Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

22 novembre 2013

La mia vendemmia

04. copyrightQuando pensi alla vendemmia, pensi a soleggiate giornate di inizio autunno, a colori caldi che attraversano tutte le sfumature del giallo e del rosso, a mani che lavorano frenetiche, ad antichi rituali che si ripetono di anno in anno.

C'è allegria nell'aria, Bacco si prepara per festeggiare il suo momento, gli uomini recuperano i tini, le donne pigiano l'uva danzando. Ve lo ricordate Il profumo del mosto selvatico? Ecco, una cosa del genere.

La mia vendemmia non è stata certo così, anzi chiamarla in questo modo è pura eresia, ne convengo, anche solo per il fatto che la mia non è uva da vino (o si?), ma semplice uva da tavola di qualità sconosciuta.

E, sabato scorso, non c'erano neppure i colori accesi di settembre, quanto piuttosto quelli ormai smorti di un autunno che si sta trasformando in inverno, i gialli e i rossi già marroni, le foglie cadute e praticamente marce. Eppure - mi sono ritrovata a pensare - anche le aiuole di novembre hanno un certo fascino, osservandole con attenzione.

Pensare che fino a due anni fa la vite neppure esisteva! O, meglio, era talmente abbandonata a se stessa che nessuno si ricordava quasi della sua esistenza.

01. copyright

Alcune signore del paese, nell’estate 2012, si erano domandate stupite da dove saltasse fuori la nuova vite, visto che si era materializzata dal nulla ed era già così grande. Era bastato un semplice graticcio per farle tornare la voglia di vivere e farle rialzare la testa dopo molta umiliazione. Si era pure visto un grappolo, l'anno scorso, che neppure eravamo arrivati a raccogliere dato che gli uccellini ci avevano preceduti.

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Qualche mese fa il graticcio era stato sostituito con una struttura più solida e più alta e la vite gli si era avvinghiata addosso senza farselo ripetere due volte. I grappoli si erano moltiplicati.

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La curiosità di assaggiarli era tanta, ma non tale da ritornare nel giardino incantato al momento giusto. Così, la settimana scorsa, in quella che è stata l'ultima splendida giornata di sole prima dell'arrivo dell'inverno, me li sono ritrovata, un po' spelacchiati, forse poco invitanti, naturalmente un po' mangiucchiati dai soliti uccellini, ma ho voluto raccoglierli ugualmente.

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Un altra sorpresa dopo quella dei gerani.

Niente tini, niente allegria, niente piedi scalzi ché il terreno era fradicio, niente musica, nemmeno un Keanu Reeves a darmi una mano. Naturalmente niente vendemmia.

Però ho raccolto l'uva, la mia.

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