Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

26 settembre 2013

Il quaderno delle parole

01. copyrightOggi ho finalmente terminato un lavoro di quelli che lo devo assolutamente finire, perché se aspetto ancora un po’ rischio di combinare un guaio,  quei lavori cui tieni molto, ma che per le solite ragioni di tempo non cominci mai e continui a rimandare, perché è un lavoretto rapido e lo posso fare quando voglio.

L'idea non è mia, sinceramente non ci avevo mai pensato, ma di una mia amica che, qualche anno fa, mi raccontò di avere un quaderno sul quale annotava le parole più buffe o le frasi più divertenti dei suoi due figli. Ma che forte, lo faccio anch’io!

24 settembre 2013

Rock garden e dintorni (parte seconda)

(continua da qui)

23d. copyrightLasciar perdere va bene, ma fino ad un certo punto, perché si poteva anche rinunciare a togliere il tronco, ma di sicuro non si poteva lasciarlo così: o lo si valorizzava, mettendolo in evidenza (ma come?) oppure lo si nascondeva del tutto. Il giardino era ancora un ammasso non ben definito di materiale accantonato in modo disordinato e cominciai a guardarmi in giro alla ricerca di qualche ispirazione. Trovai così alcune pietre dai contorni poco definiti, dall’aspetto rustico e cominciai a fare alcune prove.

23 settembre 2013

Rock garden e dintorni (parte prima)

23c. copyrightUna delle cose più brutte, ma veramente brutte, che abbiamo trovato nella casetta di campagna è stata il grande albero.

Albero … beh, diciamo che tecnicamente lo era anche, essendo dotato di radici e di tronco, di rami e di foglie, ma definirlo così era proprio fargli un complimento.

Era un cipresso, ma mica di quelli che a Bólgheri alti e schietti  van da San Guido in duplice filar, perché io i cipressi del Carducci li ho visti (anzi mi son quasi fatta venire un infarto in quel lungo giro in bici sulle colline toscane ) e vi garantisco che non ci si avvicinava neanche volendo e che di alto e schietto c'era poco. Ma non assomigliava neppure ai cipressi panciuti del cimitero, che voglio dire, non ti fanno di certo impazzire, ma almeno svolgono un ruolo preciso e sono decorosi.

21 settembre 2013

Nuvole rosa

Avete mai pensato quante cose ci perdiamo quotidianamente nella nostra vita? Quante cose non facciamo, perché non possiamo, perché siamo impegnati con qualcosa di diverso, perché ci troviamo dall'altra parte del mondo, perché non ci interessano, perché non abbiamo coraggio di sperimentarle?

Un pensiero del genere, me ne rendo conto, è assolutamente assurdo, perché siamo solamente uomini con una sola vita a disposizione, una vita che comporta scelte precise, una selezione degli interessi, una lista delle priorità, doveri e tempi da rispettare.

16 settembre 2013

In Patagonia - Bruce Chatwin

In Patagonia

Ho appena terminato, o meglio, ho appena abbandonato uno dei libri più noiosi che io abbia mai letto. Ma non doveva essere un capolavoro e, come si legge sulla quarta di copertina, il libro simbolo di tutti i viaggi?

L’ho cominciato per curiosità, perché ce l’avevo già in casa, perché è noto per essere un libro di culto (e ogni tanto bisogna anche cimentarsi in letture che forse non sono proprio nelle nostre corde, ma fanno parte della patrimonio culturale mondiale).

Non ho mai letto libri di viaggio e, quindi, non sono la persona più adatta ad esprimere giudizi in materia, ma – caspita – se sono tutti così, non penso che ne leggerò altri.

Il libro parte bene, non c’è dubbio, con l’immagine del pezzettino di pelle di brontosauro conservata come una reliquia nella credenza della nonna. E la cosa ti acchiappa subito, te lo vedi proprio il ragazzino sognante davanti al mobiletto chiuso. Ma la verità, dopo molti anni, salta fuori e il brontosauro non è più tale e si trasforma in un milodonte o bradipo gigante. E questa è la prima bufala.

Purtroppo non è la sola, perché speravo, durante la mia vacanza al mare, di viaggiare e vedere la Patagonia attraverso gli occhi di uno che ci è stato, che l’ha vissuta e che ci ha pure scritto un libro (famoso oltretutto) e, invece, mi sono annoiata a morte. A dirla tutta mi sono anche addormentata con il libro in mano alcune volte, figuratevi.

Mi sono domandata più volte, se sono io che non arrivo a comprendere la grandezza del Signor Chatwin oppure questo libro è stato leggermente sopravvalutato. Mi sono consolata, leggendo su Anobii, che non sono la sola a pensarla così.

