Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

28 luglio 2013

Al lavoro!

004. lavori in corso copyrightIl giorno in cui ho riaperto l'armadio, qualche mese fa, non era probabilmente il più adatto per un'occasione così solenne: la notte era stata quasi insonne e non ero certo al massimo della forma.

Ma io, tenendo fede ai buoni propositi del giorno precedente, volevo proprio riaprirlo. Pregustavo da troppo tempo quel momento e non avevo certo intenzione di lasciarmi scoraggiare.

Così ho preso un piccolo sgabello triangolare, che non si capisce bene come possa ancora rimanere intero, e mi ci sono seduta sopra, posizionandolo giusto giusto davanti alle ante aperte.

E' stato subito evidente che la riorganizzazione effettuata non aveva cancellato la mole di arretrati accumulati in anni ed anni di incuria. C'era di tutto: si poteva riparare, rinnovare oppure creare ex novo, il materiale di certo non mancava.

Il poco tempo a disposizione, circa due orette prima di riprendere il pupo alla scuola materna, e la scarsa lucidità mi hanno indirizzato subito ad un lavoro soft. La necessità, più mentale che altro, di vedere un risultato concreto in tempi brevi, sconsigliava decisamente sfide impossibili. Mi serviva lo stimolo per passare rapidamente a qualcosa d'altro. Si sa come funziona, no? Più crei e più ti viene voglia di creare. Come mangiare le ciliegie o giù di lì.

Poco tempo prima ero andata al mercato con l'intenzione di cercare una stoffa gialla - rigorosamente, vista la collocazione - per realizzare una tenda per la mia lavanderia, quella dell'armadio per capirci. Non per la finestra, però; quella c'era già. Doveva servire per nascondere la serie di scaffali che fanno ponte fra armadio e muro. Mensole lunghe e profonde dove si erano rifugiate le mercanzie sfrattate in occasione del trasloco delle mie cose. Se ne stavano ben ordinate, certo, non è che si potessero lamentare, ma dentro l'armadio era tutta un'altra cosa. La nuova sistemazione, infatti, aveva fatto emergere con una certa insistenza il fastidio per tutti questi oggetti esposti come in vetrina.

Viste le misure dello spazio da coprire era sembrato subito chiaro che la spesa non sarebbe stata proprio limitata e, sinceramente, vabbè la lavanderia dal volto nuovo, ma non era parso proprio il caso. L'opzione mercato mi era sembrata subito la migliore.

Ovviamente in queste situazioni se cerchi una cosa, non la trovi mai, se non ti sfiora neppure l'idea, invece, trovi tutto. Ricordo, infatti, di aver vagato inutilmente fra le bancarelle in un orario in cui, fra il resto, la gente era così tanta e così agguerrita che si sarebbe uccisa pur di non perdere l'affare del giorno: solo piccoli scampoli tristi e poco utilizzabili, colori improponibili, misure da tovagliolo.

Me ne stavo ormai tornando a casa, la coda fra le gambe, quando l'occhio mi era caduto su una bancarella di biancheria per la casa e che ci avevo visto? Lenzuola di purissimo cotone, colorate, allegre, vivaci. Mi ero fiondata diretta sui matrimoniali, spiegando al venditore la mia idea, convinta che il proposito di acquistare un suo lenzuolo per tagliarlo fosse una cretinata incomprensibile al poveretto, un affronto personale. E invece no! Lui aveva trovato la cosa perfettamente normale, anche sensata volendo.

Avevo esagerato: non mi ero accontentata del lenzuolo sotto, che sarebbe stato probabilmente più che sufficiente, mi ero portata a casa quello sopra. Perché, con un po' di fortuna, me ne sarebbe avanzato pure un pezzo (che fa sempre comodo).

Ecco, il primo lavoro che vi racconterò sarà proprio questo.

Domani però.

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