Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

26 dicembre 2013

Di influenza, di antibiotico-droga e di un Natale di emme

ANTIBIOTICO MERDACari lettori, sono tornata!

Mi siete mancati, mi è mancato il mio blog, mi è mancato scrivere, raccontarvi i preparativi per il Natale (che in verità non ci sono stati), mi è mancato leggere gli articoli delle mie amiche blogger, mi sono mancati i vostri commenti (anche se, ovviamente, non c’era nulla da commentare), mi è mancato commentare i vostri post (anche se qualche riga, fra un delirio e l’altro, l’ho pure lasciata, non mi ricordo dove però), mi sono mancati i gruppi di cucito su Facebook, mi sono mancati quelli creativi, quelli di maglia, di riciclo e tutti quelli cui sono iscritta.

Eravamo rimasti alla mia influenza, ve lo ricordate? Banale influenza con febbre alta e nulla più. Però, dopo cinque giorni di febbre a 38°-38,5, mi sono un pochino rotta le palle ed ho chiamato la mia dottoressa, chiedendo se non fosse il caso di prendere l’antibiotico. Perché vabbè essere pazienti, ma io, nelle settimane prima di Natale, avevo anche qualcosina da fare. Così, con la febbre dal 9 dicembre, il giorno 13 ho cominciato a prendere l’antibiotico.

Nei giorni precedenti stavo benissimo, febbre a parte, niente raffreddore, niente tosse, niente dolorini fastidiosi. Sapete quelli che ti prendono le ossa e non ti mollano più fino a quando non sei guarito? Ecco quelli. Addirittura – e questo è un vero mistero – mi è passato il mal di schiena (che io ho spesso e volentieri). Sono riuscita persino a dormire in pancia, cosa che non ero in grado di fare, dacché sono rimasta incinta (quindi poco più di sei anni fa). E già qui uno comincia a porsi delle domande sui tipi di influenza che girano adesso, anche perché nell’influenza dello scorso febbraio la mia schiena è stata letteralmente massacrata e ne è uscita davvero male. Quindi, ditemi voi, come mai questa nuova epidemia miracolosamente mi fa passare tutte le magagne alla schiena? Mah …

Nel momento in cui ho cominciato a prendere l’antibiotico, ero convinta di cavarmela in fretta. Vi dirò ero pure contenta: cinque giorni praticamente a letto (non sono abituata alla febbre così alta) si erano tradotti in riposo forzato, cazzeggiamento davanti alla tv (che io non guardo), servizio pasti direttamente a letto (quando mai?), diritto a dormire anche nel pomeriggio e – udite, udite – calo drastico del peso (voglia di mangiare pari a zero), tanto che mi è venuta in mente l’iniziativa di Tutte in forma per il Natale di Sabrina e mi son detta Non ho partecipato, perché sono fondamentalmente pigra, eppure potrei sbaragliare le altre concorrenti con quasi 4 kg persi in una settimana! Insomma, cari amici, c’era pure da riderci su!

Poi, però, ho smesso di ridere in fretta. L’antibiotico ha cominciato a farsi sentire fin da subito. Sorvolando sui soliti effetti collaterali di un antibiotico (che però raramente ho provato) tipo leggera diarrea e stomaco massacrato, è stato interessante fare conoscenza con altri ben più noiosi: sapore metallico costantemente presente in bocca; sapori, odori e rumori percepiti fortissimi (entrare in cucina e sentire puzza costante non mi pare molto normale, neppure  provare fastidio nel sentire le notizie alla radio con il solito volume, ma neanche sentire l’amaro molto amaro e il dolce troppo dolce).

E fin qui, ancora, uno pensa ok, gli antibiotici sono una porcheria e si sa, è solo che questo è più porcheria degli altri, ma questo mi è stato dato e posso sopravvivere.

