Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

16 settembre 2013

In Patagonia - Bruce Chatwin

In Patagonia

Ho appena terminato, o meglio, ho appena abbandonato uno dei libri più noiosi che io abbia mai letto. Ma non doveva essere un capolavoro e, come si legge sulla quarta di copertina, il libro simbolo di tutti i viaggi?

L’ho cominciato per curiosità, perché ce l’avevo già in casa, perché è noto per essere un libro di culto (e ogni tanto bisogna anche cimentarsi in letture che forse non sono proprio nelle nostre corde, ma fanno parte della patrimonio culturale mondiale).

Non ho mai letto libri di viaggio e, quindi, non sono la persona più adatta ad esprimere giudizi in materia, ma – caspita – se sono tutti così, non penso che ne leggerò altri.

Il libro parte bene, non c’è dubbio, con l’immagine del pezzettino di pelle di brontosauro conservata come una reliquia nella credenza della nonna. E la cosa ti acchiappa subito, te lo vedi proprio il ragazzino sognante davanti al mobiletto chiuso. Ma la verità, dopo molti anni, salta fuori e il brontosauro non è più tale e si trasforma in un milodonte o bradipo gigante. E questa è la prima bufala.

Purtroppo non è la sola, perché speravo, durante la mia vacanza al mare, di viaggiare e vedere la Patagonia attraverso gli occhi di uno che ci è stato, che l’ha vissuta e che ci ha pure scritto un libro (famoso oltretutto) e, invece, mi sono annoiata a morte. A dirla tutta mi sono anche addormentata con il libro in mano alcune volte, figuratevi.

Mi sono domandata più volte, se sono io che non arrivo a comprendere la grandezza del Signor Chatwin oppure questo libro è stato leggermente sopravvalutato. Mi sono consolata, leggendo su Anobii, che non sono la sola a pensarla così.

Il libro mi è parso slegato, con continue interruzioni (tutti questi aneddoti storici, queste leggende, questi riferimenti al folklore, ai banditi, ai personaggi più strani erano davvero necessari?) che distolgono l’attenzione da quello che il viaggiatore vede, sente, odora. Ma me la vuoi mostrare questa Patagonia, sì o no? Dove diavolo è il pathos?

L’unico personaggio che mi è piaciuto, che mi ha emozionato … oddio, parola grossa …  è stata Miss Starling un’inglese piccolina, agile, con corti capelli bianchi, polsi sottili e uno sguardo estremamente deciso. Colei che, per fuggire ad una vita monotona, aveva cominciato ad interessarsi ai cespugli fioriti del vivaio inglese in cui lavorava. Le piaceva immaginarseli liberi e selvatici, sulle montagne o nelle foreste, e nella sua immaginazione viaggiava nei luoghi segnati sui cartellini. Alla morte della madre era riuscita finalmente a scappare e a viaggiare. Aveva visto i pascoli sudafricani avvampare di fiori; e i gigli e i corbezzoli dell’Oregon; le pinete della Columbia Britannica; e la straordinaria flora selvatica dell’Australia Occidentale …… i giardini di ciliegi e i giardini Zen di Kyoto e i colori autunnali a Hokkaido.  Arrivata in Patagonia, aveva realizzato uno dei suoi sogni (Ho sempre desiderato coltivare un giardino nella Terra del Fuoco) e aveva ancora molti progetti in testa, perché aveva deciso di visitare il Nepal per vedere le azalee. Non è davvero mai troppo tardi, per realizzare i propri sogni.

Sono arrivata, stringendo i denti, fino a pagina 214; ho tentato per ben due volte di continuare e arrivare al traguardo finale (che sono poi una quarantina di pagine?); ho letto qualche recensione, perché detesto abbandonare i libri e volevo trovare una chiave di lettura più giusta per apprezzare il capolavoro.

Ma poi perché? Questo Chatwin è veramente odioso. Ma avete idea di quanti pranzi ha scroccato a girovagare in Patagonia?

 

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6 commenti:

  1. hahahahahahah .... ma scusa, tu vai in vacanza al mare e che chazzecca la Patagonia!??
    Il fatto che un libro sia universalmente riconosciuto come un grande libro non vuol dire che debba necessariamente piacere...e meno male che è così!!!
    Un bacio <3 <3 <3

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    1. Ci azzecca semplicemente, perché ero a corto di libri e ho preso quello che ho trovato a casa.
      In genere non scelgo mai un libro, perché è universalmente riconosciuto, anzi di solito questo mi blocca abbastanza.
      Scelgo un libro a pelle, per il titolo e per la copertina.

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  2. Potremmo imparare da lui, viaggiamo gratis a sbafo! ahahaha

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    1. Infatti, Rosy, uno scroccone con i fiocchi questo Chatwin!

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  3. Non ho letto questo libro, ma un altro suo libro ambientato in Australia, "Le vie dei canti", è uno dei più bei libri che io abbia mai letto. Prova...

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    1. Grazie, Ivano, per il suggerimento. Metto in lista!

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