Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

28 novembre 2013

Stirare in allegria - La filastrocca di fine anno

Ve la ricordate quella famosissima e vecchissima canzone di Umberto Tozzi che citava una donna che stira cantando? Beh, io quando stiro non canto (non mi pare il caso), quando stiro scrivo poesie. Non è un'abitudine, perché in verità è successo una sola volta, ma è stato un esperimento interessante. Quindi, rispondendo alla domanda di Carla E tu invece? Hai qualche trucco per alleggerire il lavoro che ti andrebbe di condividere con noi? (la trovate qui), vi racconto la mia esperienza.

Partiamo dal presupposto che stirare è alienante e non occorre che io mi dilunghi molto nell’analisi dei motivi, perché chi stira capisce subito cosa voglio dire. Non credo di conoscere nessuno nessuna che non abbia quotidianamente una catasta di panni da stirare (la mia attualmente è collocata in mezzo al salotto sopra l’asse da stiro, ché in lavanderia ormai neppure ci sta più): una presenza costante nella nostra vita, un’amica fedele, quasi una di famiglia.

Quando stiro – e lo faccio non perché sono una brava casalinga, ma solo perché a volte non ho scelta – cerco di impegnare il cervello in altro, ché il braccio tanto va in automatico e non se ne accorge di sicuro, se la testa vaga altrove. Dunque che faccio?

In genere guardo un film sul portatile collocato sopra la lavatrice (spesso anche due, se gli arretrati sono troppi). Altre volte ascolto la radio, ma normalmente mi annoio in fretta. Nella maggior parte dei casi sforno idee, peregrinando di pensiero in pensiero in cerca di brillanti soluzioni creative (questo perché non ne invento già abbastanza e la lista è troppo corta). Sempre più frequentemente uso l’Ipod, ma non certo per ascoltare la musica, quanto piuttosto per navigare nel web, per leggere la posta, per seguire i miei blog preferiti: vi garantisco che non è difficile, basta tenere il ferro in una mano e l’Ipod nell’altra.

Ma l’apoteosi delle mie attività davanti all’asse da stiro è stata raggiunta nel maggio scorso, quando, praticamente sommersa di panni da stirare, ho deciso che fosse il momento opportuno per cominciare a pensare come portare a termine un compito, che mi era stato assegnato qualche tempo prima.

Già da un paio di mesi alcune mamme della scuola materna avevano cominciato a ritrovarsi per decidere come organizzare la Festa di Fine Anno. Questi incontri erano una vera fatica, credetemi, soprattutto perché le poverine erano costrette ad assaggiare ogni volta una torta o un dolcetto diverso preparato dalla nostra cuoca, piccole sorprese che erano sempre una vera goduria del palato.

Decisi i giochi e le attività per quella giornata, si presentò il dilemma su cosa regalare al personale della scuola. Si voleva qualcosa di simbolico, non il solito regalino già visto. Così alla nostra segretaria (che era presente in quelle occasioni in ruolo di mamma) venne un’idea grandiosa. Non sono certo stupita di questo, perché è una persona con mille risorse e con grande fantasia. La sua proposta non era male: facciamo una poesia!

Ecco, notate per cortesia il verbo usato … facciamo. Analizziamo: se i miei ricordi di analisi grammaticale non sono troppo sbiaditi direi voce del verbo fare, tempo presente, prima persona plurale. Non si diceva così, quando si andava a scuola? Mi pare di sì. In ogni caso il concetto implicito nell’uso di tale verbo parve essere noi insieme faremo la poesia.

Il punto è che poi, girandosi verso di me con sguardo innocente, la mia cara amica rigirò la frittata, proclamando la potresti fare tu, visto che sei brava! Ma il tragico è che io, tranquillamente, risposi pure OK!

Uno sano di mente non dovrebbe accettare una proposta del genere senza averci pensato per almeno cinque minuti. Ma io, se l’idea è buona, se questo significa mettermi in gioco, se la sfida mi prende subito, non sono capace di dire di no. Ma poi, scusate, anche Leopardi aveva pur cominciato da qualche parte, no?

Mi appaiono ora, ripensandoci, meno chiari i motivi per cui si desse per scontata la mia bravura. Suppongo si facesse riferimento alle misere tre strofette, create per modificare un racconto sulle spezie, che avevo inventato l'anno precedente nella medesima occasione. Erano venute bene, lo ammetto, ma un conto sono tre strofe, un conto è un’intera poesia. Fra il resto, poi, mi indicarono pure il tema da seguire … parlare della scuola … e non mi pare fosse un argomento molto facile.

