Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

8 marzo 2014

Un treno per Carnevale (quando l’impossibile diventa possibile) - 3/4

(continua da qui)

Una volta verificata la fattibilità dell’elemento tridimensionale, che è quello che, sinceramente, mi preoccupava di più, il lavoro è stato relativamente semplice, forse un po’ lungo, ma nulla di particolarmente difficile.

Per prima cosa ho preparato il cartamodello. Se la mia insegnante di cucito avesse visto, come l’ho preparato, le si sarebbero rizzati i capelli in testa, perché ho semplicemente fatto distendere il Pripi sul foglio di carta velina e … l’ho contornato. Ok, non si fa, non si dovrebbe fare, ma io invece ho agito senza neppure troppi scrupoli. Comunque poi, e lo dico a mia discolpa, l’ho regolato con tanto di gomma, matita e squadra.

Una volta ottenuto il bambino di carta, l’ho messo sopra la stoffa prescelta: semplicissimo pile nero. Può essere che qualcuno di voi si domandi il motivo di una scelta del genere, un cotone non sarebbe stato preferibile? Per quello che avevo in testa io, sicuramente no. Anzitutto, visto che il Carnevale non cade in luglio, volevo non precludere la possibilità di indossarlo anche all’esterno (con sotto qualcosa di altrettanto pesante, naturalmente, visto che già ci si ammala abbastanza) e poi l’idea era di sfruttare la parte tridimensionale, una volta riposto il costume, come  giocattolo a sé e, proprio per questo motivo, serviva un tessuto morbido.

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Le fasi successive si possono descrivere con quattro semplici parole: segnare, tagliare, imbastire e cucire. La casacca è volutamente svasata per favorire eventuali corse (meglio pensare a tutte le possibilità!). Avevo anche considerato la possibilità di cucire un pantalone da mettere sotto, ma mi è parso un lavoro inutile, che non aggiungesse nulla in più.

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Arrivata a questo punto, ero quasi in fibrillazione, perché stava per cominciare la parte più divertente: ricreare il disegno di Chuggington …

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… e, soprattutto, cucirlo. Ma prima dovevo sincerarmi che la parte tridimensionale fosse proporzionata a questo secondo cartamodello.

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E dunque sì, cara Cristina, hai vinto il premio per l’Indovina dell’Anno 2014, perché proprio dalla pancia del mio bimbo sarebbe spuntata la locomotiva. Bravissima!

La ricerca delle stoffe giuste per trasformare in realtà il mio disegno è stata una vera goduria, anche perché ho potuto riutilizzare ritagli, che giacevano inutilizzati da un sacco di tempo e che, come sempre succede in questi casi, quasi non ricordavo nemmeno.

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L’ultimo avanzo della mia tovaglia natalizia è diventato il corpo principale del treno.

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Con del cotone blu (lo stesso dei cuscinoni della camera del  Pripi) ho creato il tetto e la parte inferiore.

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Recuperando un pezzettino di lenzuolo della culla, ho dato vita ai fari.

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Con un po’ di cotone bianco e un paio di cerchietti di pile nero ho fatto gli occhi.

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Gli originali tergicristalli del disegno sono diventati sì delle sopracciglia, ma in forma più semplificata, perché la doppia striscia colorata, che – come si vede qui – avevo già tagliato, mi pareva appesantisse troppo l’espressione del treno. Anche le ruote sono state ritagliate dal medesimo rettangolo di cotone verde, con il quale avevo foderato un altro dei cuscinoni della cameretta.

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Il respingente, infine, ha riportato alla luce la stoffa arancione usata per confezionare le lenzuola del lettino.

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Come si vede nell’ultima immagine, ho fatto una specie di prova generale, fissando i vari pezzi con degli spilli: prima di cominciare a cucire, volevo essere ben certa del risultato, anche perché il tempo cominciava a stringere e mancava meno di una settimana al Giovedì Grasso 2013.

Ma l’imprevisto, anzi gli imprevisti, erano in agguato.

