Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

16 novembre 2013

Gerani di novembre

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Ero convinta di trovare un disastro, di rivederli – dopo quasi un mese e mezzo d’assenza – come non li avevo lasciati, di scoprire che erano tutti morti stecchiti: seccati prima dalla mancanza di acqua, annegati poi dalle ultime copiose piogge, ma anche traumatizzati dall’arrivo del freddo.

E invece no, quella più sconvolta di tutti ero io, perché è ben vero che, a volte, la natura ti può sorprendere e, analizzando bene questo periodo dal punto di vista metereologico può essere che io mi sia preoccupata per nulla, ma è anche vero che siamo comunque in novembre e, di solito, a quest’ora, i gerani sono già belli rintanati nella loro casetta invernale. Soprattutto dalle nostre parti.

Certo non si può dire che fossero al meglio della loro forma, si capisce: l’estate ormai lontana, i fiori già rinsecchiti, l’impatto visivo abbastanza deprimente.

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Ma erano vivi, anzi vivissimi. C’era ancora tempo allora, non avrei detto, ormai ero rassegnata. La speranza di recuperarli per il prossimo anno si è quindi riaccesa. Lo so che rimane un’operazione disperata, che le possibilità sono abbastanza scarse, in serra me l’hanno detto chiaramente, ma io ci volevo provare comunque.

L’anno scorso l’esperimento non era riuscito, nonostante l’acquisto della piccola serra che, peraltro, era stata messa anche in un posto soleggiato. Ma il freddo da noi è intenso. E dove c’è la casa con le persiane verdi le temperature sono già quasi da montagna, anche se siamo solo a mezz’ora dalla città.

Gli esperti mi hanno detto che, sotto i 10°, i gerani non hanno molte possibilità di sopravvivenza e i parigini ne hanno ancora meno, essendo molto più delicati degli zonali. Può essere, io non sono così ferrata in materia, ma la mia vicina di casa ha ancora in bella mostra quelli dell’anno scorso che sono in tutto e per tutto uguali ai miei tranne per il fatto che sono rosa.

Ma poi io sono di coccio! Non vedo perché non possano essere recuperati. E non ho comprato una serra per nulla, anche se è di quelle a buon mercato.

Così mi sono messa al lavoro, felicemente!

Dopo aver svuotato le cassette dagli ettolitri di acqua superflua (direi che erano piuttosto annegati), mi sono messa al lavoro, ripulendo dalle foglie secche, eliminando i marciumi, potando drasticamente.

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Ci sono state gradite sorprese: un ciuffetto di prezzemolo che, dal piano di sotto, è migrato sulla terrazza (dopotutto i gerani non se la passavano così male, mi viene da pensare) …

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… nuove foglioline tenere tenere …

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… persino dei fiori, non paragonabili a quelli estivi, ma perfettamente sani!

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A differenza dell’anno scorso ho provato a tagliare i gerani adesso, pur sapendo che le potature normalmente avvengono attorno a febbraio/marzo, perché ho la sensazione che il precedente esperimento sia fallito anche per la troppa umidità all’interno della serra. Purtroppo, non abitando lì, mi era impossibile arieggiare la serra quotidianamente, come di solito suggeriscono di fare. Ecco il mucchio di rami e foglie eliminati:

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Dopo un paio d’ore di lavoro, le vaschette sono parecchie, i miei gerani erano pronti per essere riposti.

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La novità di quest’anno è stata quella di collocare la serra dentro l’avvolto, dove di solito la temperatura non scende mai troppo, ponendola vicino alla porta per concedere almeno un po’ di luce ai poveri fiori. Considerato che, nei tempi andati, gli avvolti servivano anche per conservare i cibi (quindi il gelo non riusciva a varcare mai i muri spessi) e che – questo mi ha detto mio suocero – i gerani vi erano spesso conservati senza il vaso appesi semplicemente come dei salami – mi sento fiduciosa nella riuscita dell’esperimento.

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E voi come conservate i vostri gerani?

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