Così il giorno in cui la Torre di Pisa (che pende che pende e mai viene giù) si era trasferita a casa mia, costretta a legarmi all’asse da stiro proprio per evitare questo crollo, mi misi a pensare alla suddetta poesia, cominciando ad annotare sull’Ipod (vedete che serve?) qualche parolina, qualche idea, degli spunti che mi sarebbero potuti servire per assolvere pienamente al mio compito.

Non so come, ma - quasi un dono divino - il poema nacque proprio in quel pomeriggio di primavera. E, a parte due strofette che aggiunsi un paio di giorni dopo, alla sera ebbi compiuto il mio dovere.

Esaltata dal risultato, presa probabilmente da manie di protagonismo (e quando mi ricapita un’occasione del genere?), mi offersi anche di impaginare  la poesia, perché – vedete – un’idea già mi frullava in testa. Sì, perché funziona sempre così, non arrivi ad archiviarne una che sei già lì pronta con un’altra! Però, dai, non è fantastico?

L’operazione fu portata avanti in gran segreto: nessuno, e dico proprio nessuno, ebbe il permesso di vedere l’anteprima, tanto meno la nostra segretaria che, in quanto parte del personale della scuola, aveva diritto al suo regalino di fine anno. Con gesto democratico, comunque, avevo chiesto alle altre mamme, se preferissero un’anticipazione o se volessero la sorpresa. Ebbi carta bianca.

Quanta fiducia, eh? Però, dai, il rischio per loro era limitato, perché in caso di fiasco la figuraccia sarebbe stata solo mia. Ed io, del resto, non potevo certo permettermi di mandare all’aria la buona riuscita della festa con un fiasco colossale. La poesia sarebbe stato il regalo per tutte le maestre, le tate, la cuoca e per la segretaria.

Ma la storia non finisce qui, perché poi mi occupai anche del confezionamento dei papiri stampati e di mettere a punto l’idea che, come ho detto sopra, già si stava facendo largo nella mia testa. Di questo, però, vi parlerò un’altra volta, anche perché – porca miseria!– sto aspettando che la mia amica-mamma-segretaria-della-scuola si decida a farmi avere le fotografie del cesto pronto per la consegna, nonché il video della mia performance di quel giorno (questo, tranquille, ve lo risparmio).

Per intanto vi mostro la poesia impaginata e, se vi chiedete perché sulla cornice della stessa compaiano scritte misteriose tipo mamma pasticciona, caffelatte, goccettine, un vero disastro e aiuto e vedete il foglio cosparso di gocce marroni, nonché l’immagine di una tazza rovesciata, beh … vi invito a seguire il seguito di questo racconto.

Vedi, Carla, quanto creativa può essere una giornata davanti all’asse da stiro?

Filastrocca JPG.jpg con copyright 

Aggiornamento mi sono resa conto che il testo della poesia non risulta molto leggibile. Quindi, affinché vi venga voglia di chiedermi un autografo, trascrivo il testo qui sotto.

Filastrocca di fine anno,
senza titolo, ma non è un danno;
è una storia per tutti, che racconto felice,
silenzio! sennò divento... urlatrice.

Come una scimmia urlo, sbraitando
e vi assicuro non sto giocando;
ascoltatemi bene, ecco il perché:
vi dico adesso chi dentro c'è!

Ci siam dentro tutti, chi più e chi meno,
il tempo volerà in un baleno;
poesia o sonetto, chissà che cos'è,
scopritelo adesso, guardate con me.

È giunta ormai l'estate,
abbasso le nevicate;
la pioggia se ne è andata,
facciamo una risata.

Le vacanze sono vicine,
battiamo le manine;
mare o monti, chi lo sa?,
per intanto siamo qua.

Maestre e tate, cuoca, segretaria
celebriamo in questa giornata straordinaria;
le salutiamo con riconoscenza,
poco prima della vicina partenza.

Ci rivedremo a settembre un pochino abbronzati,
con grembiule e ciabatte di nuovo attrezzati;
qualcuno, però, non tornerà
e quanta nostalgia di certo avrà.

Ricominceremo senza paura,
ogni giorno un avventura;
i libroni di nuovo riempiremo,
cosa faremo lo scopriremo.

Intanto, bambino appena arrivato,
ti presentiamo questo mondo dorato:
la Scuola Zanella, tanto antica e tanto bella,
assomiglia un po' ad una stella.

Ma per le stelle della scuola
siam come fiori dentro l'aiuola;
ci accompagnano verso la vita,
quanti bambini, una storia infinita.

Scelto il contrassegno
siamo certi ne sarai degno;
solo il destino ti porterà
nella classe che vorrà.

Scoiattolino o coniglietto?
Poco importa, sarà un diletto;
le settimane sempre piene:
gite, giochi, feste insieme.

Mamme e papà, state tranquilli,
qui ci tolgono tutti i grilli;
se in testa ci vengono, li strappano via,
con molta dolcezza e un po' di allegria.