Poco prima di terminare le ruote, la bobina del filo mi è caduta sul pavimento, ammaccandosi e impedendo al filo di scorrere. Inutile che vi spieghi il dramma: un costume da finire e la macchina da cucire fuori gioco. Pare incredibile, ma questo piccolo oggetto apparentemente insignificante …

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… ha più potere di quanto si pensi. Naturalmente questo tipo di inconvenienti si verificano nei momenti meno opportuni (giusto prima di cena, circa venti minuti prima della chiusura del negozio e, naturalmente, a pochissimi giorni dalla festa a scuola). La corsa verso la merceria è stata da Guinness, me lo ricordo bene (per fortuna che il negozio non dista troppo da casa mia), ma non avevo molta scelta. Sono entrata nel negozio praticamente senza neppure il fiato per parlare (il ché dà certo l’idea della mia forma fisica smagliante), per scoprire che questa bobina non ha nessun problema! No, perché io di solito attraverso la città come una matta, rischiando l’infarto, perché non so come passare il tempo? Ma allora ditemelo, che mi faccio curare! Eventualmente, in caso di problemi, la possiamo ordinare! In caso di problemi? Ma il problema c’è, mica me lo sono inventato! E la bobina mi serve adesso! Picche.

Rientrata a casa, esausta e abbastanza scocciata (per essere educati, eh!), ho constatato che l’operazione effettuata dal gentile commesso (regolare la vite della bobina) non era servita assolutamente a niente, la macchina ancora non funzionava. Così mio marito ha cominciato ad esaminarla, pietosamente, scoprendo che effettivamente il metallo si era piegato, impedendo il corretto scorrimento del filo, e con l’aiuto di una pinzetta è riuscito a riparare il danno, salvando di fatto la possibilità di completare il costume.

Ma avevamo fatto i conti senza l’oste, perché il Pripi, tre giorni prima del Carnevale, si è ammalato ed è subito parso chiaro, che non ci sarebbe stata la possibilità di partecipare alla festa della scuola materna e di indossare il bel costume che ormai era in dirittura finale.

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Io però gli avevo promesso un treno per Carnevale e un treno avrebbe avuto, febbre o non febbre. Quindi ho continuato il lavoro, con molta fatica in verità, visto che con lui ammalato il tempo per cucire davvero non riuscivo a trovarlo e anche con un tantino di delusione, perché mi sarebbe tanto piaciuto vederglielo addosso.

Ho rivestito la locomotiva con il pile nero, partendo dai due cilindri più piccoli (caldaia e fumaiolo); le parti laterali sono cucite a mano con un sottopunto.

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Prima di cucire il cilindro più grande, ho applicato il faro, perché mamma, abbiamo dimenticato di mettere il faro! Vero, l’avevamo davvero scordato. Per fortuna ero ancora in tempo. Anche qui sottopunto a go-go.

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Non restava che inventare un sistema per poter unire la locomotiva ormai terminata (sottopunto, sottopunto, sottopunto) …

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… al resto del costume, ma anche un modo per sorreggerla, visto che comunque, per quanto leggera, da sola non poteva certo stare su. Una cintura (fatta scorrere in un passante appositamente cucito sul retro) e una cordina (legata a due anellini laterali) sarebbero serviti allo scopo.

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Il risultato, devo dire, era molto soddisfacente, ma sarebbe dovuto passare un anno intero per vedere il costume addosso a mio figlio.

E voi dovrete aspettare ancora un’altra puntata (l’ultima, giuro).

(continua)

9 commenti:

  1. Wow! !! Addirittura indovina dell'anno?!?! No, non direi, ma sei davvero bravissima a descrivere, permettendo così alle immagini di formarsi direttamente nella mente.... e sei bravissima a realizzare qualsiasi cosa.... sai chi mi ricordi? McGiver o la bimba dell'elastico Gadget ( si scriverà così? !?)... ad ogni problema trovi una soluzione! Clap clap! !!!

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    1. Diciamo che ho la testa dura e, se mi metto in mente una cosa ...

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  2. Questo sta diventando un giallo, dopo la bobina e la malattia... temo di scoprire cosa verrà dopo!
    Che impegno e devozione alla causa, complimenti ^_^

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  3. Nooooooooooooooo il bimbo ammalato noooo dimmi che è guarito in tempo! e nooooooooooooooooooo ancora devo aspettare per vedere l'ambito costume!!
    Sadica. Brava geniale, ma sadica. :P
    :D

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    1. No, non è guarito in tempo.
      Ok, un po' sadica lo sono!

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  4. Che ingegnossima realizzazione... giura che la prossia volta lo vedremo finito... =)))
    Daniela

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    1. ...ovviamente volevo dire: prossima.

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    2. L'ho giurato sopra!
      Sì, ancora una (anche perché, sennò, sai che palle con 'sto treno!)

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