Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

10 agosto 2013

Si mangia!

Ci eravamo appostati abbastanza vicino per vederle, ma a sufficiente distanza per non disturbarle.

Il cinguettio era fortissimo, l'agitazione al massimo, non stavano ferme un secondo. Erano impazienti, bramose, ansiose. Attendevano la loro mamma, agognando il cibo. Urlavano la loro fame e si urtavano in continuazione le une con le altre, cercando di mettersi comode, in posizione più favorevole, in modo da non restare indietro, per non perdersi il gustoso boccone.

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La mamma era vicinissima, il suo garrito risuonava nell’aria, la si vedeva passare oltre il portico, voli ampi tutto intorno alla piazzetta. Stava cacciando e con lei altre mamme, ché doveva essere l'ora di pranzo davvero a giudicare dal rumore, dall’andirivieni, dalla frenesia.

Anche il Pripi aspettava con impazienza, lui che le rondini non le aveva mai viste, non certo così da vicino. Quando arriva, quando arriva? Arriva arriva, tranquillo, aspettiamo ancora un po'.

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Ed eccola, finalmente, che alla velocità della luce, una specie di fulmine nero, si infilava sotto il portico, faceva un giro completo, un cerchio praticamente perfetto, per trovarsi giusta giusta sopra il nido. Una manovra errata e si sarebbe schiantata sulle pareti dell’avvolto tanto lo spazio era angusto. Ma pareva sicura di se stessa, come se avesse impresso nella sua piccola mente il tragitto esatto, la rotta da seguire. La sua precisione ti lasciava a bocca aperta.

Vengono sempre a quest'ora, aveva detto la signora, adesso e nel pomeriggio; il nido è qui da tantissimo tempo e loro ritornano sempre due volte all’anno, puntuali.

L’abbiamo vista entrare una volta, senza rendercene nemmeno conto, senza nemmeno riuscire a puntare l'obiettivo, troppo veloce. Poi un’altra e un’altra ancora, una saetta. Niente da fare.

Non restava che rimanere in postazione pazienti, fermi immobili, per tutto il tempo che passava tra una beccata e l’altra, minuti che parevano interminabili, ma in verità erano davvero pochi.

E il pensiero andava al nido di rondini della casa del nonno, così alto sotto il tetto, così inavvicinabile, così impossibile da raggiungere. Però era lì da sempre, parte integrante di quella vecchia casa.

Da allora di rondini ne ho viste poche, in città sono quasi del tutto sparite. Dovevo proprio arrivare qui, nel mio paesino, in quella piazzetta nascosta, per rivivere quell’emozione.

Mamma, mamma, sta arrivando … l’hai presa? Sì, l’ho presa.

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