Il punto è, miseria, che questo è nulla rispetto a quello che si è verificato dopo. L’antibiotico ha portato disturbi del sonno (più cercavo di dormire e più cercavo il buio e il silenzio e peggio stavo), pulsazioni che dalla base del collo salivano su fin dietro le orecchie (tanto che l’ultima notte credevo mi venisse un ictus) e – ciliegia sulla torta – disorientamento e disturbi alla concentrazione.

In pratica mi è andato in pappa il cervello. Ho fatto cose che solo a raccontarle mi vengono i brividi. Ve ne racconto alcune fra le più assurde: mettere i calzini di cotone a mio figlio per andare a scuola (nello stesso cassetto, in due scatole diverse, ci sono quelli di cotone e quelli di lana); andare al supermercato (perché passata la febbre ho cominciato ad uscire) e mettere la farina, ben tre pacchi, nel carrello di un’altra signora; arrivare a casa convinta di aver comprato il latte detergente (avevo la lista della spesa), cercarlo in tutta la casa e scoprire poi, guardando lo scontrino, che non l’avevo preso (con l’aiuto di mio marito che io manco ci avevo pensato a controllare). Ma la più mitica di tutte è stato cercare la vestaglia (che dopo una settimana di influenza avevo messo a lavare) sullo stenditoio (dove ovviamente non c’era), nel cesto delle cose da stirare (dove non poteva essere, perché non l’avevo lavata) e nel cesto delle strazze sporche (unico posto possibile, no?) dove però ancora non c’era. Ho chiesto a mio marito dove fosse, visto che non c’era in nessuno di questi posti. Impossibile sei sicura? E io ero sicura non ci fosse. Insomma avevo svuotato il cesto del bucato sporco dalle tre cose in croce che c’erano dentro e non c’era. Mio marito, scettico, è venuto a controllare e – orrore – io l’avevo pure presa in mano e non l’avevo vista.

Sorvolo sullo stato pietoso in cui si è ridotta casa mia nel frattempo; mio marito è stato bravissimo ad accudire il Pripi e me, ma non poteva certo fare i miracoli. Quindi per due settimane abbiamo vissuto in un porcile, con mucchi di cose da stirare, con bucati da fare e con cose lavate in maniera assurda, perché io – che non stavo più a letto – cercavo anche di fare qualcosa, facendo, in fondo, ancora più casino di prima.

Nella normalità io sono una persona ordinata e organizzata che – di solito – ha sotto controllo tutto quanto (soprattutto le cose importanti), che sa cosa c’è in frigo e quante mutande ci sono a disposizione nel cassetto, che fa dieci cose insieme e riesce ancora a trovare posto per l’undicesima e che fa di questa mia caratteristica il suo punto di forza.

Ho sperimentato la follia, cari lettori, e vi assicuro è stato uno choc, mi sono presa una paura folle e, ancora oggi, sono prostrata, perché appena ho sospeso quel veleno, ho comunque dovuto assumere un altro antibiotico, perché non ero ancora guarita dall’influenza normale. Ho dovuto/voluto recuperare in due giorni gli arretrati di casa, per arrivare a Natale con una casa perlomeno decente, quindi domenica scorsa mi sono attaccata all’asse da stiro e lunedì ho pulito tutta la casa. Alla sera ero praticamente uno zombie!

Aggiungo solo che, a complicare il quadretto, ci sono state proprio nella settimana in cui ho assunto questa droga, tutta una serie di impegni inderogabili che mi hanno creato ancora più ansia e confusione: la festa natalizia alla scuola materna con tanto di lanternata per le vie della città (e non sarei mancata neppure morta), che mi ha vista scorazzare a destra e a manca per scattare foto su foto (cui non avrei mai rinunciato); altre cose da concludere per la scuola materna (che volevo partissero già prima delle vacanze, perché faccio parte del Comitato di Gestione ed erano veramente importanti), i regali di Natale per tutti i nipotini da terminare.