Il libro mi è parso slegato, con continue interruzioni (tutti questi aneddoti storici, queste leggende, questi riferimenti al folklore, ai banditi, ai personaggi più strani erano davvero necessari?) che distolgono l’attenzione da quello che il viaggiatore vede, sente, odora. Ma me la vuoi mostrare questa Patagonia, sì o no? Dove diavolo è il pathos?

L’unico personaggio che mi è piaciuto, che mi ha emozionato … oddio, parola grossa …  è stata Miss Starling un’inglese piccolina, agile, con corti capelli bianchi, polsi sottili e uno sguardo estremamente deciso. Colei che, per fuggire ad una vita monotona, aveva cominciato ad interessarsi ai cespugli fioriti del vivaio inglese in cui lavorava. Le piaceva immaginarseli liberi e selvatici, sulle montagne o nelle foreste, e nella sua immaginazione viaggiava nei luoghi segnati sui cartellini. Alla morte della madre era riuscita finalmente a scappare e a viaggiare. Aveva visto i pascoli sudafricani avvampare di fiori; e i gigli e i corbezzoli dell’Oregon; le pinete della Columbia Britannica; e la straordinaria flora selvatica dell’Australia Occidentale …… i giardini di ciliegi e i giardini Zen di Kyoto e i colori autunnali a Hokkaido.  Arrivata in Patagonia, aveva realizzato uno dei suoi sogni (Ho sempre desiderato coltivare un giardino nella Terra del Fuoco) e aveva ancora molti progetti in testa, perché aveva deciso di visitare il Nepal per vedere le azalee. Non è davvero mai troppo tardi, per realizzare i propri sogni.

Sono arrivata, stringendo i denti, fino a pagina 214; ho tentato per ben due volte di continuare e arrivare al traguardo finale (che sono poi una quarantina di pagine?); ho letto qualche recensione, perché detesto abbandonare i libri e volevo trovare una chiave di lettura più giusta per apprezzare il capolavoro.

Ma poi perché? Questo Chatwin è veramente odioso. Ma avete idea di quanti pranzi ha scroccato a girovagare in Patagonia?

 

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10 settembre 2013

Lettera a un bambino mai nato - Oriana Fallaci

02. Lettera a un bambino mai nato

Mi ricordo benissimo il momento in cui questo libro uscì: si parla dell’ormai lontanissimo 1975. Ero alle elementari e, dunque, non mi potevo rendere conto pienamente della portata dell’evento. Ma mi ricordo il gran parlare che se ne faceva, veniva nominato alla radio e alla televisione, era recensito sulle riviste. E, naturalmente, arrivò anche in casa nostra.

L’ho sempre visto nella libreria della mia mamma, con la copertina ormai scolorita, una vecchia edizione del Club Italiano dei Lettori, ma non mi era mai venuto in mente di leggerlo, mai l’avevo preso in mano, mai l’avevo considerato. Immagino che il suo colore grigio ormai sbiadito sia sempre stato un bel deterrente, perché, quando decido di leggere, vado spesso a istinto e un’edizione troppo seria, mi rendo conto, spesso mi blocca.

L’anno scorso, però, avevo letto Un uomo, anche quello da sempre sullo stesso scaffale, e ho finalmente conosciuto Oriana. Inutile dire che è stato amore sin dalle prime pagine. Così, prima delle ultime vacanze, sono andata senza esitazione a recuperare il grigio volume, attendendo con ansia la prima giornata di spiaggia per cominciarlo.

L’incipit è folgorante, è diretto, ti catapulta subito dentro il libro. Mi piacciono gli inizi di questo tipo. In poche righe l’autrice arriva al nocciolo della questione: e se nascere non ti piacesse?

Interessante prospettiva questa, chi l’ha detto che nascere sia automaticamente bello? La vita non è certo una passeggiata, non lo è per nessuno, è fatica, è dolore, ci sono pericoli in agguato.

L'elencazione martellante degli aspetti negativi dell'esistenza non mi pare, però, il riflesso della disillusione di questa donna, come ho letto su alcune recensioni; non riesco a vedervi odio per il mondo e per la vita. Colgo, invece, solo il grande amore per il bambino che si sta formando dentro di lei, l'innato istinto di protezione verso una creatura indifesa, la sua creatura.

E non ravviso, in questi continui avvertimenti, sottolineati da racconti di vita vissuta, negatività. No, davvero! Io vedo semplicemente un’analisi lucida e spietata della realtà. Questo è quello che ci aspetta, non siamo ipocriti, la vita è sacrificio, è una sfida continua. Certo poi, nella realtà delle cose, non tutti partono sulla stessa linea di partenza, questo non lo possiamo certo negare, ma anche le situazioni apparentemente più felici a volte nascondono drammi esistenziali non facilmente intuibili dall'esterno.

Quindi, piccolo, fai attenzione, stai in guardia fin da subito.