La prima che trovi è la Donatella,
un po' una mamma, un po' una sorella;
canta e balla con sorriso smagliante,
quando cucina è sempre pimpante.

Con lei la Iolanda più minutina,
capelli corti da ragazzina;
pare severa, ma è un impressione fugace,
quando le parli, sta' certo, ti piace.

Poi c'è l'Elisa dal viso armonioso,
che pare quella del quadro famoso;
il cuore batte, è tanto bella,
anche in palestra pare modella.

Andando oltre guarda chi trovi,
fra i coniglietti già ti ritrovi;
c'è la Carmela, ma è ancora li?
L'aveva mio cognato che è passato di qui!

Poi ti giri un attimo e resti di stucco,
un grattacielo in aula, ci deve essere un trucco;
alzi lo sguardo, mooooolto all'insù,
la Luciana sorride e non ci pensi più.

C'è anche la Katia, non scordiamola mica,
carina, gentile, proprio un'amica;
siam fortunati, che dire di più?
Forza, bambino, vieni anche tu!

C'è la Rosalba in fondo in fondo
con pesci e meduse che nuotano in tondo;
vedrai il posticipo che amenità:
tuffi e nuotate in quantità.

Teacher Serena insegna l'inglese,
c'è differenza col tirolese?
Parole nuove, una gran confusione,
facciamo errori a profusione.

Nuova è la Paola, arrivata da poco,
fra le due aule salta per gioco;
chissà che si inventa, stiamo a guardare
è troppo presto per giudicare!

All'ora di pranzo alla mensa arriviamo,
manicaretti di sicuro troviamo;
La Bruna in cucina cos'ha preparato?
Il piatto in fretta viene svuotato!

Al mattino, evviva, è l'ora di bere!
Le piante reclamano pinte intere;
annaffiatoio in mano, corre zelante,
la Maria Rosa le bagna all'istante.

La scuola si apre c'è la Maria,
senza le chiavi tu non vai via;
come San Pietro ti spalanca la porta,
se provi a fuggire, non ti conforta.

I pesciolini spariti, l'acquario è deserto,
la Stefania guarda l'aula con molto sconcerto;
si son divertiti, questo è indubbio,
sempre a riordinare, ma cribbio!

C'è un ultima tata che sa rincuorare,
attento bambino, stai a guardare;
ma certo è la Barbara, sempre così sorridente,
con lei ridiamo e scherziamo frequentemente.

L'Alessandra in ufficio, agenda alla mano
il suo pensiero a volte è lontano;
una ne fa, cento ne pensa,
mille lavori, perfino in dispensa.

Di lei dico ancora, c'è una ragione
la poesia ideò, ma me mise in prigione!
Lo sguardo convinto, mi fece poeta,
la mia rovina di certo è completa.

Io ci ho provato, mi son divertita,
le sfide son belle, questa e' la vita;
se vi ho annoiato, abbiate pietà,
prometto, mai più succederà!

Il gioco è finito, una grande follia,
prendete 'sta carta e portatelo via.

Voglio le mie fotooooooooooooooooo!

 

6 commenti:

  1. Stirare in allegria è un eufemismo! Comunque, da quando ho le orsette, ho riscoperto il piacere dello stirare: nessuno mi rompe le scatole per almeno 1 ora!!!! :-)

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    1. Perché tu stiri solo un'ora? Non mi capita mai!

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  2. oddio che ridere !!!!! giuro che mi fai morire ....la poesia è strabellissima io ho pensato ad ... un rotolo ....... una fantasia incredibile il lato bello di come si vedono le persone...siamo quasi sorelle con lo stiro ....e sai che ti dico ........la domenica mi tocca e ora comincio prima che cada la catasta ...... sei fantastica grazie di aver riportato queste pagine creative ....giusi

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    1. Un rotolo? Beh, in un certo senso ....
      Pensa che, quando l'ho confezionata, ho proprio fatto un rotolo .... ma ci devo ancora fare il post!!!
      Io ho stirato sia lunedì che ieri ..... cesta sgombra!!!!! (ogni tanto accade)

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  3. Ma che mito che sei Federica! Sei la prima che sento che riesce a scrivere una poesia stirando! E che poesia!!!
    Complimenti!
    Devo dire che, tra i tanti lavori di casa, stirare è uno di quelli che preferisco.
    Masochista?
    Un abbraccione Maria

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    1. Maria, non sei la sola ..... conosco tante persone che amano stirare .... lo trovano rilassante ..... mah, sarà che ti tocca stare fermi nello stesso punto, ma io lo trovo alienante!
      Quanto alla poesia ..... beh, non è un'abitudine .... è successo una sola volta!

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