Ma poi ci sono state rogne familiari da risolvere – chi non ha casini che a Natale esplodono in tutto il loro splendore e che, nonostante si tenti di tenerle lontano da casa, in fondo, rovinano il clima natalizio?; abbiamo avuto una gomma bucata della macchina; la visita improvvisa di un amico che non si vedeva da quasi due anni; ci sono stati i regali per il Pripi bloccati in una magazzino chissà dove e non sono ancora arrivati (prima volta che ci succede in tanti anni che compriamo online) con il conseguente caos che ne è seguito (corsa folle per recuperare almeno un gioco).

Avevo mille progetti per le settimane prenatalizie: giochi e letture con mio figlio, lavoretti da fare o completare, post da scrivere, iniziative cui partecipare e … non ho fatto nulla!

La Vigilia è stata ok, da mia mamma, con mio fratello e la sua famiglia. Nonostante il mio aspetto raccapricciante e la stanchezza accumulata mi sono anche divertita.

Ieri, invece, ho passato il Natale solo con mio marito e mio figlio. Volutamente e per mille motivi. E’ stata una bella giornata, serena, tranquilla, senza rotture di palle (che ho chiuso risolutamente fuori dalla porta). Niente abiti eleganti o trucco per mascherare la mia faccia spettrale, ma non ho rinunciato alla mia tovaglia natalizia (ve l’avrei voluta davvero mostrare) e neppure al servizio bello bello. Ho pure fatto un delizioso, ma semplice, pranzetto di pesce: a questo almeno sono arrivata!

Che dite, cari lettori, mi sono salvata in corner? Modifico il titolo oppure lo lascio? Si accettano consigli!

Ah, dimenticavo, se vi siete domandati, perché non ho sospeso l’antibiotico-droga e perché non ne ho parlato con la dottoressa, vi dico io come è andata. Quando le ho telefonato dopo due giorni, non sono stata in grado di spiegarle gli effetti folli che mi provocava, ma le ho raccontato solo i normali sintomi tipici di un antibiotico cui, giustamente, la dottoressa ha dato scarsa importanza e ha giudicato non sufficienti per sospendere il trattamento. Manco la lucidità di raccontare quello che mi stava succedendo, vi rendete conto?

Io ci vado sempre cauta con le medicine, ma dopo questa esperienza – vi giuro – sarò ancora più attenta e, tutto sommato, penso potrò permettermi di diventare anche un tantino paranoica.

Adesso sono più o meno pronta per ripartire … molto più o meno.

Un abbraccio, cari lettori!

P.S. Ho riletto varie volte questo post e non so quanto il mio italiano, oggi, sia fluente o corretto. Se trovate errori – e immagino ne troverete – portate pazienza, sono ancora sulle nuvole.

6 commenti:

  1. Beh, il post mi sembra bello chiaro quindi hai riacquistato la lucidità!!
    Sono contenta che alla fine tu abbia trascorso un buon Natale...dopo tutte queste avventure te lo sei meritato!!

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    1. In effetti comincio ad uscire dalle nebbie. Certo non sono un fiorellino appena sbocciato e sono leggermente stanca, ma, insomma, non lamentiamoci troppo, c'è chi sta peggio!

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  2. ciao! Finalmente sei tornata! E come al solito, che ridere! :-) Anche per noi Natale a casa da soli con le orsette per malanni vari... è stato uno spasso!

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    1. Yeahhhhh, I'm back! (faccio un po' la brillante, così mi tiro su il morale). So che hai passato il Natale solo con papà Orso e le Orsette, me lo ricordavo. Però, Stefania, che vuoi di più dalla vita per il giorno di Natale? Marito e figli, casa tua e tranquillità. Per quel che mi riguarda, nonostante la sfiga del periodo, il Natale così, noi tre da soli, è stato favoloso!

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  3. Cara Squitty, proprio un bel periodo di m! Dai che è passata...riprenditi presto, tanto miele, propoli e pappa reale, fidati, funziona! Un abbraccio, non troppo forte che sei ancora un tantino debilitata!

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    1. Grazie, mia cara. Seguirò i tuoi consigli! Un po' zombie ancora sì, ma l'abbraccio fisso fisso riesco ancora a riceverlo e a ricambiarlo!

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