Siamo ben lontani dall'immagine sdolcinata della maternità, quella tutta rosa confetto delle riviste specializzate, quella di una pancia beatamente cullata su una sedia a dondolo, quella di bavaglini ricamati in atmosfera da Mulino Bianco.

Ma siamo ben lontani anche dall’assurdo terrorismo di certe mamme super esperte che, con un certo sadismo, enumerano a te che ti sei recentemente scoperta incinta, tutte le sfighe che ti possono capitare, cioè no, quelle che ti capiteranno sicuramente.

Noi qui ci troviamo di fronte ad una donna che prende atto della nuova realtà, tra normali sbalzi di umore, tra dubbi legittimi, tra paure più che comprensibili. Una donna realista che analizza fin da subito le conseguenze della sua scelta di portare avanti la gravidanza, i cambiamenti che ci saranno, nel suo corpo, nel suo lavoro, nella sua vita in generale.

Parliamoci chiaro, nessuna di noi è realmente preparata a questi cambiamenti, un conto sono le parole e un conto sono i fatti. Ti insegnano a fare così e così, a procedere secondo dogmi, a fare questo o quello, perché così si deve fare, ma le variabili sono tantissime, troppe, non ci sono certezze. Ogni gravidanza é diversa, non ci sono regole universali, strade giuste da seguire. La maternità é un qualcosa di talmente personale, anche se ci avvicina tutte, che ogni esperienza é una storia a sé.

Ho sempre creduto che il libro fosse autobiografico, ma ho recentemente letto che non è così, o almeno non si ha la certezza. Mi pare impossibile, però, che una donna che non si sia trovata realmente in questa situazione, che non abbia provato quelle emozioni e non abbia vissuto davvero quel dramma, possa scrivere un libro del genere. Certe cose o le vivi sulla tua pelle oppure non le capisci, anche se ti sforzi. Per questo sono contenta di non aver letto il libro prima di essere mamma, perché probabilmente non l’avrei apprezzato e compreso fino in fondo.

Mi sono trovata subito in sintonia con questa donna che, non senza porsi interrogativi, va dritta per la sua strada. Quando ho saputo di essere incinta sono scoppiata a ridere e, ridendo, sono andata avanti, facendo solo quello che avevo voglia di fare, soprattutto turandomi le orecchie per evitare il non richiesto bombardamento di consigli, pareri e norme da seguire. Ho anche sbagliato su certe cose, ovvio, mica sono la scienza infusa, ma ho vissuto serenamente, godendomi ogni istante della mia pancia. La situazione non è certo paragonabile: io ho un marito, lei è sola; io non lavoro, lei ha una carriera; lei mi pare piuttosto giovane, io non lo ero più tanto. Ma l'ho sentita molto vicina, comunque.

Ho trovato geniale il sogno-processo in cui i vari personaggi presenti, i giudici, non sono altro che la metafora dei diversi punti di vista sulla vicenda. Si alternano sugli scranni con ritmo incalzante un medico all'antica, una dottoressa moderna, il commendatore (cioè il datore di lavoro), l’amica, il padre del bambino, i genitori. Tutti dicono la loro, tutti hanno la loro verità, tutti difendono con veemenza la propria opinione.

Ma questa donna, in definitiva, è da assolvere o da condannare? È stata sfortunata in quel viaggio in macchina oppure è stata incosciente ed egoista? È stata tutto sommato sollevata dalla perdita del bambino, una scocciatura in meno, oppure il suo dolore é stato immenso?

La risposta la dà lo stesso bambino, che parla nel sogno con voce di adulto: ciascuno di loro ha detto una verità, e tu lo sai: me lo hai insegnato tu che la verità è fatta di molte verità differenti. Sono nel giusto coloro che ti hanno accusato e coloro che ti hanno difeso, coloro che ti hanno assolto e coloro che ti hanno condannato. Però quei giudizi non contano. Tuo padre e tua madre hanno ragione a rispondere che non si può entrare nell’anima altrui.

Un inno alla vita questo libro, nonostante il tragico epilogo.

Davvero imperdibile.

 

AGGIORNAMENTO DEL 28.07.2016

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1 settembre 2013

Pasta fredda con salsa di yoghurt

15 copyright ridotta per titoloQuella che vi regalo questa mattina è la reinterpretazione di una ricetta che da anni si trova nei miei raccoglitori di cucina e che si intitola Sedanini al salmone. Purtroppo mi è impossibile citare la fonte esatta, perché il semplice ritaglio di giornale non riporta più il titolo della rivista da cui l’avevo ritagliata.

Fra gli ingredienti si trovano il salmone affumicato, i gamberetti, il sedano, lo yoghurt e la senape. Un accostamento insolito, ma che normalmente piace molto.