a trovarmi per la prima volta, rimane un tantino sconcertato dal rumore dei convogli, soprattutto se non fermano in stazione. È il caso questo dei merci, che passano talmente veloci da far tremare la casa. E non in senso metaforico. A volte le vibrazioni sono talmente forti, che le senti già molto prima che il treno sia visibile all’orizzonte.

Il flûte che cammina non è il titolo di un film horror, è un bicchiere che, dentro la mia cristalliera, se ne va a spasso giusto quel tanto da farti pensare a brindisi rimossi dalla mente, ma dagli effetti ancora evidenti, ché le stoviglie normalmente non si muovono da sole.

Dopo un po’ non ci fai neppure più caso, anche se ad essere sinceri la presenza dei treni negli ultimi anni è diventata molto più invadente, visto il numero degli stessi e vista la velocità con la quale passano da qui.

Quando sono nata c’era il passaggio a livello e una delle lezioni da imparare sulla strada per l’autonomia era proprio il sapersi rapportare ad esso. Il suono della campanella scandiva le giornate e capire come riuscire a oltrepassare i binari senza essere spianati dal treno era questione di sopravvivenza, ma non tanto perché il diventare un tutt’uno con la rotaia avrebbe potuto mettere fine alla tua vita, quanto piuttosto perché attenersi ai ritmi stabiliti dalla campanella avrebbe drasticamente ridotto il tuo preziosissimo tempo.

1 dicembre 2015

Calendario dell’Avvento 2015 - Gli Omini del Bosco raccontano una storia - Chi gioca con noi?

Dopo il Treno dell’Avvento dell’anno scorso, ho pensato che, onde evitare di uscire di casa, un calendario di dimensioni più contenute potesse essere più adeguato, per soddisfare le esigenze di un appartamento, che sta per collassare sotto il peso degli addobbi natalizi, albero incluso.

È così che ho recuperato dall’armadio quella confezione di Holzspatel, che avevo comprato a Kreativ nello scorso settembre e che avevo già quasi del tutto dimenticato.

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L’idea di farci degli omini mi è venuta praticamente subito: ventiquattro omini schierati in fila, pronti per accompagnare il Pripi al Natale. Il venticinquesimo, che non poteva certo mancare, il Natale stesso.

Ma come fissare quei bastoncini fra di loro? Andando alla ricerca di un supporto adeguato, mi sono imbattuta in un pezzo di polistirolo, il fratello maggiore di quello, che avevo usato l’estate scorsa per sostenere i miei spiedini di frutta. Certo ad esso bisognava dare un vestito più adeguato, decisamente natalizio, che ho ricavato da un pezzo di pannolenci rosso.

Il pannolenci è stato prima incollato al polistirolo e poi fissato, nella sua parte posteriore, usando la tecnica del patchwork su polistirolo, incidendolo cioè con un taglierino e infilando la stoffa nella fessura creata.

I lati della tavola di polistirolo sono stati poi rivestiti con due pezzettini di pannolenci, ritagliati della forma e della misura adeguata.

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Dopo opportune prove per centrare i futuri venticinque omini, ho incollato i miei Holzspatel in una fila lunga e ordinata, non lasciando fessure fra l'uno e l'altro.
 
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Gli occhi dei miei omini sono stati ricavati incollando con la colla a caldo tutta una serie di occhietti mobili, posizionati naturalmente a coppie, ma ad altezze diverse.

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Con l’aiuto di uno dei bastoncini di legno, ho ritagliato da alcuni pezzi di pannolenci, verde e bianco, tanti capellini, che naturalmente ho incollato sulla testa dei miei omini.

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Lunghe striscioline hanno invece dato forma a vestitini, verdi e bianchi, con uno scollo molto stilizzato, che ho incollato sotto gli occhi.

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La decorazione, come sempre in questi casi, è stata la parte più divertente: fiocchetti di lana rossa, motivi natalizi …

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… strane chiocciole create con steli di ciniglia…

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e ancora piccole toppe di iuta e vari tipi di bottoni.

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Con mano malferma e capacità calligrafiche sempre limitate, ho scritto i numeri dei giorni, inizialmente facendo un mezzo pasticcio con il pennarello indelebile, poi recuperando, più o meno, con il pirografo (San Pyros, chiedo venia!). Lo vedo io, lo vedete voi, il pargolo manco se ne accorgerà, ne sono sicura.

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Ho quindi attaccato ventiquattro mollettine in legno, sempre con la colla a caldo. Solo ventiquattro, badate bene, perché ventiquattro saranno i bigliettini che il Pripi dovrà leggere per comporre la sua storia.

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Quale storia? Ma ovviamente quella che io ho preparato per l’occasione, improvvisandomi ancora poeta. Una storia magica fatta a pezzettini, che lui dovrà mettere insieme giorno dopo giorno, secondo la sua logica.
 
Ad ogni strofa corrisponde un biglietto, fissato alle mollettine in un ordine assolutamente casuale.
 
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Che cosa ne verrà fuori? Riuscirà a ricostruire l’ordine esatto delle strofe? Oppure la sua fantasia porterà ad un risultato migliore del mio?

Tanti sono gli omini, tanti i giorni che ci separano dalla conclusione. Le combinazioni sono infinite e, durante il nostro percorso, lui potrà correggere, cambiare, invertire.

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Stasera, all’ora della nanna, abbiamo aperto il primo bigliettino. Chi ha voglia di giocare con noi?

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Ogni giorno, a partire da domani, troverete qui sotto l’aggiornamento del post con la pubblicazione della quartina quotidiana. Questo, naturalmente, fino al 24 dicembre.

Il giorno 30, quando si chiuderà la magica raccolta del mese, pubblicherò un post con il finale della storia e la versione originale della stessa, nonché la versione partorita dalla mente della prole.

Dal 25 al 30 dicembre potrete inserire, nei vostri commenti, il link ad eventuali post con la vostra versione della filastrocca. Una filastrocca che, ovviamente, avrà il vostro finale.

Un gioco per grandi e per piccini, perché a Natale tutti amiamo giocare.
 
E perché anche questa è magia!
 
Buon divertimento! 
 
 
AGGIORNAMENTO: 1 dicembre 2015
 
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AGGIORNAMENTO: 2 dicembre 2015
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AGGIORNAMENTO: 3 dicembre 2015
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AGGIORNAMENTO: 4 dicembre 2015
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AGGIORNAMENTO: 5 dicembre 2015
 
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AGGIORNAMENTO: 6 dicembre 2015
 
 
AGGIORNAMENTO: 7 dicembre 2015
 
 
AGGIORNAMENTO: 8 dicembre 2015
 
 
AGGIORNAMENTO: 9 dicembre 2015
 
 
AGGIORNAMENTO: 10 dicembre 2015
 
 
AGGIORNAMENTO: 11 dicembre 2015

 
AGGIORNAMENTO: 12 dicembre 2015
 
 
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AGGIORNAMENTO: 16 dicembre 2015

 
 
AGGIORNAMENTO: 17 dicembre 2015

 
 
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AGGIORNAMENTO: 23 dicembre 2015

 
 
AGGIORNAMENTO: 24 dicembre 2015

 
 
Per sapere come è andata e conoscere l’ultima strofa, potete leggere qui.


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