Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

13 agosto 2013

Un lampadario … marino

11.copyrightC’era una volta una carinissima giostrina da neonato che il Pripi aveva ricevuto in dono, poco dopo la sua nascita, da una mia carissima amica. La giostrina non era di quelle meccaniche piene di luci e di colori e di suoni che dopo un po’ cominciavi ad odiare, perché li avevi sentiti a ripetizione decine e decine di volte. No, nulla di tutto questo: era molto semplice, era morbida, era leggera, tanto che bastava un soffio d’aria nella camera per farla muovere. Era tutto pesci e stelle marine, sui toni dell’azzurro e dell’arancione.

Ogni tanto si staccava qualche animaletto (a causa delle manate non proprio delicate del pargolo) che poi io ricucivo pazientemente. Devo aver anche sostituito i fili una volta o due, per renderla più resistente, con risultati scarsi però.

La giostrina non venne mai messa sopra la culla o sopra il lettino, ma venne collocata subito sopra il letto già presente nella stanza, quello che veniva usato, a quel tempo, come luogo di gioco, di pisolini brevi, di coccole, quello che è poi diventato il letto definitivo del Pripi. Per questo motivo la giostrina rimase appesa a lungo, credo tre anni almeno.

Poi, ad un certo punto, il Pripi decise che pesci e stelle marine erano assolutamente indispensabili per un gioco che doveva fare e mi chiese di tagliarli via. Lo feci a malincuore, ma lo feci. In questo modo gli animaletti di stoffa ebbero una nuova vita, vivendo nuove avventure con gli altri pelouches, subendo varie torture, viaggiando in camper, arrivando in fine nella casa dalle persiane verdi.

La parte superiore della giostrina, quella cui erano attaccati i piccoli amici, invece, fu riposta nell’armadio, perché … beh, poteva servire … avevo intravvisto la possibilità di farne una qualche ghirlanda natalizia, anche se non avevo mai approfondito il discorso.

Intanto la casa delle vacanze era stata acquistata e aveva cominciato a prendere forma. Anche la cameretta del Pripi  cominciava a delinearsi nella nostra testa: doveva essere completamente diversa da quella della casa di città come stile e come colori e ne venne fuori l’idea di fare una - cito - camera marina, una camera con i colori del mare insomma.

Un po’ alla volta cominciammo a lavorarci, ma il lampadario non voleva saltare fuori, non trovavo nulla di adatto, cioè nulla che mi piacesse davvero.

La riorganizzazione dell’armadio fece riemergere oggetti nuovi, nuovi nel senso che erano stati talmente sepolti dal resto da essere dimenticati completamente. Fra questi oggetti anche la struttura della giostrina. E non so come, mi venne l’idea.

La struttura morbida che avevo conservato è quella che vedete qui sotto:

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Purtroppo non ho una fotografia che mostri la giostrina per intero nella sua versione originale, ma vi posso mostrare almeno le decorazioni che vi erano appese. Queste:

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La prima cosa da fare era verificare che ci fosse la possibilità di far passare il filo elettrico nell’asola superiore, quella di sostegno. Non era certo complicato, ma è stato subito evidente che il filo doveva essere ancorato in qualche modo alla struttura stessa per evitare di vederla scivolare giù. Sì, si poteva fare.

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Risolto il problema pratico, usando un normale filo da cucito, si poteva passare alla decorazione, la parte più divertente.

Ho messo da parte gli animaletti arancioni e ho recuperato tutti quelli azzurri e blu che ho attaccato saldamente (di certo manate lassù non ne potevano arrivare, ma non si sa mai!) a dei nastrini di raso azzurro. Non ho usato la macchina da cucire, ma li ho attaccati a mano con un sottopunto invisibile, infilando il nastrino all’interno di pesci e stelline, scucendo – quindi – un lato degli stessi.

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Li ho poi uniti alla struttura morbida, cercando di mantenere la stessa distanza fra l’uno e l’altro, ma cercando anche di coprire i segni dei fili originali e alcuni buchini nella stoffa.

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Ecco, qui sotto, come si presentava il quasi-lampadario a questo punto. Noterete la mancanza del filo elettrico, tolto perché mi impediva di lavorare liberamente. Un po’ scocciante doverlo riattaccare un’altra volta, visto che l’avevo già ben fissato, ma tornare indietro a volte evita inutili complicazioni.

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I buchini di cui ho parlato prima erano posizionati giusto giusto nella parte inferiore, quella meglio visibile da sotto e non c’era modo di ripararli, perché un eventuale rammendo non avrebbe fatto altro che accentuare la loro presenza. Che fare? Ho avuto un attimo di esitazione, sono sincera, ma poi ho deciso di coprirli, acquistando delle decorazioni adeguate.

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Nella merceria del paesino vicino non è che ci fosse chissà che cosa, in città la scelta sarebbe stata molto più ampia, ma io di scendere giù proprio non avevo voglia e volevo vedere appeso il lampadario il prima possibile. Mi sono accontentata, ecco. Ho comprato stelle di mare azzurre e bottoncini a forma di cuore della stessa tinta.

Le stelline erano di quelle da attaccare con il ferro (anche se poi ho fatto comunque un sottopunto invisibile) e io, molto furbamente, il ferro l’ho usato … a sproposito. Ho pensato bene di sfiorare con la piastra bollente uno dei nastrini di raso che si è praticamente sciolto sotto i miei occhi (passaggio non documentato, perché oltre al ferro bollivo anch’io, non so se mi spiego …). Ho dovuto quindi staccare il nastrino nerastro, recuperarne un altro (giusto giusto l’ultimo pezzettino, ché sennò mi toccava tornare in merceria) e ricominciare il lavoro di attaccatura.

Questi contrattempi mi portano ogni volta inevitabilmente alla medesima domanda: perché mi infogno sempre in questi lavori?

Ristabilito il controllo sui nervi, ho deciso di rimandare il lavoro al giorno seguente. Era ormai ora di cena e dovevo pensare bene come procedere. In questi lavori inventati non sempre le idee sono chiare, si procede improvvisando, si sbaglia e si ricomincia, si abbandona e si riparte … anche da zero alcune volte.

Inserito di nuovo il filo elettrico, il problema da risolvere diventava quello di nascondere la lampadina: nasconderla ma non oscurarla troppo. Inoltre dovevo prevedere anche la possibilità di smontare il lampadario per un eventuale lavaggio. Ogni tanto si dovrà anche fare, no?

Ho risolto così, con del tulle azzurro (circa 1 metro), fissato nella parte superiore da un nastrino dello stesso colore.

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Passando sotto il lampadario finalmente appeso, si vedono stelle marine e pesciolini che nuotano … in una nuvola.

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Il risultato, tutto sommato, mi piace. Non vincerò alcun premio per il miglior designer dell’anno, questo è ovvio, ma ho creato quello che mi serviva con niente. Ed il Pripi è stato felicissimo!

Rimangono ancora, nell’armadio, alcuni pesciolini arancioni e altrettante stelline dello stesso colore … qualcosa già bolle in pentola?

 

Con questo post partecipo all’ECO CRAFT TOUR marzo 2013 – riciclo vecchi giocattoli

E anche a questa bella raccolta di Daniela.

decoriciclo

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